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Lo sai che? Incidente per guida in stato di ebbrezza, come essere assolti

Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

Anche se scatta il procedimento penale a carico di chi provoca un incidente per essere stato trovato alla guida ubriaco è possibile non scontare la pena.

«Tenuità del fatto»: così si chiama la scappatoia per chi si mette alla guida dell’auto da ubriaco e, come se non bastasse, provoca un incidente stradale. Possibile? Sì, e a metterci la firma sono proprio i giudici della Cassazione [1] secondo cui lo stato di ebbrezza può essere, in determinati casi, considerato un comportamento perdonabile, per il quale si può archiviare tutto il procedimento e non applicare alcuna sanzione penale al colpevole.

Chi ha letto la nostra guida sulla tenuità del fatto sa già che, a partire dal 2015, tutti i reati puniti con la sanzione pecuniaria o con l’arresto fino a massimo 5 anni, sono considerati di minore pericolosità sociale (salvo che il colpevole sia solito delinquere). In questi casi, il procedimento penale viene chiuso d’ufficio, non si procede alla punizione del colpevole, ma resta la fedina penale sporca e l’obbligo per questi di risarcire il danno alla vittima.

Non si tratta di una vera e propria depenalizzazione: il fatto resta pur sempre nell’orbita penale, tuttavia non viene più punito. Il che, nella sostanza, per molta gente non fa alcuna distinzione. Ma tant’è: secondo lo Stato dobbiamo risolvere il problema del sovraffollamento carcerario e l’ingolfamento dei processi che porta, in gran parte dei casi, a chiudere tutto per prescrizione (in tal caso, anche la fedina penale resterebbe intonsa).

A questo punto, una volta scritto il principio, tutto il resto è semplice applicazione pratica. E siccome la guida in stato di ebbrezza, anche nel caso di soglia massima di alcol nel sangue (oltre 1,5 g/l), è sanzionata con la reclusione fino a 1 anno, non resta che prendere atto della necessità di “assolvere” il colpevole per «particolare tenuità del fatto».

Ma che succede se l’automobilista, oltre ad essere sorpreso ubriaco alla guida dell’auto, provoca anche un incidente stradale? In tale ipotesi la legge [2] stabilisce che la pena venga raddoppiata. Si tratta cioè di una aggravante. Ma questo non basta, a detta dei giudici della Cassazione, a ritenere grave il reato, sottraendolo al beneficio del “fatto tenue”. Dunque, se hai provocato un incidente per guida in stato di ebbrezza e ora ti stai chiedendo come essere assolti la sentenza della Suprema Corte qui in commento ti offre, in modo tutt’altro che nascosto, la soluzione: chiedere l’archiviazione del procedimento penale e la non applicazione della sanzione penale per via della tenuità del fatto (con conseguente totale assoluzione).

Nel caso di specie è stata riconosciuta la «non punibilità», alla luce di 3 elementi: primo, «l’uomo non presentava alcuna sintomatologia tipica dello stato di ebbrezza»; secondo, «il tasso alcolemico riscontrato era pari a 0,9 grammi per litro, di poco superiore rispetto al limite di rilevanza penale»; terzo, «non si trattava di un comportamento abituale». Per i giudici, difatti, decisivo non è stato solo ed esclusivamente «il lieve superamento del tasso alcolemico accertato rispetto al limite di rilevanza penale», ma anche il fatto che «l’automobilista non manifestava la sintomatologia tipica dello stato di ebbrezza», tale cioè «da rappresentare pericolo per la sicurezza della circolazione stradale».

A sostegno di questa valutazione, poi, un ulteriore elemento. Una volta ricostruita la dinamica dell’incidente, difatti, è emerso che l’uomo, accusato di «guida in stato di ebbrezza», una volta «trovatosi di fronte l’autovettura antagonista che aveva invaso la sua corsia di pertinenza», aveva «tentato di evitare l’impatto con una brusca frenata, ponendo in essere una manovra di immediata reattività e controllo nella guida».

La Cassazione, dunque, tenta di motivare la propria decisione sulla base dell’analisi del fatto e della particolarità della vicenda, valutando il comportamento complessivamente tenuto dal conducente. Tuttavia il principio non è nuovo e rischia di minare la sicurezza sulle nostre strade.

Guida in stato di ebbrezza: le sanzioni

Ricordiamo che la nostra legge prevede tre diversi scaglioni di sanzioni per la guida in stato di ebbrezza, a seconda della quantità di alcool trovata nel sangue del conducente:

  1. a) con tasso alcolemico superiore a 0,5 e non superiore a 0,8%, scatta la sanzione amministrativa da euro 500 a 2000 nonché la sospensione della patente di guida da tre a sei mesi;
  2. b) con un tasso alcolemico superiore a 0,8 e non superiore a 1,5%, è previsto l’arresto fino a sei mesi, l’ammenda da 800 a 3.200 euro; inoltre scatta la sospensione della patente di guida da sei mesi ad un anno;
  3. c) con un tasso alcolemico superiore a 1,5%, si prevede l’arresto da sei mesi a un anno, l’ammenda da 1.500 a 6.000 euro e la sospensione della patente da uno a due anni. Viene poi disposta la confisca del veicolo con il quale è stato commesso il reato, salvo che il veicolo stesso appartenga a persona estranea al reato.

note

[1] Cass. sent. n. 18159/17 dell’11.04.2017.

