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News Pignoramento sulla casa più facile per il fisco

News Pubblicato il 13 aprile 2017

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> News Pubblicato il 13 aprile 2017

Lotta all’evasione: la manovra correttiva 2017 facilita i compiti ad Agenzia delle Entrate-Riscossione nel pignoramento immobiliare, abbassando di fatto la soglia dei 120mila euro.

Diventa più facile il pignoramento della casa quando il creditore è il fisco (o meglio, l’agente della riscossione): con il decreto legge approvato ieri dal consiglio dei ministri, che integra l’ultima legge di bilancio – una vera e propria manovra correttiva – si stabilisce la possibilità di procedere all’esproprio quando l’insieme degli immobili posseduti dal debitore supera 120mila euro. Un vero e proprio assist ad Agenzia delle Entrate-Riscossione che dal 1° luglio 2017 sostituisce Equitalia nelle attività di recupero dei crediti erariali. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa cambia.

La legge [1] stabilisce attualmente una serie di limiti al pignoramento della casa da parte dell’Agente della riscossione. Innanzitutto, è vietato iscrivere ipoteca sugli immobili del debitore se il debito da questi accumulato è inferiore a 20mila euro.

Il secondo paletto è nella necessità di lasciar decorrere almeno sei mesi dall’iscrizione dell’ipoteca prima di poter procedere al pignoramento della casa.

Il terzo limite riguarda, invece, il pignoramento vero e proprio; esso è vietato se:

  • il totale del debito iscritto a ruolo è uguale o inferiore a 120mila euro;
  • il valore dell’immobile da pignorare, al netto delle passività ipotecarie, è inferiore a 120mila euro [2].

L’ultimo ostacolo riguarda la «prima casa». La norma vieta il pignoramento tutte le volte in cui l’immobile è l’unico di proprietà del debitore, a condizione comunque che sia accatastato come civile abitazione, non sia “di lusso” ed in esso il contribuente vi abbia fissato la propria residenza. Se, dunque, il debitore dovesse essere titolare anche di una semplice quota di altro immobile, la cosiddetta «prima casa» sarebbe pignorabile.

Attenzione: tale limite riguarda solo il pignoramento, ma non l’ipoteca che può essere quindi iscritta anche se si tratta dell’unico immobile del debitore.

La modifica appena approvata dal governo interviene sulla esatta quantificazione del valore dell’immobile da pignorare, limite fissato in 120mila euro. Con la riforma si precisa che, al fine del rispetto della condizione di legge, è sufficiente che il totale dei beni immobili posseduti dal debitore, e non più il singolo bene da espropriare, raggiunga l’importo dei 120mila euro. In buona sostanza viene agevolato il pignoramento immobiliare essendo più facile, in questo modo, raggiungere la soglia di legge (che, di fatto, è come se fosse stata abbassata). Infatti, per effetto della modifica, ai fini del pignoramento immobiliare i requisiti di valore sono rappresentati (oltre che dal non mutato importo del debito complessivo affidato all’agente della riscossione, che come abbiamo detto deve essere maggiore di 120mila euro) dal valore catastale del totale degli immobili posseduti, che deve essere pari almeno a 120mila euro.

Resta fermo il divieto di pignoramento dell’abitazione principale, a prescindere dall’entità del credito e dal valore dell’immobile.

note

[1] Art. 76, comma 2, del Dpr 602/73.

[2] La norma recita nel seguente modo «Il concessionario non procede all’espropriazione immobiliare se il valore del bene, determinato a norma dell’articolo 79 e diminuito delle passivita’ ipotecarie aventi priorita’ sul credito per il quale si procede, e’ inferiore all’importo indicato nel comma 1».

Autore immagine: 123rf com


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