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Avvocato gratis, quando il reddito non conta


Avvocato gratis, quando il reddito non conta

> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2017



Si può ottenere il gratuito patrocinio, ossia l’avvocato a spese dello Stato, se non si supera la soglia di reddito fissata dalla legge; nei procedimenti contro il coniuge non conta il reddito del nucleo familiare.

Chi non vorrebbe avere un avvocato gratis per poter tutelare, in qualsiasi momento, i propri diritti e far valere le ragioni nei confronti di un vicino dispettoso, di un’amministrazione inefficiente, di un datore di lavoro che vuol fare il furbo o di un ex marito che non paga il mantenimento? Eppure, a differenza di quanto avviene per il medico di famiglia, non esiste in Italia l’avvocato che, di professione, viene retribuito dallo Stato. La professione resta libera e privata. Insomma, chi vuole l’avvocato deve pagare. L’unico modo per avere l’avvocato gratis è di rientrare nei limiti di reddito del gratuito patrocinio. In tal caso è lo Stato a pagare la parcella all’avvocato, la cui prestazione è quindi completamente gratuita per il cliente.

L’attuale soglia di reddito per ottenere l’avvocato gratis corrisponde a 11.582,41 euro annui (somma aggiornata ogni due anni al tasso d’inflazione). Si tiene conto del reddito imponibile Irpef dell’intero nucleo familiare e, pertanto, vanno sommati – al reddito del richiedente – anche quelli degli altri familiari conviventi.

Esistono però dei casi in cui è possibile ottenere l’avvocato gratis senza limiti di reddito ed altri casi in cui il reddito della famiglia non conta. Ne parleremo in questo articolo.

A chi spetta il gratuito patrocinio?

Il gratuito patrocinio – ossia l’avvocato gratis pagato dallo Stato – spetta a chi è titolare di un reddito imponibile ai fini dell’imposta generale sul reddito, risultante dall’ultima dichiarazione, non superiore a 11.528,41 euro. Detto tetto di reddito (da ultimo modificato nel maggio 2015) viene aggiornato ogni 2 anni, con decreto del Ministero della giustizia, in relazione alla variazione dell’indice Istat dei prezzi al consumo.

Come si calcola il reddito per il gratuito patrocinio?

Per calcolare il superamento della soglia di reddito per il gratuito patrocinio:

  • si tiene conto anche dei redditi esenti dall’Irpef o che sono soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta o ad imposta sostitutiva (si pensi al reddito di lavoro dipendente);
  • quando l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari si sommano ai redditi del richiedente i redditi di ogni componente della famiglia. Secondo l’interpretazione dei tribunali, vanno sommati anche i redditi di chi, pur non essendo legato da vincoli di parentela o affinità, convive con il richiedente e contribuisce dal punto di vista economico e collaborativo alla vita in comune [1]. Non si sommano invece i redditi del familiare che, pur risultando fiscalmente a carico del richiedente, non convive con lui [2].

Avvocato gratis: quando il reddito supera di poco il tetto

Che succede se il richiedente il gratuito patrocinio non rientra nei limiti di reddito? Immaginiamo due situazioni diverse: una persona sfora di solo 20 euro dal limite imposto dalla legge per ottenere l’avvocato gratis; l’altra invece supera di oltre 20mila euro il tetto. Queste due situazioni vengono trattate allo stesso modo? La risposta è affermativa: purtroppo per chi supera – anche di pochissimo – i limiti di reddito fissati dalla legge non c’è modo di evitare di pagare l’avvocato. Tuttavia questa regola subisce due contemperamenti: la prima si verifica quando la causa deve essere svolta proprio contro uno dei familiari conviventi; la seconda è, invece, nel caso di stalking. Vediamole nel dettaglio.

Avvocato gratis: quando il reddito dei familiari non si calcola

Abbiamo detto che il reddito dei conviventi deve essere sommato a quello del richiedente al fine del calcolo del superamento della soglia di 11.542,41 euro. Quando però sono in contestazione i diritti della personalità o quando gli interessi del richiedente sono in conflitto con quelli degli altri membri del nucleo familiare con lui conviventi, si tiene conto del solo reddito personale [3]. Si pensi al caso di una moglie che, ancora convivente con il marito, intenda denunciare quest’ultimo per violenze o procedere alla separazione: la donna potrà ottenere il gratuito patrocinio se il suo reddito è inferiore al limite legale senza che, in tal caso, si computi nella soglia anche il reddito dell’uomo. Stesso discorso per le cause tra fratelli e sorelle, ecc.

Avvocato gratis: quando il reddito non conta

Esistono poi determinati casi in cui si può ottenere il gratuito patrocinio anche se il proprio reddito è superiore (e di molto) alla soglia stabilita dalla legge. Si tratta dei casi in cui si debba denunciare per i reati di:

  • violenza sessuale,
  • atti persecutori (ossia stalking),
  • maltrattamenti contro familiari e conviventi,
  • pratiche di mutilazione degli organi genitali femminili,
  • reati commessi in danno di minori [4].

In tali casi si può essere ammessi al gratuito patrocinio indipendentemente dal proprio reddito e, quindi, anche se si è benestanti e si guadagna in un anno ben più della somma prevista dalla legge per ottenere l’avvocato gratis (11.528,41 euro).

Un esempio ci aiuterà a comprendere. Immaginiamo una coppia di coniugi che si sia da poco separata. L’uomo, che ha subito la scelta della donna ed è uscito di casa, non ci sta e sospetta che l’ex moglie abbia un’altra relazione; inizia pertanto a pedinarla. La donna si accorge di essere seguita: trova il marito ad attenderla in auto davanti al portone, poi ripetutamente nei dintorni del suo ufficio. Così decide di sporgere denuncia per stalking. Avendo un reddito di poco superiore ai limiti previsti dalla legge, vorrebbe accedere al patrocinio gratuito, ma l’avvocato le dice che non è possibile: superando quel “minimo” non può avere l’avvocato gratis. La donna non è d’accordo. Non può fare a meno di quell’assistenza, anche perché, dopo la separazione, deve affrontare spese superiori e il suo tenore di vita è diminuito sensibilmente. Chi ha ragione?

L’avvocato? Che ritiene che la donna non possa accedere al patrocinio a spese dello Stato? Oppure la donna? Che, invece, ritiene di averne pieno diritto, anche per la situazione che sta vivendo e nonostante i “minimi”?

La soluzione è in una sentenza della Cassazione (leggi: Vittima di stalking, avvocato sempre gratis): può essere ammessa al gratuito patrocinio la persona con un reddito imponibile Irpef non superiore a 11.528,41 euro, ma questo limite non vale per la vittima di stalking, per la quale l’avvocato gratis è sempre garantito, a prescindere dalla dichiarazione dei redditi.

La finalità è rimuovere ogni ostacolo, anche economico, che possa scoraggiare una persona, già in condizioni di disagio, dall’agire in giudizio.

Quindi, chi è vittima di stalking ha diritto all’avvocato gratis, a prescindere da quale sia il suo reddito.

note

[1] Cass. sent. n. 44121/2012.

[2] Cass. sent. n. 33428/2014.

[3] Art. 76 c. 4 DPR 115/2002.

[4] Artt. 600, 600 bis, 600 ter, 600 quinquies, 601, 602, 609 quinquies e 609 undecies cod. pen.

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