[2] Art. 186 cod. str. co. 2bis. Esso prevede, infatti, una circostanza che aggrava la pena base prevista per la guida in stato di ebbrezza e che recita testualmente: «Se il conducente in stato di ebbrezza provoca un incidente stradale, le sanzioni di cui al comma 2 del presente articolo e al comma 3 dell’articolo 186-bis sono raddoppiate ed è disposto il fermo amministrativo del veicolo per centottanta giorni, salvo che il veicolo appartenga a persona estranea all’illecito. Qualora per il conducente che provochi un incidente stradale sia stato accertato un valore corrispondente ad un tasso alcolemico superiore a 1,5 grammi per litro (g/l), fatto salvo quanto previsto dal quinto e sesto periodo della lettera c) del comma 2 del presente articolo, la patente di guida è sempre revocata ai sensi del capo II, sezione II, del titolo VI. È fatta salva in ogni caso l’applicazione dell’articolo 222.».

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 8 marzo – 11 aprile 2017, n. 18159
Presidente Izzo – Relatore Menichetti

Ritenuto in fatto

1. Il Tribunale di Asti con sentenza in data 5 maggio 2016 assolveva P. F. dal reato di guida in stato di ebbrezza alcolica, aggravato dall’orario notturno, ritenendo la particolare tenuità del fatto.
A motivo della pronuncia, in primo luogo l’esclusione dell’aggravante dell’aver provocato un sinistro stradale, originariamente contestata, sul rilievo che in base agli accertamenti svolti dagli operanti carabinieri della Stazione di Carmagnola, era emerso che l’incidente in cui era rimasto coinvolto il P. era dipeso dall’esclusiva condotta colposa dell’altro conducente, il quale aveva ammesso di aver effettuato un’azzardata manovra di conversione senza accorgersi del sopraggiungere di un’altra vettura ed invadendone la corsia di pertinenza. Valorizzava poi il primo giudice, ai fini della esclusione della punibilità, la circostanza che l’imputato non presentava alcuna sintomatologia tipica dello stato di ebbrezza, che il tasso alcolemico riscontrato era pari a 0,9 g/l, di poco superiore rispetto al limite di rilevanza penale, e che non si trattava di un comportamento abituale.
2. Ha proposto ricorso immediato il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Asti per inosservanza o erronea applicazione della legge penale e processuale.
Deduce che il motivo sostanziale che ha portato all’applicazione dell’esimente di cui all’art.131 bis c.p. è costituito dal modesto superamento del tasso alcolemico, dato di per sé non sufficiente dovendo sempre farsi riferimento ad altri elementi concreti della condotta. Di nessun rilievo poi la mancata segnalazione da parte degli operanti della presenza degli elementi sintomatici tipici dello stato di ebbrezza, poiché la materialità del reato non comprende anche la sopravvenuta incapacità di guida del veicolo. Il fatto poi che l’imputato sia stato meramente coinvolto in un sinistro stradale, senza provocarlo, riguarda unicamente la esclusione dell’aggravante ma non può ridondare a favore del prevenuto sotto il profilo della tenuità del fatto base contestato.
Di qui la richiesta di annullamento dell’impugnata sentenza.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è manifestamente infondato.
2. Deduce il Procuratore ricorrente che il Tribunale avrebbe erroneamente applicato la norma di cui all’art.131 bis c.p., discostandosi anche da quanto statuito dalle Sezioni Unite di questa Corte (sent.26/2/2016, n.13681, T.) che, senza escludere la possibilità di valorizzare il quantitativo di alcol rilevato nel sangue, hanno messo in evidenza che per ritenere particolarmente tenue il fatto questo dato da solo non è sufficiente, dovendosi sempre far riferimento ad altri elementi concreti della condotta.
Orbene, la motivazione dell’impugnata sentenza appare completa: il Tribunale infatti non si è limitato a valorizzare il lieve superamento del tasso alcolemico accertato rispetto al limite di rilevanza penale, ma ha anche evidenziato che l’imputato non manifestava la sintomatologia tipica dello stato di ebbrezza, tale da rappresentare pericolo per la sicurezza della circolazione stradale, e che, trovatosi di fronte l’autovettura antagonista che aveva invaso la corsia di sua pertinenza, aveva tentato di evitare l’impatto con una brusca frenata, ponendo in essere una manovra di immediata reattività e controllo nella guida.
3. Per tali considerazioni il ricorso va dichiarato inammissibile.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso.


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