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Lo sai che? I diritti del malato

Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 maggio 2017

La salute è un diritto fondamentale e inviolabile: il malato ha diritto alla cura e all’assistenza necessaria per tutelarla. Vediamo nel dettaglio.

La salute è un diritto fondamentale di ciascuno di  noi: è la stessa Costituzione a dirlo [1], qualificandolo addirittura come inviolabile. Diritto alla salute significa diritto all’integrità fisica e psichica, sia nel senso di poter avere trattamenti medici di prevenzione e cura sia nel senso di poter godere di un ambiente di vita e lavoro salubre.

Ecco, allora, che proprio per l’esigenza di garantire il rispetto di tali disposizioni, il malato può contare su una serie di diritti e agevolazioni non solo nel periodo della malattia ma anche relativamente a tutte le conseguenze che essa comporta. Non c’è, però, un’unica legge nazionale che definisca i diritti del malato: sono le Regioni che hanno provveduto a stilare alcune normative che definiscono i diritti fondamentali di chi si trova a dover usufruire del servizio sanitario e delle strutture che lo rappresentano sul territorio. A queste si aggiungono, in parecchie città, le Carte dei Diritti del Malato redatte da Asl, Comuni e associazioni di volontariato.

Diritti del malato: quali sono?

Cerchiamo, quindi, di riassumere quali sono i principali diritti del malato.

DIRITTO ALLE CURE

Ogni ammalato deve essere curato adeguatamente in strutture pubbliche, senza alcun tipo di favoritismo o clientelismo e – cosa fondamentale – senza essere obbligato a ricorrere privati per ritardi nell’erogazione delle prestazioni presso le strutture pubbliche stesse. In particolare, il rapporto medico-paziente deve basarsi sul fatto che il secondo deve avere assoluta libertà nella scelta del primo e del luogo di cura. In altre parole, un medico può consigliare, ma non pretendere, che il cittadino si rivolga a determinati presidi, istituti o luoghi di cura.

Il malato deve essere, inoltre, interpellato con il proprio nome ed essere trattato con senso di umanità e cortesia: non come un numero ma come una persona bisognosa di attenzioni, in modo particolare quando si tratta di bambini, anziani o di disabili. Da ciò deriva che le persone che lo assistono devono essere soggetti specializzati (a tal fine, il personale deve essere identificabile, sia dal punto di vista della qualifica, sia per quanto riguarda la persona: deve, cioè, essere munito di cartellino di identificazione visibile e leggibile) in numero sufficiente a garantire standards di assistenza ottimali per tutto l’arco della giornata, comprese le ore notturne ed i giorni festivi, con l’assicurazione di una adeguata guardia attiva ed un servizio di reperibilità efficiente per il personale che si ritiene necessario in casi d’urgenza.

DIRITTO DI TUTELA

Il malato deve essere tutelato all’interno di ogni istituzione sanitaria da organi che lo rappresentino sia di fronte alla struttura ospedaliera, sia di fronte al personale sanitario, sia di fronte alle pubbliche autorità. A tal fine, sono istituiti i Centri per i Diritti del Malato, associazioni di volontariato, senza scopo di lucro, che hanno l’obiettivo di garantire il pieno rispetto dei diritti fondamentali della persona, attraverso azioni di vigilanza, collaborazione e proposte alle istituzioni competenti. I volontari, in particolare, ascoltano i cittadini, prendono nota delle loro richieste e delle segnalazioni e si adoperano per la soluzione dei problemi esposti:

  • forniscono le informazioni che permettono ai pazienti o ai loro famigliari di muoversi tra la burocrazia;
  • tutelano i cittadini nei confronti delle amministrazioni nel caso in cui siano negati i loro diritti in ambito socio-sanitario;
  • si rapportano con le istituzioni, sulla base delle segnalazioni dei cittadini, per migliorare i servizi e stimolare l’applicazione delle normative;
  • fanno conoscere e rispettare i diritti, perchè i malati abbiano prestazioni in tempi ragionevoli;
  • si battono affinchè chi è stato danneggiato da trasfusioni possa ricevere il dovuto indennizzo;
  • si battono per il rispetto dei tempi massimi di attesa;
  • si battono per prevenire dimissioni precoci soprattutto se riguardano gli anziani.

