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News Voucher, arriva il lavoro a chiamata semplificato

News Pubblicato il 11 aprile 2017

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Job on call al posto dei voucher per le imprese: lavoro intermittente gestibile attraverso una piattaforma Inps.

Il vuoto normativo lasciato dall’abolizione dei voucher, che in queste settimane sta mettendo in seria crisi le imprese, sarà presto sostituito da una nuova forma contrattuale. In base a quanto recentemente reso noto dal Governo, difatti, è allo studio un nuovo tipo di contratto a chiamata, che sarà notevolmente semplificato, rispetto a quello attualmente esistente.

In particolare, il rapporto di lavoro potrà essere gestito tramite un’apposita piattaforma interna al sito dell’Inps, proprio come i voucher. Previste modalità di assunzione ancora più semplici, poi, per le famiglie e gli enti no profit, che potranno avvalersi di uno strumento molto simile ai vecchi buoni lavoro.

Importanti semplificazioni in vista, dunque, che però non andranno, come in passato, di pari passo con gli abusi: assieme alle procedure relative alla chiamata dei lavoratori, difatti, sono previste anche nuove tutele, specie dal punto di vista previdenziale, per fare in modo che i periodi lavorati non vadano sprecati ai fini della pensione. Previste anche maggiori tutele in materia di malattia, maternità e disoccupazione, anche se non vi sarà un’equiparazione completa di trattamento con i dipendenti assunti in via continuativa.

Per capire meglio quale sarà la portata dei nuovi interventi, vediamo brevemente come funziona, attualmente, il lavoro a chiamata, qual è la procedura valida e quali tutele fornisce.

Lavoro a chiamata: l’attuale job on call

Il contratto di lavoro a chiamata, detto anche lavoro intermittente o job on call, è il contratto con cui un lavoratore si rende disponibile a svolgere una determinata prestazione su chiamata del datore di lavoro [1].

Il dipendente, a seconda della tipologia contrattuale di job on call, può avere o meno l’obbligo di rispondere alla chiamata del datore di lavoro: in caso positivo, ha diritto a un’indennità per i periodi di disponibilità obbligatoria.

In base a quanto reso noto, col nuovo lavoro a chiamata semplificato non sarà previsto il periodo “a disposizione”, ma si procederà direttamente alla chiamata del lavoratore.

Ad ogni modo, diversamente dal part-time, nel lavoro intermittente il lavoratore è titolare dei diritti normalmente riconosciuti ai dipendenti solamente nei periodi di effettivo impiego, mentre non è tutelato nei periodi in cui rimane a disposizione del datore di lavoro.

Nuovo lavoro a chiamata: sarà limitato ad alcune attività?

Il lavoro a chiamata è attualmente ammesso per lo svolgimento di prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, secondo le esigenze individuate:

  • dai contratti collettivi (nazionali, territoriali o aziendali);
  • da appositi decreti ministeriali;
  • dalla normativa sull’orario di lavoro, che definisce determinate attività come discontinue (attività dei commessi di negozio, dei receptionist degli alberghi, degli addetti alle pompe di carburante, etc).

Non si sa ancora se le attuali limitazioni varranno anche per il nuovo lavoro a chiamata semplificato.

Nuovo lavoro a chiamata: limiti di tempo e di età

Il contratto di lavoro intermittente, ad oggi, è ammesso, per ciascun lavoratore con il medesimo datore di lavoro, per un massimo di 400 giornate effettive nell’arco di 3 anni.

Fanno eccezione i settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo.

Se il numero di giornate viene superato il contratto a chiamata si trasforma in un rapporto di lavoro a tempo pieno e indeterminato.

Inoltre, il contratto intermittente può essere stipulato solo da lavoratori:

  • con almeno 55 anni di età, anche pensionati;
  • che non abbiano ancora compiuto 24 anni; in questo caso le prestazioni contrattuali devono essere svolte entro i 25 anni.

In base alle ultime notizie fornite dal Governo, il nuovo lavoro a chiamata non dovrebbe più contenere alcuna limitazione relativa all’età dei lavoratori: resteranno, forse, ma con diversi “paletti”, i limiti relativi alle giornate di lavoro.

Nuovo lavoro a chiamata: comunicazione di inizio della prestazione lavorativa

L’attuale procedura per assumere il lavoratore a chiamata è piuttosto articolata; non basta, difatti, l’assunzione del lavoratore comunicata nelle forme ordinarie ai servizi per l’impiego della propria Regione, tramite modello Unilav: prima dell’inizio della prestazione lavorativa o di un ciclo integrato di prestazioni di durata non superiore a 30 giorni, difatti, il datore di lavoro è tenuto a inviare un’ulteriore all’Ispettorato territoriale del lavoro (Itl) competente per territorio.

La comunicazione, similmente a quanto previsto in precedenza per i voucher, può essere effettuata anche nello stesso giorno di inizio della prestazione, purché prima dell’effettivo impiego del lavoratore, utilizzando il modello di comunicazione “Uni-intermittente“.

La comunicazione deve contenere:

  • i dati identificativi del lavoratore;
  • i dati identificativi del datore di lavoro;
  • la data di inizio e fine della prestazione lavorativa cui la chiamata si riferisce.

Il modello deve essere trasmesso secondo una delle seguenti modalità:

  • attraverso il servizio telematico sul portale ClicLavoro;
  • via e-mail all’indirizzo di Pec appositamente creato (intermittenti@pec.lavoro.gov.it);
  • con un Sms (numero 339.9942256) contenente almeno il codice fiscale del lavoratore, esclusivamente in caso di prestazione da rendersi non oltre le 12 ore dalla comunicazione;
  • tramite App. Lavoro Intermittente (per smartphone o tablet);
  • tramite fax al competente ITL, per malfunzionamento dei sistemi.

Con tutta probabilità, il nuovo lavoro a chiamata baserà la comunicazione di avvio della prestazione sul solo modello Uni-intermittente e prevedrà ulteriori semplificazioni.

Nuovo lavoro a chiamata: tutele

Ad oggi, il lavoratore intermittente ha il diritto di ricevere, per i periodi lavorati, lo stesso trattamento economico e normativo del lavoratore di pari livello, a parità di mansioni svolte.

Il trattamento economico e normativo è riproporzionato in ragione della prestazione lavorativa effettivamente eseguita, sia per quanto riguarda la retribuzione globale, sia per quanto concerne le ferie, la malattia, l’infortunio e il congedo di maternità e parentale.

Il nuovo lavoro a chiamata, probabilmente, confermerà questo trattamento, ad esclusione della maggiorazione oraria relativa a tfr, mensilità aggiuntive e ferie.


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