Diritto e Fisco | Editoriale

Creative Commons: viaggio nel futuro dei diritti d’autore. Intervista all’avv. Angelo Greco


> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 ottobre 2012



Il mercato dei diritti d’autore sta cambiando e non solo più su Internet. In un mercato dove non valgono più le vecchie regole e dove non si guadagna più sull’opera materiale, vengono sviluppandosi nuove forme contrattuali: come il caso delle licenze Creative Commons.

Ne ho parlato nel corso di un’intervista rilasciata al portale per le piccole e medie imprese I-Dome a questo indirizzo cui vi rinvio e di cui qui sotto allego un breve estratto.

http://www.i-dome.com/articolo/20907-Creative-Commons-l-evoluzione-dei-diritti-d-autore.html

Buona lettura

—–

Come si presenta il quadro giuridico attuale, cosa è cambiato negli ultimi anni in materia di diritto d’autore e diritti connessi?

Si tratta certo di un mercato in profondo cambiamento. Tuttavia ciò che negli ultimi anni è cambiato non è tanto il diritto d’autore in sé, ma le relazioni su cui si affaccia il diritto d’autore e, quindi, è anche cambiato l’approccio che si ha quando si parla di diritto d’autore.
Un tempo, non più di venti anni fa, quando si parlava di diritto d’autore si pensava a un ramo del diritto settorializzato, rivolto solo ad artisti e autori. Nessuno immaginava che, di lì a breve, coi bassi costi che offre la tecnologia, tutti saremmo diventati autori, editori, produttori di noi stessi. Le nuove tecnologie ci hanno consentito di diventare fotografi e, quindi, ci hanno messo davanti all’esigenza di dover proteggere le nostre opere. Siamo diventati tutti editori di un piccolo blog e quindi abbiamo maturato la necessità di tutelare i nostri testi. Siamo diventati autori di musica o di videoclip, anch’essi da proteggere. Insomma, oggi più che mai abbiamo bisogno – in veste di soggetti passivi – del diritto d’autore.
Ma entriamo in contatto col diritto d’autore anche in veste di soggetti attivi, come trasgressori. Siamo infatti diventati anche “condivisori”: come dire che siamo vittime e carnefici. La parola “condivisione”, nel secolo scorso, evocava scenari parapolitici, quasi di tipo socialista. Oggi, invece, quando si parla di “condivisione” si pensa subito a piattaforme peer to peer, aggregatori di notizie, Facebook, YouTube, Twitter, ecc. Insomma: forse quel comunismo perfetto un tempo auspicato per la proprietà materiale si sta facendo strada nell’ambito della proprietà immateriale. Nulla di più facile: il problema della condivisione e della difficoltà a regalare agli altri i nostri beni deriva dalla scarsità dei beni stessi. Non avrei nessun problema a regalare un bicchiere di acqua della fontana al mio vicino, qualora me lo chiedesse. Avrei invece qualche problema con l’auto, perché se la presto non posso più utilizzarla. Ebbene, la digitalizzazione dei contenuti ci ha messo davanti alla possibilità di regalare agli amici i CD della nostra collezione, gli ebook che abbiamo acquistato, le fotografie che abbiamo scattato, senza per questo dover rinunciare agli “originali”. Anzi, in un mondo dove la copia è indistinguibile dall’originale, proprio il concetto di “originale” è venuto meno.

Prosegue ….

http://www.i-dome.com/articolo/20907-Creative-Commons-l-evoluzione-dei-diritti-d-autore.html

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1 Commento

  1. Manca nell’articolo il riferimento decisivo all’anticopyright.
    Il diritto d’autore è la destra antistorica.
    Creative commons sono ancora diritto d’autore “riformato”.
    Anticopyright è diritto d’autore ridotto ai minimi termini e rivoluzionato.
    La rete è già anticopyright http://www.facebook.com/groups/51340573409/
    Ergo, ogni battaglia non anticopyright è retrò.

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