Altro strumento di tutela su cui il malato può contare è il Tribunale della Salute, un’organizzazione di volontariato particolarmente nota per l’impegno contro le dimissioni selvagge dagli ospedali degli anziani cronici non autosufficienti, in favore dell’attuazione di quanto le leggi prevedono sulle lungo-degenze, le residenze sanitarie assistenziali e sull’assistenza domiciliare integrata. L’attività del Tribunale della Salute si attua tramite un intervento diretto di controllo sull’attività svolta da Aziende Sanitarie Locali, aziende ospedaliere, cliniche, presidi ambulatoriali ed uffici amministrativi, con l’obiettivo di aiutare tutti coloro che hanno subito, direttamente od indirettamente, dei danni ingiusti derivanti dall’esercizio dell’attività sanitaria, preparando i documenti per l’instaurazione di vertenze, giudiziali e stragiudiziali, nei confronti dei responsabili e delle strutture cui appartengono.

LIBERTÁ DI COSCIENZA

Dire che la persona ammalata ha diritto alla libertà di coscienza significa che non devono essere esercitate su di lei pressioni o condizionamenti di tipo ideologico, religioso, politico, sia nelle strutture pubbliche che private. Da questo punto di vista assume una importanza fondamentale il cosiddetto consenso informato e, cioè, il presupposto per la legittimità dell’attività medica.

Come già spiegato nell’articolo Intervento chirurgico o esame diagnostico: il consenso informato, nessuno può essere sottoposto a trattamenti medici contro la sua volontà. In altre parole ogni intervento o terapia, invasivi o no, necessitano dell’assenso dell’interessato, il quale deve essere consapevole e, quindi, preceduto da una adeguata informativa riguardo alle caratteristiche, ai rischi e alle finalità dell’intervento. Se il soggetto interessato non sia nelle condizioni di esprimere validamente il consenso, questo deve essere richiesto al soggetto che il paziente ha delegato o, nel caso di minorenni, al soggetto che esercita la responsabilità dei genitori.

Tale consenso deve essere espresso in forma scritta. Solitamente di richiedere la sottoscrizione di un modulo prestampato che contiene le avvertenze principali riguardo al trattamento che verrà praticato. Se c’è urgenza, cioè nelle situazioni in cui si il soggetto non è in grado di formulare l’assenso perché in pericolo di vita imminente, il medico è tenuto ad intervenire e la sua attività è pienamente legittima.

DIRITTO A PRESTAZIONI TEMPESTIVE

Il malato deve ricevere le prestazioni diagnostiche e terapeutiche di cui necessita in ambito ambulatoriale o in ospedale in modo tempestivo, non potendo essere costretto a far fronte ad attese snervanti e ricoveri inutili e dannosi. A tal proposito, si invita a leggere Come fare se ci vuole troppo tempo per un esame diagnostico?: per legge, i tempi massimi per una prestazione sono di 30 giorni per le visite specialistiche e di 60 giorni per gli esami diagnostici. Se la struttura a cui ci si rivolge non è in grado di rispettarli, il malato può pretendere che la prestazione di cui necessita gli sia fornita dal medico privatamente, non a pagamento, ma in intramoenia (cioè, dal medico che si servirà delle strutture ambulatoriali dell’ospedale al di fuori dell’orario di lavoro) e, soprattutto, senza costi aggiuntivi rispetto al ticket già pagato [2]. A tal fine, occorre presentare una richiesta in carta semplice, al direttore generale dell’Azienda Sanitaria di appartenenza, per «prestazione in regime di attività libero-professionale intramuraria». Tale richiesta deve contenere tutti i dati del malato che deve dichiarare che:

  • gli è stato prescritto un particolare accertamento diagnostico o una visita specialistica (indicando quale: ad esempio, una tac, una ecografia, una risonanza magnetica);
  • il Cup gli ha comunicato che la prenotazione non può avvenire prima di una certa data;
  • che non può aspettare tanto a lungo, avendo la prestazione carattere di urgenza.

Sempre in merito alla tempestività della prestazione anche il medico di base ha un ruolo importante: il malato, infatti, nel momento in cui prescrive una visita specialistica o una particolare analisi clinica, può chiedergli di indicare sulla ricetta il tipo di urgenza della visita-esame da effettuare. Precisiamo, però, che si tratta di un facoltà del medico, nel senso che solo a sua discrezione sarà possibile usufruire della prestazione medica in tempi più brevi.

