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Macchina, passaggio di proprietà tra padre e figlio

12 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 12 aprile 2017



Cosa fare in caso di vendita, donazione o successione dell’auto. Che succede con l’assicurazione. E se il padre regala i soldi al figlio deve pagare le tasse?

Regalare o vendere al figlio un auto che non si usa non è come regalare o vendere la collezione di francobolli o la vecchia chitarra di quando si era giovani. Comporta delle pratiche burocratiche ben precise, tra cui il passaggio di proprietà, sia della macchina sia dell’assicurazione per poterla guidare.

La prima cosa da precisare è che per il Pra, cioè il Pubblico registro automobilistico gestito dall’Aci, il passaggio di proprietà tra padre e figlio di una macchina è esattamente uguale a quello tra perfetti sconosciuti. Il Pra, dunque, non fa distinzioni e chiede, anche quando un genitore deve vendere o regalare l’auto al figlio, gli stessi documenti di un normale passaggio di proprietà.

Vediamo che cosa occorre e che cosa bisogna fare anche in casi particolari, come ad esempio nella successione di un auto da un genitore defunto.

Passaggio di proprietà dell’auto tra padre e figlio: cosa fare

Il passaggio di proprietà tra privati, quindi anche quello tra padre e figlio, deve essere fatto negli uffici dell’Aci o in quelli della Motorizzazione civile. Ma è anche possibile risolvere la pratica all’ufficio anagrafe del proprio Comune di residenza, purché sia quello in cui vivono sia il padre sia il figlio.

Ricordiamo, comunque, che da gennaio 2018 scompariranno la carta di circolazione ed il certificato di proprietà, che verranno saranno sostituiti con un documento unico (leggi i nostri articoli: Auto, soppressione Pra e addio bollo sul certificato di proprietà e Passaggio di proprietà auto in Comune senza notaio: come cambia ).

Passaggio di proprietà negli uffici Aci o Motorizzazione civile

Per fare il passaggio di proprietà tra privati, quindi anche tra padre e figlio, bisogna, innanzitutto, ufficializzare la cessione dell’auto: questo avviene con una dichiarazione di vendita, riportata sul retro del certificato di proprietà, con la firma del venditore e dell’acquirente, cioè del padre e del figlio, autenticate da un pubblico ufficiale.

Il passaggio di proprietà si può fare presso lo sportello telematico dell’automobilista che si trova negli uffici dell’Aci-Pra, della Motorizzazione Civile o delle delegazioni Aci abilitate a questo servizio. Occorre portare una marca da bollo da 16 euro e un documento di identità. Se la firma avviene presso la Motorizzazione Civile, bisogna chiedere al momento il passaggio di proprietà per avere la certezza giuridica dell’aggiornamento degli archivi. Se, invece, la firma viene autenticata presso altri uffici autorizzati, ci sono 60 giorni di tempo affinché venditore e compratore registrino il passaggio di proprietà all’Ufficio Provinciale dell’Aci – Pubblico Registro Automobilistico. Sarà il Pra a rilasciare il certificato di proprietà digitale aggiornato e a richiedere alla Motorizzazione Civile la nuova carta di circolazione.

Quali documenti servono

Per il passaggio di proprietà della macchina occorre presentare:

  • certificato di proprietà;
  • atto di vendita, cioè la dichiarazione del venditore con firma autenticata in bollo, redatta sul retro del certificato di proprietà. In alternativa, si può presentare l’atto di vendita in bollo con firma autenticata del vecchio e del nuovo proprietario o, ancora, un atto pubblico o sentenza in copia conforme all’originale;
  • nota di presentazione al Pra con il codice fiscale dell’acquirente;.
  • carta di circolazione e copia del modulo TT 2119 per richiederne l’aggiornamento;
  • fotocopia del documento di identità dell’acquirente;
  • autocertificazione di residenza dell’acquirente se non viene riportata sul documento presentato.

 

Quanto costa il passaggio di proprietà della macchina

Il costo del passaggio di proprietà cambia a seconda del luogo di residenza. Le Province hanno la facoltà di modificare l’importo base dell’Imposta Provinciale di Trascrizione al Pra fino ad un massimo del 30%.

Ecco le cifre:

  • imposta provinciale di trascrizione (Ipt): da un minimo di 150,81 euro per auto fino a 53 kw; 351 euro per auto fino a 100 kw; fino a 605,48 euro per veicoli da 150 kw in su;
  • emolumenti Aci: 27 euro;
  • imposta di bollo per la registrazione al Pra: 32 euro se si utilizza il certificato di proprietà come nota di presentazione oppure 48 euro se si utilizza il modello NP3C;
  • diritti Dipartimento Trasporti Terrestri (Dtt): 10,20 euro più eventuali costi di bollettini postali;
  • imposta di bollo per aggiornamento della carta di circolazione: 16 euro.

