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Lo sai che? Quando e come impugnare la donazione

Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 aprile 2017

Le cause per revocare la donazione o contestarla e fare in modo di ottenere indietro il bene regalato: la lesione dei diritti degli eredi e degli altri parenti controinteressati.

Chi regala un oggetto, una somma di denaro, una casa o qualsiasi altro bene non può più revocare il proprio atto di generosità: «ciò che è dato, è dato!» e non c’è modo di revocare la donazione. Come fare per tornare indietro? La legge consente due possibilità: l’impugnazione della donazione e la revoca della donazione. Se per quest’ultima sono previste ipotesi tassative, molto più ampio è il ventaglio delle possibilità per impugnare la donazione. Cerchiamo di analizzarle velocemente in questa scheda.

Come revocare una donazione

È possibile revocare una donazione solo per indegnità del donatario o per sopravvenienza di figli di cui il donante non era a conoscenza al momento della donazione. Di queste due ipotesi abbiamo parlato diffusamente nell’articolo Revoca della donazione a cui rinviamo. In questa sede, sinteticamente, ci limiteremo a ricordare che è possibile la revoca della donazione per:

  • ingratitudine ossia quando il donatario commette gravi reati contro il donante, il suo coniuge, i suoi figli o i genitori tra cui l’omicidio, il tentato omicidio, la calunnia (ossia l’accusa falsa davanti a una pubblica autorità), la falsa testimonianza;
  • ingiuria verso il donante ossia quando il donatario commette un comportamento che rivela un’avversione durevole, profonda e radicata o manifesta disistima delle qualità morali e mancanza di rispetto della dignità del donante;
  • grave danno al patrimonio del donante;
  • rifiuto al versamento degli alimenti dovuti al donante;
  • nascita di un nuovo figlio;
  • scoperta dell’esistenza di un figlio;
  • adozione di un figlio minore;
  • ritorno a casa di un figlio creduto morto o scomparso.

Come impugnare la donazione

La donazione può poi essere impugnata per una serie di ragioni molto ampie come:

  • violenza: quando il donatario abbia esercitato una pressione psicologica o fisica contro il donante per farsi regalare un proprio bene (ad esempio la minaccia di compiere azioni ingiuste contro di lui o di dichiarare un fatto che potrebbe pregiudicare la sua reputazione);
  • errore: quando il donante effettua una donazione per via di una ragione che in realtà non sussiste (ad esempio un merito del donatario risultato poi inesistente) se l’errore è scusabile e riconoscibile al donatario;
  • dolo: quando il donatario, per farsi regalare un bene, abbia posto un comportamento ingannatorio (ossia artifizi e raggiri grazie ai quali un soggetto cade in errore nel compimento dell’atto);
  • incapacità del donante: non si può donare un bene se il donante, in quel momento, era incapace di intendere o volere. Non rileva una formale dichiarazione di interdizione o inabilitazione fatta dal tribunale; è sufficiente uno stato (anche transitorio) di incapacità effettiva, come nel caso del soggetto ubriaco, sotto effetto di psicofarmaci o di droghe;
  • violazione delle quote di legittima: la legge attribuisce a determinati eredi di impugnare la donazione posta in vita dal donante. Si tratta degli eredi «legittimari» ossia coniuge, ascendenti (figli, nipoti) e ascendenti (genitori, nonni). A questi il codice civile garantisce quote fisse sul patrimonio del defunto, quote che non possono essere intaccate neanche dalle donazioni da questi poste durante la sua vita. Dunque, se a seguito dei regali eseguiti a destra e manca (non solo a parenti, ma anche ad amici, associazioni ed estranei), il complessivo patrimonio del donante si è impoverito sino a lasciare i legittimari con una parte minima di beni, inferiore cioè alle quote di legittima, questi ultimi possono impugnare la donazione. Sul punto leggi Quali sono le quote di legittima?
  • nullità della forma: la legge stabilisce che tutte le donazioni vengano effettuate con atto pubblico, ossia dal notaio, e con la presenza di almeno due testimoni. Sono escluse solo le donazioni di modico valore (il «modico valore» viene rapportato alle condizioni economiche del donante). Così, ad esempio, una persona con un reddito di mille euro al mese che regala 20mila euro a uno dei propri figli dovrà farlo con rogito notarile [1]. Se manca tale forma (ad esempio perché la donazione è stata fatta oralmente o con scrittura privata), la donazione è nulla e può essere contestata da chiunque vi abbia interesse. Immaginiamo ad esempio un padre che abbia regalato ad un solo figlio una consistente somma di denaro bonificandogliela sul conto, ma senza andare dal notaio; l’altro figlio potrà far annullare – in qualsiasi momento – tale donazione per difetto di forma.

 

Si può far annullare inoltre la donazione di cosa altrui: nessuno si può impegnare a regalare un bene se questo non è ancora entrato nel proprio patrimonio. Ad esempio, un padre non può donare al figlio una casa che intende acquistare in futuro: un tale impegno è come se non fosse mai stato contratto (a meno che nell’atto si affermi espressamente che il donante sia consapevole dell’attuale non appartenenza del bene al suo patrimonio). Allo stesso modo, prima della divisione della comunione tra coeredi, uno di questi non può donare la propria quota a un’altra persona [2].

 

Entro quanto tempo impugnare la donazione?

Salvo nel caso di violazione della forma – che può essere fatta valere in qualsiasi momento – e della lesione di legittima – che può essere fatta valere entro 10 anni dall’apertura della successione – tutte le altre cause di annullabilità della donazione possono essere fatte valere entro 5 anni.

note

[1] In tal caso è sempre dovuta l’imposta di registro mentre per quanto riguarda l’imposta sulle donazioni, nel caso in cui donante e donatario siano padre e figlio, essa è del 4% ma scatta solo per donazioni di valore superiore a 1milione di euro.

[2] Cass. sent. n. 5068/2016: « La donazione di cosa altrui o parzialmente altrui, sebbene non espressamente vietata, è nulla per difetto di causa, sicché la donazione del coerede avente ad oggetto la quota di un bene indiviso compreso nella massa ereditaria è nulla, atteso che, prima della divisione, quello specifico bene non fa parte del patrimonio del coerede donante; tuttavia, qualora nell’atto di donazione sia affermato che il donante è consapevole dell’altruità della cosa, la donazione vale come donazione obbligatoria di dare».


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