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Bugie all’assicurazione: quando non spetta il risarcimento

14 aprile 2017


Bugie all’assicurazione: quando non spetta il risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 aprile 2017



Le reticenze e le menzogne sul rischio assicurato non sempre implicano l’esonero di responsabilità dell’assicurazione in caso di infortunio.

Attenzione a quando stipuli una polizza con l’assicurazione: se non sei sincero e nascondi qualche circostanza che potrebbe determinare un aggravio del premio non avrai poi diritto al risarcimento qualora si verifichi l’infortunio assicurato. Il cliente ha infatti l’obbligo di non tacere nulla di cui sia a conoscenza: eventuali reticenze saranno utilizzate contro di lui nel momento della richiesta del risarcimento. A sanzionare le bugie all’assicurazione è lo stesso codice civile, di recente interpretato dalla cassazione.

Si pensi al caso di una persona che, nello stipulare una polizza sulla vita, ometta di dire di essere stato operato, anni addietro, di tumore. O al caso di chi, nello stipulare una polizza infortuni sulla responsabilità professionale, dichiari un reddito inferiore a quello percepito, così facendo credere che il proprio volume di affari (e quindi il rischio) non sia elevato. È anche il caso dell’automobilista che, nell’assicurare l’auto contro il furto, faccia credere all’assicurazione di avere un garage dove mettere tutte le notti l’auto, mentre non è così.

Non è invece l’ipotesi di chi, nella stipula di una assicurazione che copra le spese di ricovero per malattia, dichiari di aver fatto esami di routine, senza però sapere che, già in quel momento, è affetto da malattia che poteva essere diagnosticata se solo fossero state fatte indagini più approfondite.

Ma procediamo con ordine e vediamo quando e come sono punite bugie e reticenze dette all’assicurazione.

Bugie all’assicurazione: cosa prevede la legge?

A norma del codice civile [1], le dichiarazioni inesatte e le reticenze del contraente, relative a circostanze tali che l’assicuratore non avrebbe dato il suo consenso o non lo avrebbe dato alle medesime condizioni se avesse conosciuto il vero stato delle cose, sono causa di annullamento del contratto quando il contraente ha agito con dolo o con colpa grave.

Per «dichiarazione inesatta» si intende ogni dichiarazione fornita dall’assicurato da cui deriva una rappresentazione non veritiera circa alcuni elementi del rischio o, complessivamente, di tutto il rischio assicurato.

Per «dichiarazione reticente» si intende invece quel comportamento dell’assicurato quando, nel descrivere il rischio all’assicurazione, omette degli elementi con coscienza e intenzione.

Non è punita solo la «malafede» (ossia il «dolo»), ma anche la «colpa grave», ossia la grossolana negligenza nella rappresentazione del rischio da parte dell’assicurato. Quindi, non è punita solo la bugia, ma anche la dimenticanza grave. Il cliente deve infatti consentire all’assicurazione di avere una chiara conoscenza del rischio da assicurare, anche al fine di quantificare con esattezza l’ammontare del premio che deve essere commisurato al predetto rischio.

 

Bugie all’assicurazione: quando si perde il risarcimento?

La Cassazione [2], di recente, ha affrontato il tema delle bugie e delle dimenticanze all’assicurazione stabilendo che, in tali casi, non sempre si perde il diritto al risarcimento. In particolare, la reticenza dell’assicurato è causa di annullamento del contratto di assicurazione quando si verifichino tutte le tre seguenti condizioni:

  • la dichiarazione del cliente assicurato è inesatta o reticente;
  • la dichiarazione è resa con dolo o colpa grave;
  • la reticenza è stata determinante nella formazione del consenso dell’assicuratore, ossia senza quella “dimenticanza” le condizioni di polizza sarebbero state diverse. Se, invece, nulla sarebbe cambiato anche rappresentando il vero all’assicuratore, il risarcimento non può essere negato.

Sempre la Cassazione ha detto [3] che il contratto di assicurazione è annullabile quando l’assicurato abbia, con coscienza e volontà, omesso di riferire all’assicuratore, nonostante gli sia stata rivolta apposita domanda, circostanze suscettibili di esercitare una effettiva influenza sul rischio assicurato (nel caso di specie, l’assicurato non poteva non sapere – e non ricordare – di essere stato operato alla prostata cinque anni prima della stipula del contratto di assicurazione, trattandosi di una patologia la cui gravità deve ritenersi non solo avvertita nel dato momento, ma, ancor di più, permanente nel tempo fosse anche in ipotesi di eventuale guarigione).

Nel momento in cui l’assicurato si macchia di reticenze o dichiarazioni inesatte all’assicurazione, abbiamo detto che è necessario il dolo (ossia la malafede) o la colpa. Nel primo caso non è necessario che il cliente ponga in comportamenti artifici o altri raggiri, ma è sufficiente la sua coscienza e volontà di rendere una dichiarazione inesatta o reticente. Quanto alla colpa grave, occorre invece che la dichiarazione inesatta o reticente sia frutto di una grave negligenza che presupponga la coscienza dell’inesattezza della dichiarazione o della reticenza in uno con la consapevolezza dell’importanza dell’informazione, inesatta o mancata, rispetto alla conclusione del contratto ed alle sue condizioni [4].

note

[1] Art. 1892 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 416/17 dell’11.01.2017.

[3] Cass. sent. n. 16284/2015.

[4] Cass. sent. n. 12086/2015.

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