Questi costi aumentano se ci si rivolge per la pratica allo sportello di una delegazione Aci o ad un’agenzia autorizzata, che applicheranno le proprie tariffe di intermediazione.

E’ prevista la riduzione di un quarto dell’Ipt se la richiesta riguarda veicoli storici o speciali.

Sono esenti del pagamento dall’Imposta Provinciale di Trascrizione le auto per alcune categorie di disabili.

Il pagamento deve essere effettuato nello sportello in cui viene effettuato il passaggio di proprietà: l’Ufficio provinciale Aci – Pra (contanti o bancomat, no carte di credito), Motorizzazione Civile (con bollettini postali premarcati a disposizione negli uffici della stessa Motorizzazione) o nella delegazione Aci o agenzia di pratiche auto.

Donazione della macchina da padre a figlio: cosa fare e quanto costa

La donazione, così come descritta dal Codice civile [1], è «il contratto col quale, per spirito di liberalità, una parte arricchisce l’altra, disponendo a favore di questa di un suo diritto o assumendo verso la stessa un’obbligazione». Pertanto, da una parte consiste nell’arricchire una persona (in questo caso, il figlio che riceve la macchina dal padre) e non di offrirgli un semplice vantaggio, come nel caso del comodato. E dall’altra, è un atto di liberalità, cioè un contratto che si perfeziona solo quando viene accettata dal destinatario (in questo caso il figlio a cui il padre dona la macchina).

La donazione, pena la nullità, deve essere fatta con atto pubblico ed alla presenza di testimoni [2].

Per poter effettuare il passaggio di proprietà della macchina da padre a figlio tramite una donazione, è necessario, quindi, che ci sia:

  • un atto di donazione notarile redatto con la forma dell’atto pubblico;
  • l’accettazione della donazione da parte del figlio espressa nello stesso atto oppure con un atto successivo.

Se, invece, la donazione della macchina è di modico valore (in base al tipo di auto e alle condizioni economiche del donante) è possibile registrare il veicolo al Pra con la sola scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti ed autenticata a norma di legge [3].

Quali documenti servono

Per fare il passaggio di proprietà della macchina da padre a figlio dopo una donazione, servono questi documenti:

  • certificato di proprietà (o denuncia in caso di smarrimento o furto);
  • nota di trascrizione modello NP3C;
  • fotocopia di un documento di identità;
  • per i cittadini dell’Unione europea, copia del documento di identità attestante la residenza in Italia o dichiarazione sostitutiva [4] attestante la residenza in Italia, oltre al documento di identità di un Paese Ue;
  • per i cittadini extra Ue, copia del permesso di soggiorno (o della ricevuta del suo rinnovo) ed eventuale delega della formalità sottoscritta dal donatario;
  • documenti che attestino i poteri di firma se una delle parti è una persona giuridica e non sono stati certificati i poteri del rappresentante legale che ha sottoscritto l’atto.

Quanto costa il passaggio di proprietà della macchina per donazione

L’iscrizione al Pra in caso di donazione della macchina dal padre al figlio è soggetta al pagamento dell’Imposta Provinciale di Trascrizione (Ipt), sulla base della provincia di residenza o sede legale del beneficiario della donazione.

Per i residenti nelle province autonome di Trento e Bolzano è previsto il pagamento in misura fissa per le cessioni soggette a Iva.

Se il padre regala al figlio la macchina

Simile alla donazione, ma non del tutto uguale, il caso in cui il padre regali al figlio la macchina. Il figlio avrà, sicuramente, di che ringraziare il babbo: non ha dovuto tirar fuori i soldi per comprare l’auto. Ma poi si accollerà tutte le spese. Poco ma sicuro.

Non mancano i padri dal cuore tenero che, vedendo il figlio in difficoltà, gli dicono: «Te li do io i soldi per comprarti la macchina». Si tratta, a tutti gli effetti, di una donazione di denaro che ha, comunque, un risvolto da un punto di vista fiscale: dal pagamento delle tasse sulla donazione, all’eventuale accertamento sintetico, basato sul redditometro, in caso di spese consistenti. Per non parlare di come dimostrare la provenienza del denaro, qualora non sia stato usato uno strumento di pagamento tracciabile.

Se do soldi a mio figlio per comprare la macchina devo pagare le tasse?

