Donna e famiglia Bambino nato con lievi malformazioni, la madre va informata?

Donna e famiglia Pubblicato il 12 aprile 2017

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Non è concesso l’aborto per lievi malformazioni, ma solo per gli handicap rilevanti: nessun risarcimento per la mancata diagnosi della mancanza di una mano.

Non ha diritto al risarcimento per non essere stata informata in anticipo ed eventualmente optare per l’aborto la madre del bambino nato con piccole malformazioni come la mancanza di una mano. Questo perché, una volta superati i 90 giorni concessi dalla legge [1] per l’aborto spontaneo, l’interruzione di gravidanza è ammessa solo se la patologia del neonato è tale da mettere in serio pericolo la salute fisica e psichica della madre. A dirlo è una sentenza della Cassazione pubblicata ieri [2].

Il principio giurisprudenziale, già espresso da altre sentenze, è quindi il seguente: il medico e la struttura sanitaria non sono tenuti a pagare il risarcimento ai genitori anche se in sede di ecografia morfologica il sanitario non si accorge che il nascituro ha una minorazione non particolarmente rilevante come, appunto, il fatto di essere completamente privo di una mano.

La nostra legge non ammette l’aborto «eugenetico», vale a dire quello basato sul perfetto stato di salute del nascituro e sulla sua “conformità” alle aspettative di madre e padre. Non esiste alcun diritto «a non nascere se non sani», non previsto dall’ordinamento. Lo Stato tutela la vita umana dal suo inizio e l’interruzione di gravidanza – recita la legge – non è mezzo di controllo delle nascite. Pertanto, se anche prontamente informati dai medici della disabilità minima di cui è affetto il feto, i genitori non hanno altra scelta che attendere la nascita.

L’aborto entro i primi 90 giorni è ammesso dalla legge solo in caso di pericolo per la salute, anche psicologica, della madre. Superati però i 90 giorni di gestazione, il pericolo per la vita della donna deve essere «grave» e le malformazioni «rilevanti». Ecco perché – argomenta la Suprema Corte – l’omessa diagnosi della ridotta malformazione non è di per sé causa di danno concreto. Non giova neanche, a mamma e papà, sostenere che, se fossero stati avvertiti con qualche mese di anticipo, si sarebbero “preparati psicologicamente” alla nascita di un bambino disabile.

L’ordinamento nega l’accesso all’aborto se non quando è fortemente a rischio la madre. E a pregiudicare in modo grave la salute della donna sono solo le anomalie e le malformazioni «rilevanti». Nel caso di specie, secondo i giudici supremi, la mancanza della mano sinistra non può considerarsi anomalia «rilevante» per la legge. L’handicap non è tale da poter incidere sulla vita e sulla salute della ricorrente.

Secondo il perito nominato dal tribunale, in una scala da 1 a 4 di gravità (lieve, rilevante, grave e molto grave) il danno per la mancanza di una mano può essere considerato «rilevante», ossia una gravità pari a 2 soltanto.

note

[1] L. n. 194/1978.

[2] Cass. sent. n. 9251/2017 dell’11.04.2017.

Autore immagine: Pixabay.com


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