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Chi paga il lavoratore distaccato?

21 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 aprile 2017



Nel distacco, il lavoratore resta alle dipendenze del proprio datore di lavoro, ma esegue la sua attività presso un altro datore che deve, quindi, pagargli lo stipendio.

Nelle aziende, è molto frequente il cosiddetto distacco del lavoratore: in sostanza, per precise esigenze produttive, il datore di lavoro mette i suoi dipendenti (uno o più di uno) a disposizione di un’altra azienda per lo svolgimento di determinate attività. Alcuni, a questo punto si chiederanno: ma, se un dipendete lavora per una ditta e poi questa ditta lo fa lavorare per un’altra azienda, chi paga il lavoratore distaccato? La ditta da cui dipende o quella presso cui viene fatto lavorare? A chiarire la questione è una sentenza del Tribunale di Catania [1]: bisogna partire dal presupposto che il distacco (chiamato anche comando) non modifica il datore di lavoro ma determina solo una modifica temporanea della prestazione lavorativa, che viene resa in favore di un’azienda diversa da quella di appartenenza, finché ce ne sia l’esigenza. In pratica, il lavoratore resta alle dipendenze del proprio datore di lavoro originale, ma esegue la sua attività presso un altro datore di lavoro seguendone le direttive. Per questo motivo, è quest’ultimo a dover provvedere a pagare lo stipendio del lavoratore distaccato.

La vicenda

Un dipendente comunale affermava di essere stato distaccato temporaneamente presso il Comune di un’altra città. Chiedeva, quindi, che quest’ultimo gli pagasse lo stipendio per il periodo in cui vi aveva lavorato.

Distacco del lavoratore: cos’è?

Come spiegato nell’articolo Distacco del lavoratore: quando si utilizza?, si parla di distacco (detto anche comando) in presenza di precise esigenze produttive del datore di lavoro (cosiddetto distaccante): per soddisfarle, egli può porre temporaneamente uno o più lavoratori (cosiddetti distaccati) a disposizione di un altro soggetto (cosiddetto distaccatario) per l’esecuzione di una determinata attività lavorativa; ad esempio, immaginiamo di avere un’azienda di trasporti che si trova in una località di montagna. Questa azienda decide di mettersi un società con un’altra azienda di trasporti in una località di mare. Arrivato il periodo estivo, per mantenere un buon rendimento della società, l’azienda di montagna decide di distaccare alcuni dei suoi autisti l’altra azienda di autobus che si trova al mare per i mesi estivi in cui il turismo aumenta.

Perché il distacco avvenga in modo legittimo occorrono alcuni elementi fondamentali:

  • deve sussistere un interesse produttivo temporaneo del datore di lavoro/ distaccante e tale interesse deve permanere per tutto il periodo di durata del distacco: tornando all’esempio, è chiaro che in estate a rendere di più sarà l’azienda che si trova al mare e che il distacco serve proprio per mantenere alti i profitti anche dell’azienda di montagna in società con la prima;
  • il distacco deve determinare una semplice modifica delle modalità di esecuzione della prestazione lavorativa,
  • il distacco deve essere un atto organizzativo dell’impresa che lo dispone. Essa, quindi, deve conservare tutti i poteri direttivi. Per intenderci, a fondamento del distacco di un dipendente presso una società terza vi possono essere ragioni di controllo dell’attività del fornitore o di altro soggetto, collaborazione per la migliore riuscita del prodotto, addestramento delle maestranze dopo la fornitura di un macchinario o impianto complesso. Riprendiamo il nostro esempio delle due aziende di autobus: immaginiamo che quella al mare sia stata aperta da poco. L’azienda di montagna potrebbe usare il distacco non solo per le ragioni che abbiamo detto (far restare alto il livello dei guadagni) ma anche per controllare come l’azienda con cui si è messa in società lavora, per far sì che i suoi autisti, impiegati da anni, insegnino le tratte a quelli neoassunti dell’azienda marina, per capire se gli autobus di quest’ultima funzionano bene e come vengono usati. Si deve trattare, in sostanza, di un interesse di tipo “produttivo”, legato alle esigenze dell’impresa. A tal proposito, però, il datore di lavoro distaccante ha due limiti:
  1. se il lavoratore, durante il periodo del distacco, deve svolgere mansioni diverse, anche se equivalenti, rispetto a quelle per cui è stato assunto, occorre il suo consenso: ad esempio, se uno dei suoi dipendenti ha la patente degli autobus ma lavora nell’officina dell’azienda e, quando viene distaccato, dovrà, per tutta l’estate, mettersi alla guida dei mezzi, il dipendente in questione deve essere d’accordo a questo temporaneo cambio di mansioni;
  2. se la sede di lavoro presso cui il lavoratore viene distaccato dista più di 50 kilometri rispetto a quella originaria il distacco può avvenire solo per comprovate ragioni tecniche, produttive, organizzative o sostitutive.

Distacco del lavoratore: chi lo paga?

Come, quindi, si è detto, il distacco vede protagonisti tre soggetti (riprendiamo sempre il nostro esempio):

  1. il datore di lavoro distaccante (l’azienda di autobus in montagna),
  2. il lavoratore distaccato (l’autista),
  3. un altro soggetto a disposizione del quale il lavoratore distaccato viene posto (l’azienda di autobus al mare).

In presenza di una situazione di questo genere chi paga lo stipendio? Chi versa i contributi? Abbiamo detto che il lavoratore resta alle dipendenze del proprio datore di lavoro originale, ma esegue la sua attività presso un altro datore di lavoro seguendone le direttive. Ecco perché è quest’ultimo a dover provvedere alla retribuzione del lavoratore distaccato, preoccupandosi si rispettare anche gli obblighi di sicurezza sul posto di lavoro (dato che il lavoratore svolge presso di lui l’attività lavorativa): nel nostro caso, quindi, l’autista sarà pagato dell’azienda al mare. Il distaccante, invece, deve continuare a provvedere:

  • al versamento dei contributi che vanno calcolati tenendo presente l’inquadramento presso di lui del dipendente;
  • all’assicurazione obbligatoria contro gli infortuni e le malattie professionali presso l’Inail.

note

[1] Trib. Catania sent. n. 1113 del 15.03.2017.

Fonte della sentenza: lesentenze.it

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