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Lo sai che? Quando e come impugnare un testamento

Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

Dai difetti di forma e di sostanza, all’incapacità del testatore di intendere e volere: le ragioni per contestare il testamento davanti al giudice e farlo annullare.

Le cause di impugnazione di testamento sono, di solito, tra le più lunghe e complesse perché implicano l’applicazione di diversi istituti giuridici e perché, molto spesso, richiedono l’audizione di numerosi testimoni e l’ausilio di esperti tecnici (si pensi al perito calligrafico o al medico legale che accerti se una determinata patologia, certificata dalle cartelle cliniche, sia stata in grado di inficiare la capacità di intendere e volere del testatore).

Peraltro, quando la controparte è un familiare l’atteggiamento delle parti è difficilmente conciliabile. Benché nelle cause in materia di successione la legge preveda l’obbligo di mediazione preventiva, il tentativo di trovare un accordo tra parenti naufraga nella gran parte dei casi.

Inizia così il lungo giudizio di impugnazione del testamento con l’analisi delle varie eccezioni: da quelle sui vizi di volontà a quelle sulla lesione della cosiddetta legittima; dalle asserite violazioni delle norme sui criteri formali a quelli sui criteri sostanziali imposti dalla legge nella redazione delle ultime volontà. Ad esempio, è nullo il testamento scritto al computer così come lo è quello redatto da un’altra persona e poi fatto firmare all’anziano benché questo sia infermo e con la mano instabile. È annullabile il testamento redatto in uno stato di incapacità mentale (si pensi ai numerosi casi di demenza senile) benché non sfociati in una ufficiale sentenza di interdizione, così come lo sono le ultime volontà che ledono la quota minima di eredità spettante a un familiare stretto. Insomma, sono numerose le ragioni per impugnare un testamento. Cercheremo di indicare le principali nel presente articolo dedicato appunto a quando e come impugnare un testamento.

Entro quanto tempo impugnare un testamento?

Prima di vedere quando impugnare un testamento vediamo quali sono i termini da rispettare per fare causa: termini che variano a seconda del tipo di vizio che si intende sollevare. In particolare:

  • per contestare la lesione di legittima: 10 anni dall’apertura della successione;
  • per contestare un testamento falso: 5 anni dall’apertura della successione;
  • per contestare il testamento per incapacità: 5 anni dal momento in cui sono state eseguite le disposizioni testamentarie.

Quando impugnare un testamento

Il testamento può essere sempre revocato o modificato dal suo autore. Pertanto non può essere impugnato se non con la morte del testatore, poiché è da questo momento che diventa irrevocabile. Prima del decesso, gli eredi, pur essendo a conoscenza di eventuali cause di invalidità del testamento, non possono contestarlo e non hanno possibilità di difendersi anticipatamente.

Il testamento è impugnabile per una serie di vizi che ne determinano la sua inefficacia totale o parziale e dunque la conseguente regolazione della successione tramite le norme di legge [1]. Di solito si distingue i casi in cui è possibile impugnare un testamento nel seguente modo:

  • difetti di capacità del testatore: quando il testatore sia stato affetto da una grave malattia che ne abbia limitato la capacità di intendere o volere;
  • vizio di forma del testamento: ad esempio, il testamento non scritto o scritto di pugno da un’altra persona o con un mezzo meccanico; testamento privo di data o di firma;
  • vizi di sostanza: ad esempio quando il testamento viola le quote di legittima o è il frutto della coartazione o del dolo altrui.

Ma procediamo con ordine e vediamo singolarmente tutti i motivi per impugnare un testamento. Con una importante precisazione: per tutte le cause in materia ereditaria, prima di notificare la citazione in tribunale, è obbligatorio tentare la conciliazione davanti a uno degli organismi di mediazione del luogo ove si trova il tribunale competente. A recarvisi devono essere entrambe le parti, assistite dai rispettivi avvocati. Se l’attore non si presenta la causa è improcedibile. Se non si presenta il convenuto questi può poi essere condannato alle spese processuali, anche se vince il giudizio.

Come impugnare un testamento per incapacità del testatore

Solo chi è capace di comprendere il significato delle proprie azioni può fare testamento. La cosiddetta incapacità di intendere e volere rende annullabile il testamento. Ma chi sono gli incapaci che non possono fare testamento? Si tratta di:

  • minori di 18 anni;
  • interdetti per infermità di mente, ossia coloro che hanno subìto una sentenza con dichiarazione di interdizione pronunciata dal tribunale;
  • tutti coloro che, sebbene non interdetti, si sono trovati, anche provvisoriamente (purché al momento della redazione del testamento), incapaci di intendere e di volere [2]. Si pensi a un caso di un paziente sottoposto a una particolare cura con farmaci che alterino la percezione della realtà, al malato di Alzheimer, ecc.

È dunque possibile contestare un testamento redatto da persona che, nel momento in cui lo ha scritto, era incapace di intendere e volere. Non c’è bisogno che quest’ultima fosse stata interdetta o inabilitata dal tribunale; è sufficiente anche una momentanea situazione di incapacità come in caso di ubriacatura, effetto di farmaci o droghe, una patologia mentale poi venuta meno, ecc.

La causa per impugnare un testamento per incapacità va avviata entro 5 anni dall’apertura della successione. Chi agisce deve anche dimostrare l’incapacità di intendere e di volere del testatore. Potrà valersi di una perizia di parte, di testimoni o chiedere al giudice che nomini un consulente tecnico d’ufficio: ma poiché quest’ultimo non ha funzioni esplorative, è necessario sempre dare sempre un principio di prova al giudice per avviare tale indagine.

