HOME Articoli

Lo sai che? Disoccupato, ma con casa di proprietà: che rischio?

Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 13 aprile 2017

Legittimo l’accertamento fiscale se i redditi del contribuente sono troppo bassi per mantenere la casa e mancano i bonifici dei genitori.

Chi acquista casa e ne sostiene i costi di gestione, ma nello stesso tempo non ha un reddito adeguato a tali oneri, deve dimostrare all’Agenzia delle Entrate da dove provengono tali soldi. Il contribuente che sostiene le spese connesse alla proprietà di un immobile (come tasse, condominio, utenze, eventuale mutuo) dimostra infatti un tenore di vita che deve trovare corrispondenza nella sua dichiarazione dei redditi; se così non dovesse essere, egli rischia l’accertamento fiscale. Lo hanno chiarito i giudici della Commissione Tributaria Regionale di Roma [1] ribadendo un principio non solo giuridico, ma anche matematico: disoccupato, ma con casa di proprietà… com’è possibile?

Chi ha un reddito basso o, peggio, è senza lavoro difficilmente riesce a sostenere i costi di gestione di un appartamento, anche piccolo. Due sono le alternative: o i soldi gli sono stati regalati da terzi o il contribuente ha redditi nascosti. Pertanto, se il contribuente non riesce a dimostrare la prima circostanza, è inevitabile che l’agenzia delle Entrate faccia scattare l’accertamento fiscale. In altre parole, il fisco presume e imputa in capo al contribuente un reddito superiore a quanto da lui stesso dichiarato (il reddito necessario cioè a mantenere l’immobile) e su di esso calcola ulteriori tasse con le relative sanzioni per l’evasione. Quindi gli notifica l’ordine di pagamento.

Come si difende il contribuente? Non gli basta di certo sostenere che i soldi provengono da familiari: deve anche dimostrarlo. E tale dimostrazione non può avvenire con testimonianze – vietate nel processo tributario – ma unicamente con i bonifici sul proprio conto corrente. Dunque, ribadisce la sentenza in commento, l’accertamento a fini Irpef è legittimo se i redditi del contribuente e del coniuge non sono elevati e idonei al mantenimento delle proprietà e se non risultano, dalle movimentazioni sul conto bancario, bonifici provenienti dai genitori che lo aiutano economicamente.

Sbaglia quindi chi, per dimostrare gli aiuti economici da parte dei genitori, si fa rilasciare da questi ultimi delle dichiarazioni scritte che però non trovano corrispondenza poi nelle movimentazioni dei conti correnti bancari. Senza contare che le dichiarazioni testimoniali – anche se scritte – non hanno alcun valore davanti alla Commissione Tributaria.

note

[1] Ctr Roma sent. n. 551/17.

Autore immagine: 123rf com


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

1 Commento

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI