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Querela per schiamazzi: quando e come

13 aprile 2017


Querela per schiamazzi: quando e come

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 aprile 2017



Se vuoi querelare il vicino di casa per schiamazzi notturni assicurati che, insieme a te, ad essere disturbate vi siano anche altre persone.

«Molto rumore per nulla»: inutile sporgere querela per schiamazzi quando a sentire il frastuono del vicino di casa sei solo tu e, magari, il suo dirimpettaio. Questo perché il reato di disturbo della quiete pubblica scatta solo se ad essere molestate sono numerose persone come, ad esempio, gran parte dei condomini dello stesso edificio o quelli dei palazzi accanto. Così, se manca la specificazione sul numero di persone che si sono lamentate del fastidio, l’autore del rumore se la cava con l’assoluzione. Lo ha chiarito la Cassazione con una sentenza pubblicata ieri [1].

Nel caso di schiamazzi, il confine tra la responsabilità civile e quella penale è assai labile. Per poter parlare del reato di «disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone» è necessario un dettaglio fondamentale: il numero dei soggetti infastiditi dai rumori:

  • se si parla di una o poche persone, siamo nell’ambito della responsabilità civile per immissioni rumorose;
  • ricadiamo invece nell’ambito penale, invece, se i soggetti molestati sono un numero indeterminabile per via della propagazione dei rumori (tutti gli abitanti del quartiere, i condomini dello stesso edificio, i proprietari delle villette a schiera, ecc.).

Sul piano degli effetti giuridici, le differenze tra querela e causa civile sono numerose.

Innanzitutto il procedimento penale è volto solo all’applicazione della sanzione nei confronti del colpevole (peraltro con la possibilità dell’archiviazione del procedimento per «tenuità del fatto»). Quello civile, invece, ha lo scopo di ottenere il risarcimento del danno e all’ordine di cessazione dei rumori.

 

Per avviare il procedimento penale, è sufficiente una telefonata alle autorità di pubblica sicurezza (polizia, vigili o carabinieri) che – intervenute sul posto – stileranno il verbale ed eventualmente, raccoglieranno dichiarazioni degli interessati per poi procedere alla trasmissione alla Procura della Repubblica. Eventualmente ci si può recare anche da soli presso la stazione dei Carabinieri e sporgere denuncia-querela.

Per la causa civile invece è necessario recarsi da un avvocato, anticipare le spese del giudizio e attendere l’esito della causa che potrebbe arrivare dopo numerosi anni.

Anche i termini per agire sono completamente diversi: 3 mesi per il reato, 5 anni per l’azione civile.

Nel giudizio civile, poi, le prove sono a carico dell’attore che non potrà testimoniare; in quello penale, invece, si tratta di un onere del pubblico ministero e la parte lesa è testimone della molestia subita.

Poste le numerose differenze tra reato di disturbo alla quiete e illecito civile di immissioni rumorose, i giudici fanno riferimento alla «omessa indicazione, da parte del pubblico ufficiale denunziante, se la segnalazione di rumori molesti fosse venuta da uno solo o da più abitanti della zona».

Questa lacuna conduce alla conferma dell’assoluzione pronunciata in appello. Ciò perché «i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare».

Il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone

Meglio conosciuto come «disturbo della quiete pubblica», il reato di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone rientra nelle contravvenzioni previste dal codice penale, tutela l’ordine pubblico, inteso sia quale pubblica tranquillità che come quiete privata.

Il codice penale [2] prevede due fattispecie autonome di reato:

  • disturbare le occupazioni o il riposo delle persone, o gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici, mediante schiamazzi o rumori, o abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, o suscitando o non impedendo strepiti di animali;
  • esercitare una professione o un mestiere rumoroso contro le disposizioni della legge o le prescrizioni dell’Autorità.

Il reato si consuma nel momento in cui si realizza l’attività rumorosa idonea ad arrecare disturbo, a prescindere dall’esistenza del dolo o della colpa.

La pena per la prima condotta è l’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a euro 309; per la seconda è l’ammenda da euro 103 a euro 516.

Si può procedere d’ufficio, anche senza una querela o una segnalazione di parte.

note

[1] Cass. sent. n. 18416/17 del 12.04.2017.

[2] Art. 659 cod. pen.

Corte di Cassazione, sez. VI Penale, sentenza 15 marzo – 12 aprile 2017, n. 18416
Presidente Rotundo – Relatore Villoni

Ritenuto in fatto

Con la sentenza impugnata il Tribunale di Firenze ha mandato assolto M. B. dalle accuse di resistenza a pubblico ufficiale (art. 337 cod. pen., capo A) e di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone (art. 659 cod. pen., capo B) con la formula perché il fatto non sussiste.
2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso diretto per cassazione il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Firenze, che deduce assenza e illogicità della motivazione per avere il giudice ritenuto la condotta di cui al capo A ‘deprecabile’ ma non finalizzata ad una resistenza diretta ad impedire il compimento dell’atto d’ufficio, argomentazione che reputa apodittica.
Il PM deduce, inoltre, violazione di legge riguardo alla contravvenzione di cui al capo B, la cui sussistenza il giudice avrebbe fatto erroneamente dipendere dal numero delle lamentele espresse dai vicini di casa dell’imputato.

Considerato in diritto

1. Il primo motivo del ricorso riguarda la motivazione del provvedimento impugnato ed è pertanto improponibile per violazione del disposto dell’art. 569, comma 3 cod. proc. pen.; né si verte in ipotesi di conversione del ricorso in appello, dal momento che la motivazione censurata appare congrua rispetto a fattispecie del tutto peculiare, correttamente apprezzata dal giudice come ‘condotta isolata, d’istinto e non finalizzata ad una resistenza diretta ad impedire il dell’atto di ufficio’.
2. Il secondo motivo d’impugnazione è, invece, infondato, poiché il giudice ha correttamente evocato l’assenza di diffusività del rumore in ipotesi cagionato dall’imputato per escludere la ricorrenza della contravvenzione di cui all’art. 659, comma 2 cod. pen. e in tal senso va letto il riferimento all’omessa specificazione da parte del pubblico ufficiale denunziante se la segnalazione di rumori molesti fosse venuta da uno solo o da più abitanti della zona.
«La rilevanza penale della condotta produttiva di rumori, censurati come fonte di disturbo delle occupazioni e del riposo delle persone, richiede» infatti «l’incidenza sulla tranquillità pubblica, in quanto l’interesse tutelato dal legislatore è la pubblica quiete, sicché i rumori devono avere una tale diffusività che l’evento di disturbo sia potenzialmente idoneo ad essere risentito da un numero indeterminato di persone, pur se poi concretamente solo taluna se ne possa lamentare» (Sez. 1, sent. n. 47298 del 29/11/2011, I., Rv. 251406 e conf. con precisazioni Sez. 1, sent. n. 45616 del 14/10/2013, V. e altro, Rv. 257345).

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

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1 Commento

  1. Buongiorno :A parte il rumore che producono i vicini ,ma per l’abuso edilizio a cosa va in contro il mio vicino ?????’

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