DIRITTO ALLA CARTELLA CLINICA

Ogni cittadino deve poter avere una cartella clinica personale, aggiornata e compilata dal medico che lo ha in cura, scritta in modo leggibile e comprensibile. L’originale della cartella clinica è custodito nell’archivio dell’ospedale in cui è stata redatta per un tempo illimitato (non può essere distrutta), ed il responsabile della corretta custodia, una volta che il paziente è stato dimesso, è il direttore sanitario. Il paziente cui la cartella è riferita (sia di persona che utilizzando un delegato), il tutore della persona interdetta o il genitore che esercita la potestà in caso di paziente minorenne, gli ufficiali e gli agenti di polizia giudiziaria, il medico di base, gli enti previdenziali, l’autorità giudiziaria possono chiedere all’ospedale il rilascio di una copia autentica della cartella clinica. Le modalità di tale richiesta cambiano a seconda dell’ospedale fermo restando che è sempre necessario compilare un modulo di richiesta e pagare i diritti di bollo. In ogni caso, il rilascio della copia non è immediato: l’ufficio sanitario deve avere il tempo di fare una copia e per l’apposizione dei visti di autenticazione e di conformità all’originale. Se dalla richiesta decorrono 30 giorni senza che l’amministrazione sanitaria provveda al rilascio in assenza di motivazione, il malato può querelare l’ospedale per omissione di atti d’ufficio.

Resta inteso che durante il ricovero il paziente ha pieno diritto di visionare la cartella clinica e le attestazioni in essa indicate. Stesso discorso per il suo medico di famiglia, che ha anche il dovere di collaborare, se richiesto, con il personale ospedaliero.

DIRITTO AL RICOVERO

Il tempo di ricovero deve essere commisurato alle effettive esigenze diagnostiche e terapeutiche, non potendo essere influenzato dalle disfunzioni e dalla carenza di servizi. Come detto nell’articolo Ricovero ospedaliero: le dimissioni forzate sono possibili? e come sostenuto dalla Corte di Cassazione [3], per evitare le dimissioni forzate occorre esigere il foglio di dimissioni e prendere contatto con il primario del reparto e con i medici che hanno in cura il paziente nel tentativo di trovare una soluzione più idonea.

Se non si riesce ad ottenere alcun risultato, è possibile opporsi alle dimissioni con un ricorso in via amministrativa, indirizzato al Comitato di Gestione della Asl (o all’Azienda Ospedaliera) e spedito a mezzo raccomandata a.r., entro 15 giorni dal momento in cui si è avuta conoscenza dell’atto al quale ci si oppone: al direttore generale della Asl (o dell’Azienda Ospedaliera), al direttore sanitario dell’ospedale, al primario del reparto e, per conoscenza, all’Assessore Regionale alla Sanità e al difensore civico della Regione. In questo modo, il paziente potrà chiedere di non essere dimesso o, in subordine, di essere trasferito in altro reparto del medesimo ospedale o in altra struttura idonea.

Nel caso di ricovero prolungato il paziente ha diritto ad avere permessi festivi con mantenimento del posto letto.

DIRITTO ALL’ASCOLTO

Sia il malato che i suoi parenti hanno diritto ad essere ascoltati dai medici e ad essere ricevuti in orari resi noti con cartelli facilmente visibili. Nell’ambito di questi colloqui, l’ammalato può suggerire osservazioni da inserire per iscritto nella cartella clinica sul suo stato di salute, su eventuali incompatibilità terapeutiche o su altre situazioni.

ESENZIONE DAL TICKET

A seconda della patologia, il malato ha diritto all’esenzione dal pagamento del ticket per farmaci, visite ed esami appropriati per la cura della malattia da cui è affetto e delle eventuali complicanze, per la riabilitazione e per la prevenzione degli ulteriori aggravamenti. Nel caso in cui il soggetto sia ritenuto invalido civile del 100% ha diritto all’esenzione totale dal pagamento dei ticket per farmaci e visite per qualsiasi patologia.

AUSILI ASSISTENZIALI

Il Servizio Sanitario Nazionale fornisce gratuitamente ausili, ortesi e protesi alle persone con invalidità superiore al 33%, rivolgendosi alla Asl territorialmente competente.

A seconda del tipo di invalidità riconosciuta, inoltre, si potrà contare su:

  • pensione di inabilità;
  • assegno di invalidità;
  • indennità di accompagnamento se, a causa della malattia, è stata riconosciuta un’invalidità totale e permanente del 100%, e il malato ha problemi di deambulazione o non è autonomo nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana. L’indennità di accompagnamento è compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa;
  • indennità di frequenza, che viene concessa ai minori di 18 anni per fornire un sostegno alle famiglie di minori invalidi che devono sostenere spese legate alla frequenza di una scuola, pubblica o privata, o di un centro specializzato per terapie o riabilitazione. L’indennità viene pagata mensilmente. A differenza della indennità di accompagnamento, l’indennità di frequenza è concessa ai bisognosi: la legge stabilisce un reddito annuo che non deve essere superato pena la non ricevibilità dell’indennità.

