Iva, arriva lo split payment per i professionisti

13 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 aprile 2017



L’Iva sulle fatture dei professionisti dal 1° luglio 2017 sarà versata all’erario direttamente dalle pubbliche amministrazioni.

Addio incassi Iva per i professionisti che fatturano a pubbliche amministrazioni e società quotate: dal 1° luglio, difatti, questi enti non verseranno più l’imposta sul valore aggiunto al professionista-fornitore, ma direttamente all’erario.

Questo meccanismo, detto split payment, “scissione dei pagamenti”, già operativo dal 2015, è stato dunque esteso anche ai lavoratori autonomi: la novità è contenuta nel decreto legge correttivo dei conti pubblici, che sta per essere approvato. Il decreto, difatti, ricomprende, tra le operazioni soggette allo split payment, anche le operazioni effettuate da fornitori che subiscono l’applicazione delle ritenute alla fonte sui compensi percepiti, quindi le operazioni effettuate dai liberi professionisti.

Ma come funziona, nel dettaglio, lo split payment e perché potrebbe essere un danno per i professionisti, posto che l’Iva va comunque pagata? Cerchiamo di capirlo facendo un breve punto della situazione.

Split payment: come funziona

Per capire come funziona la scissione dei pagamenti, dobbiamo prima capire come avviene il pagamento dell’Iva nei casi ordinari, in cui non si applica lo split payment.

Tizio, libero professionista, fa degli acquisti da Caio, suo fornitore, per un totale di 90 euro, su cui paga l’Iva al 22%, quindi paga in tutto 109,80 euro. Fattura a una pubblica amministrazione cliente un totale di 100 euro, su cui addebita il 22% di Iva, quindi incassa 122 euro.

Al momento della liquidazione Iva, solitamente trimestrale, Tizio dovrà versare i 22 euro di Iva incassati dalla p.a. detraendo i 19,80 euro pagati a Caio, cioè l’Iva sugli acquisti: Tizio deve dunque versare all’erario 2,20 euro.

Dal primo luglio 2017, con lo split payment, il meccanismo cambierà: Tizio, infatti, non incasserà più i 22 euro dalla p.a., ma sarà questa a versare i 22 euro all’erario.

Tizio, in sede di liquidazione Iva, non verserà dunque nulla, ma avrà un credito verso l’erario di 19,80 euro. Il cui rimborso, come ben sanno gli operatori del settore, non è sempre facile da ottenere. Per di più, Tizio si ritrova con un flusso di cassa diminuito.

Split payment: diminuisce la liquidità

La questione, in pratica, non verte su semplici partite di giro, ma crea notevoli problemi finanziari alle piccole partite Iva, come professionisti e microimprese. Peraltro, col Def, che imporrà l’obbligo del visto di conformità a partire dai 5.000 euro di credito Iva, anche per le semplici compensazioni, il recupero si fa ancora più in salita.

Secondo le stime degli operatori del settore, due anni di split payment hanno comportato mancati incassi Iva da parte delle imprese pari a 16 miliardi: la forte diminuzione dei flussi di cassa ha poi comportato 650 milioni di oneri in interessi che le imprese hanno dovuto versare alle banche per essere finanziate.

Questo succederà dunque anche ai professionisti. Secondo il segretario nazionale dell’Ordine dei Consulenti del lavoro Sergio Giorgini, difatti, tenuto conto che nessuna azienda o professionista ha un utile corrispondente al 22%, cioè all’aliquota Iva ordinaria, il mancato incasso dell’Iva costringerà il ricorso a prestiti e finanziamenti per far fronte alle normali operazioni.

Considerando, per di più, che i liberi professionisti subiscono anche la ritenuta d’acconto in fattura, il mancato incasso dell’Iva può dar luogo a rilevanti problemi di liquidità. Professionisti in perfetta regola con le imposte, dunque, e azzeramento del gap tra imposte dovute e imposte pagate, da un lato, contro l’azzeramento della liquidità e la probabile chiusura dell’attività, dall’altro lato.


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