Nel caso di una somma di denaro data in regalo, si devono pagare le imposte sulla donazione solo se il bene donato non è di «modico valore» (ne abbiamo parlato prima, nella parte dedicata all’iscrizione al Pra di una macchina dopo una donazione). Inoltre, nel caso di donazione di non modico valore, è necessario recarsi da un notaio con due testimoni (spesso forniti dallo stesso studio notarile): pertanto andrà pagato l’onorario del professionista, oltre a tutte le spese di registrazione dell’atto (in misura fissa pari a 200 euro). Figliolo, bada bene perché le tasse le pagherai tu: l’imposta sulla donazione, infatti, va versata dal beneficiario, non dal donatore.

Attenzione, però: non si paga l’imposta sulla donazione e quella di registro, oltre che per le donazioni di modico valore, anche sulle auto o su altri veicoli iscritti al Pra.

Se, invece, la somma di denaro viene data a titolo di prestito fruttifero – ossia produttivo di interessi – il maggior incremento economico per il donante derivante dal mutuo (e consistente, appunto, nella percezione degli interessi) andrà da lui indicato nella sua dichiarazione dei redditi.

Proprio per evitare che il fisco possa ipotizzare che dietro la donazione di una somma di denaro si configuri, in realtà, un prestito fruttifero di interessi è sempre meglio firmare una scrittura privata con cui le parti dichiarano che l’importo viene erogato a titolo di prestito infruttifero o di donazione. In questo modo, l’Agenzia delle Entrate non potrà sollevare obiezioni nei confronti del donante. Per i due modelli di scrittura privata vai qui: “Prestito tra familiari: la scrittura da firmare”.

Se mio padre mi dà dei soldi per la macchina il fisco potrebbe chiedermi la provenienza?

Quando una persona fa un acquisto di importo rilevante (come, appunto, una macchina), le spese per procurarsi l’auto e per mantenerla (assicurazione, bollo, benzina…) vengono analizzate da uno strumento detto “redditometro”. Serve all’Agenzia delle Entrate per verificare che il contribuente, sulla base dei dati indicati nella dichiarazione dei redditi, sia in grado di poter spendere tutti quei soldi. Insomma, se guadagno 2.000 ma spendo 3.000 per mantenere la macchina, all’Agenzia delle Entrate la cosa non quadra. E se c’è sproporzione, scatta l’accertamento fiscale.

Di recente la giurisprudenza ha chiarito che tale analisi va fatta anche tenendo conto del reddito dichiarato dalla famiglia naturale convivente (padre, madre, figli e coniugi) in virtù del fatto che, per pura solidarietà, è normale che un convivente presti o regali del denaro a chi ne ha bisogno (leggi “Donazioni di familiari contro redditometro”).

Dopo i controlli del Fisco, se la spesa effettuata con il denaro ottenuto in donazione risulta non giustificabile ed eccessiva rispetto al reddito dichiarato dal beneficiario, allora nei suoi confronti arriva l’accertamento sintetico (leggi “Donazioni di familiari contro redditometro”).

Ecco perché il contribuente deve essere sempre in grado di dimostrare che la somma spesa proviene da una donazione e non, invece – come presume il Fisco – da un «suo» reddito non dichiarato (incassato «in nero», tanto per capirci). La prova deve essere fornita solo attraverso documenti, ossia mediante la tracciabilità del pagamento: un bonifico, un assegno non trasferibile, ecc. Anche tra padre e figlio.

L’opportunità di utilizzo dello strumento tracciabile prescinde, in questo caso, dai divieti dell’uso del contante, perché quello in discussione è il problema della titolarità della somma e non la violazione delle norme sul riciclaggio.

L’Agenzia delle Entrate potrebbe effettuare l’indagine anche sul donante?

Nello stesso tempo, il Fisco potrebbe chiedere spiegazioni anche al soggetto donante, verificando se la somma donata al figlio per comprare la macchina sia compatibile con la sua dichiarazione dei redditi e non si tratti, anche in questo caso, di reddito non dichiarato.

Il problema si pone anche per il caso della cosiddetta “donazione indiretta” che si ha quando il donante, anziché dare la somma al beneficiario, acquista il bene (pagandolo in prima persona) e poi lo fa intestare dal venditore a quest’ultimo. Il caso, appunto, dell’auto fatta trovare al figlio sotto casa il giorno del suo compleanno. Avvolta da un bel nastro e con un biglietto di tanti auguri.

Cosa fare in caso di eredità dell’auto del genitore defunto

Veniamo ora al caso in cui non ci debba essere un passaggio di proprietà della macchina tra padre e figlio, diciamo così, «volontario» ma «forzato». In caso, cioè, in cui il genitore viene a mancare ed il figlio vuole o deve intestarsi l’auto del padre defunto.