Per ottenere tali aiuti, occorre fare domanda all’Inps per via telematica, dopo essersi muniti di un codice Pin

  • attraverso il sito Inps seguendo le istruzioni per la registrazione;
  • attraverso il numero verde Inps 803164,

o tramite la Carta Nazionale dei Servizi (Cns).

COLLOCAMENTO OBBLIGATORIO PER PERSONE DISABILI

Se la persona che ha ricevuto una determinata diagnosi non ha ancora un lavoro, l’accertamento della disabilità da parte della Commissione Medica della Asl è utile nell’ottica di una futura assunzione. Ciò in quanto imprese e enti pubblici, a seconda delle loro dimensioni, sono obbligati ad assumere un determinato numero di persone con invalidità superiore al 46% e fino al 100% iscritte nelle liste speciali del collocamento obbligatorio.

DIRITTI SUL LAVORO

Anche sul lavoro, il malato ha una serie di diritti e tutele. Ad esempio, il lavoratore del settore pubblico o privato cui sia stato riconosciuto lo stato di handicap “grave” ha diritto di essere trasferito alla sede di lavoro più vicina possibile al proprio domicilio e non può essere trasferito senza il suo consenso. Analogo diritto è riconosciuto al familiare che lo assiste.

Ancora: il lavoratore disabile ha il diritto di essere assegnato a mansioni adeguate alla sua capacità lavorativa. Ciò significa che se le sue condizioni di salute si aggravano deve essere assegnato a mansioni equivalenti o anche inferiori, purché compatibili con le sue condizioni, mantenendo in ogni caso il trattamento corrispondente alle mansioni di provenienza.

Nell’ipotesi di lavoro notturno, il malato può chiedere di non essere assegnato a turni di notte presentando al datore di lavoro un certificato attestante la sua inidoneità a tali mansioni.

La legge, inoltre, prevede massima flessibilità nel conciliare i tempi di cura con il lavoro come ad esempio il tempo parziale o il telelavoro, in modo da consentire al malato di continuare a lavorare durante le terapie, ma senza recarsi in ufficio, lavorando da casa. La richiesta di telelavoro, se accolta dal datore, deve essere formalizzata in un accordo scritto nel quale devono essere riportati:

  • le attività da espletare e le modalità di svolgimento,
  • le mansioni,
  • gli strumenti di telelavoro,
  • i rientri periodici in ufficio e le riunioni cui presenziare,
  • l’eventuale termine della modalità di telelavoro e la relativa reversibilità con il rientro in ufficio su richiesta del datore di lavoro o del dipendente.

Naturalmente, nel caso in cui il lavoratore non sia in grado di espletare le sue mansioni a causa della malattia e delle sue conseguenze ha diritto di assentarsi per il periodo necessario per le cure e terapie fino alla guarigione, conservando il posto di lavoro (per un periodo di tempo, il cosiddetto periodo di comporto, oltre il quale si può chiedere un’aspettativa non retribuita) e percependo un’indennità commisurata alla retribuzione. Al riguardo, il lavoratore ammalato ha l’obbligo di rendersi reperibile al domicilio comunicato nel caso in cui il datore di lavoro o l’Inps richiedano eventuali visite fiscali. Le fasce di reperibilità per la visita fiscale sono le seguenti:

  • dipendenti pubblici: dalle 9.00 alle 13.00 e dalle 15.00 alle 18.00 di tutti i giorni, inclusi domenica e festivi;
  • dipendenti privati: dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 17.00 alle 19.00 di tutti i giorni, inclusi domenica e festivi.

Norme specifiche regolano i permessi e i congedi dal lavoro di cui possono usufruire i lavoratori riconosciuti invalidi o con handicap grave e i familiari che li assistono: si tratta di:

  • permessi lavorativi;
  • permessi lavorativi per eventi e cause particolari;
  • congedo per cure agli invalidi;
  • congedo straordinario biennale retribuito;
  • congedo biennale non retribuito per gravi motivi familiari.

PENSIONAMENTO ANTICIPATO

Il malato con invalidità civile riconosciuta superiore al 74% ha diritto al beneficio di mesi di contribuzione figurativa, utile ai fini pensionistici, per ogni anno di servizio effettivamente prestato come invalido.

note

[1] Art. 32 Cost.

[2] Art. 3, co. 10, d. lgs. n. 124 del 22.04.1998.

[3] Cass. sent. n. 8254 dell’11.03.2011.


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