Non perché il testamento è pubblico, ossia redatto davanti al notaio, non è impugnabile per incapacità. Il notaio non è un medico e, quindi, non è tenuto a verificare che il proprio cliente sia nella piena capacità di intendere e volere.

Come impugnare il testamento per vizi di forma

Il testamento deve essere scritto. Non è valido un testamento confidato verbalmente a un amico o a un parente, neanche in punto di morte.

Oltre ad essere scritto, il testamento deve essere firmato e datato. Firma e data devono essere apposti alla fine del documento. La data sul testamento deve indicare giorno, mese e anno.

Il testamento redatto in forma di lettera è valido. Ma non è valido se si tratta di email. Non è neanche valido se fatto con posta elettronica certificata (Pec), dovendo essere redatto necessariamente a penna. Neanche la firma digitale lo salva dalla nullità.

Allo stesso modo non è valido un testamento scritto da altre persone e poi firmato dal testatore, anche se questi ha la mano tremula e incapace di tenere la penna; in questi casi non c’è altra soluzione se non quella di valersi del notaio. E se il testatore non è in grado di recarsi allo studio di quest’ultimo, sarà lui a fare la visita a domicilio.

L’autore del testamento può essere solo una sola persona: è quindi nullo il “doppio testamento”, quello ad esempio redatto dai due coniugi nello stesso documento; o il testamento “reciproco”, quello cioè ognuno nomini erede l’altro.

Nel testamento olografo la scrittura deve essere quella del testatore dall’inizio alla fine del documento, anche se poco chiara, tremula o piena di errori di ortografia. Il testatore non può farsi sostenere o aiutare da altri. Eventuali falsità sono punite con la nullità del testamento.

Chi intende impugnare un testamento perché lo ritiene falso, ossia scritto da soggetto diverso del defunto oppure successivamente alterato da altra persona, deve agire entro 5 anni dall’apertura della successione. L’onere della prova è a suo carico: in particolare deve dimostrare la difformità della grafia del testamento con quella dell’effettivo testatore. Spetta, quindi, a chi contesta l’autenticità del testamento dare prova delle proprie affermazioni.

Il testamento pubblico invece, cioè quello fatto davanti al Notaio, è nullo quando non contiene la firma del testatore oppure la redazione per iscritto, a cura del Notaio, delle ultime volontà.

Come impugnare un testamento per lesione di legittima

Nessuno è libero di lasciare tutti i propri beni a chi vuole. Deve sempre rispettare le cosiddette «quote di legittima» in favore dei parenti più stretti (figli, coniuge, genitori, altri ascendenti o discendenti se esistenti) [3]. Sul punto leggi Quali sono le quote di legittima e cosa spetta ai legittimari?

Se il testamento lede i diritti degli eredi cosiddetti legittimari va impugnato entro dieci anni dall’apertura della successione, se si dimostra in giudizio che il testatore ha precedentemente donato a terzi beni del suo patrimonio, così riducendo il valore dell’asse ereditario, oppure se per testamento ha lasciato la maggior parte dei suoi beni a terze persone, così diseredando di fatto i legittimari.

Chi impugna il testamento per lesione di legittima mette in discussione tutta la ripartizione dei beni effettuata dal defunto in vita e dopo la morte, per verificare chi ha ricevuto di più e chi di meno. All’esito di tale calcolo, il giudice ripartisce il patrimonio della successione in modo da ripristinare la propria quota di «legittima» lese dal defunto.

Con questo tipo di impugnazione si vanno a valutare anche le donazioni fatte dal defunto quando era ancora in vita: anche tali atti, infatti, potrebbero aver ridotto il patrimonio e, quindi, leso la legittima.

L’azione di reintegrazione della quota legittima si compone pertanto dei seguenti passaggi:

  • riduzione delle disposizioni testamentarie e delle donazioni lesive;
  • restituzione da parte dei beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive;
  • restituzione da parte dei terzi acquirenti dai beneficiari delle disposizioni o donazioni lesive.

Anche in questa ipotesi, come in tutte quelle che abbiamo visto sino ad ora, prima di avviare la causa per lesione di legittima l’interessato deve avviare il tentativo di mediazione.

Leggi anche Come impugnare un testamento per lesione di legittima.

Come impugnare un testamento frutto di violenza, dolo o errore

Il testamento o alcune sue disposizioni può essere contestato se è stato il frutto di violenza, dolo o errore esercitato da terzi nei confronti del testatore al momento della redazione delle sue ultime volontà. L’adulazione non rileva (leggi sul punto Quando contestare un testamento olografo). In tal caso il testamento va impugnato in Tribunale entro cinque anni dal giorno in cui si è avuta notizia dei vizi in parola [4].

Come impugnare il testamento per vizi di sostanza

Si può infine impugnare il testamento che contiene una divisione dei beni i cui il valore di alcuni di essi è inferiore di oltre un quarto alla quota di eredità spettante a qualcuno degli eredi. In tal caso si può contestare la ripartizione dei beni attuata dal defunto entro due anni dall’esecuzione delle disposizioni testamentarie [5].


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1 Commento

  1. Mia moglie ha assistito la zia negli ultimi mesi di vita.Venuta a mancare la zia,mia moglie tra le tre nipoti,dal testamento beneficera in modo minore rispetto ai parenti non presenti ad assisterla durante la malattia.Dal punto di vista legale è opportuno fare riconoscere il periodo di assistenza? Grazie per la eventuale risposta.Andrea.

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