In questo caso non si parla di un passaggio di proprietà vero e proprio ma di un’auto ereditata che va registrata ad un nuovo proprietario.

La prima cosa da fare è autenticare la firma dell’erede sull’atto di accettazione dell’eredità, il quale va registrato all’Ufficio del Pra insieme a quello in cui il figlio attesta la qualità di erede.

Quindi, sarà necessario compilare il modulo NP3C (in doppio originale), che riporta i dati della macchina, quelli del genitore defunto e quelli di chi eredita l’auto.

Questi documenti vanno consegnati al Pra insieme a:

  • il certificato di proprietà;
  • la carta di circolazione;
  • il modulo di richiesta di aggiornamento della carta di circolazione (mod. TT2119);
  • un documento d’identità dell’erede.

Il Pubblico registro automobilistico, gestito dall’Aci, rilascerà il certificato di proprietà digitale e chiederà alla Motorizzazione Civile di aggiornare la carta di circolazione (sempre prima dell’entrata in vigore della riforma che prevede il documento unico).

Se ci sono più eredi e soltanto uno di loro vuole intestarsi la macchina del padre, è necessario:

  • registrare l’atto di accettazione di eredità intestando la macchina a nome di tutti gli eredi;
  • poi, registrare l’atto di vendita delle quote ereditarie a favore di quell’erede che vuole intestarsi la macchina.

Quanto costa intestarsi l’auto del genitore defunto

Quando si eredita l’auto dal genitore defunto, per intestarsi la macchina bisogna pagare:

  • 27 euro di emolumenti Aci;
  • 48 euro di imposta di bollo per la registrazione al Pra;
  • 10,20 euro diritti Dtt (Dipartimento trasporti terrestri);
  • 16 euro per imposta di bollo per aggiornare la carta di circolazione.

Passaggio di proprietà da padre a figlio: l’assicurazione della macchina

Quando il padre dona o vende al figlio la sua macchina non c’è da pensare soltanto al passaggio di proprietà dell’auto ma anche a quello dell’assicurazione. A questo proposito, la Legge Bersani [5] in materia di assicurazioni auto, permette di ereditare la classe di merito di un parente. Il tutto, ovviamente, pensando ad un vantaggio non solo pratico ma anche economico.

Quando si può usufruire della Legge Bersani

Si può usufruire della Legge Bersani per il passaggio della classe di merito sull’assicurazione da padre a figlio quando:

  • si assume la classe di rischio di un altro proprio veicolo oppure di un parente di 1° grado: madre, padre, figlio, fratello, sorella, purché convivente (stessa residenza come da stato di famiglia);
  • si vende la propria auto ad un altro appartenente al nucleo familiare;
  • si stipula un contratto anche con una compagnia diversa da quella dell’attestato di rischio del parente.

Quando non si può usufruire della Legge Bersani

Non è possibile usufruire della classe agevolata Bersani in questi casi:

  • auto già assicurata, anche se per poco tempo;
  • stipula di un nuovo contratto su una auto che già aveva una assicurazione, in assenza di un passaggio di proprietà;
  • in tutti i casi in cui l’attestato di rischio è più vecchio di 5 anni.

Alcune compagnie richiedono, invece, che l’assicurazione da cui si prende la classe sia attiva.

Non è possibile ereditare la classe di un parente se non è nello stesso stato di famiglia (ad esempio, un figlio che non ha più la residenza con i genitori non può ereditare la classe del padre).

Quando non conviene ereditare la classe di merito

Attenti al trucco. Per attenuare gli effetti positivi per gli assicurati ma negativi per le compagnie, gli assicuratori hanno trovato degli escamotage. Infatti, a causa delle recenti politiche commerciali dei gruppi assicurativi, una polizza di assicurazione con una classe “ereditata” secondo la Legge Bersani, ha generalmente un costo più alto di una polizza con gli stessi parametri e stessa CU, ma «vera». La differenza, secondo le segnalazioni delle associazioni dei consumatori, può anche essere del doppio. Questo ha in parte vanificato i benefici della legge.

note

[1] Art. 769 cod. civ.

[2] Art. 782 cod. civ.

[3] Ex art. 7, legge 248/2006.

[4] Ex art. 46, DPR n. 445/2000.

[5] Legge n. 40/2007.

Autore immagine: 123rf.com

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4 Commenti

  1. E’ incredibile come cercano di fotterti in tutti i modi, specie nelle donazioni e regali. A livello di tassazioni siamo peggio che nel medio evo. Ke skifo….

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