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Lo sai che? Si può pignorare una casa donata al figlio?

Lo sai che? Pubblicato il 17 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 aprile 2017

Il pignoramento della casa oggetto di donazione a un figlio può avvenire entro 1 anno senza bisogno di revocatoria, altrimenti entro 5 anni.

Per chi svolge attività commerciali o, comunque, ha un lavoro facilmente esposto al rischio di debiti, tutelare il patrimonio immobiliare familiare costituisce un’esigenza di non poco conto, cui pochi istituti attualmente possono fornire una risposta soddisfacente. Se hai letto la nostra guida sull’abolizione del fondo patrimoniale, saprai bene che oramai i creditori non trovano più un ostacolo in questo strumento, a lungo usato dalle famiglie italiane per tutelare la casa dal pignoramento. Specie se il creditore è il fisco, l’agente per la riscossione esattoriale o qualsiasi altro creditore che ignorava la circostanza che il debito fosse stato contratto per scopi estranei alla famiglia. Ecco perché sempre più famiglie trovano nella donazione un’alternativa più o meno valida alle loro esigenze e possibilità. Si tratta, però, di una soluzione costosa per via delle imposte e delle spese notarili. Naturale allora che, prima di procedere, ci si chieda se si può pignorare una casa donata al figlio o a qualsiasi altro familiare. Ebbene, la soluzione è unica sia che il figlio sia minore d’età (nel qual caso, però, c’è la necessità di ottenere il consenso – abbastanza scontato – del giudice tutelare) o maggiorenne. E, purtroppo, a determinate condizioni ed entro specifici limiti di tempo, la risposta è affermativa: la donazione di una casa a un figlio non salva l’immobile dal pignoramento. Non sempre almeno. Insomma, se il creditore si muove per tempo, è impossibile evitare l’asta giudiziaria e la conseguente espropriazione. Ma procediamo con ordine e cerchiamo di capire quando si può pignorare una casa donata al figlio e quando, invece, la casa è salva dal pignoramento.

Casa regalata ai figli: si può pignorare?

La prima cosa che deve sapere chi ha debiti e intende procedere alla donazione della casa al figlio è che quest’atto è estremamente traballante fino a un anno da quando è stato concluso e firmato dal notaio. Questo perché, se in quest’anno un creditore trascrive il pignoramento nei pubblici registri immobiliari, questi potrà pignorare la casa donata al figlio indipendentemente dal fatto che non abbia prima fatto un’azione revocatoria o, comunque, non sia prima passato dal tribunale avviando una causa. Egli, insomma, può agire nei confronti del nuovo titolare dell’immobile (il figlio) benché questi non sia il suo effettivo debitore e non abbia con lui alcun rapporto. Come è possibile? Lo prevede il codice civile [1], modificato con una riforma di due anni fa che, invero, non ha incontrato il favore di chi ha debiti.

Facciamo un esempio per comprendere meglio di cosa si tratta. Immaginiamo che una persona, il 1° febbraio 2017, concluda dal notaio un atto di donazione della casa in favore del proprio figlio ed il notaio trascriva tale atto nei pubblici registri immobiliari una settimana dopo. Avviene però che il 3 gennaio 2018 – e quindi a meno di un anno da tale pignoramento – un creditore inizi un pignoramento (trascrivendolo nei registri) nei confronti dell’immobile donato al figlio. Ebbene, la causa può essere ugualmente sottoposta ad esecuzione forzata nonostante sia stata donata.

Questo meccanismo non vale solo nel caso di donazione, ma anche di inserimento della casa in un fondo patrimoniale o in un trust.

Cosa deve fare, allora, il proprietario di una casa che voglia donare l’immobile al figlio? Per stare tranquillo ed evitare il pignoramento dovrà vedere il proprio bene prima ancora di contrarre un debito o, comunque, prima che il creditore abbia avviato, nei suoi confronti, una causa per ottenere la sua condanna al pagamento della somma di denaro. Questo perché il meccanismo che abbiamo appena descritto opera solo se il creditore è munito di un «titolo esecutivo», ossia di un atto – come una sentenza o un decreto ingiuntivo – che gli imponga di pagare una somma di denaro a un’altra persona.

Se, invece, il debitore ha ricevuto una cartella di pagamento le cose vanno peggio perché, in questo caso, l’Agente per la riscossione non ha l’obbligo di avviare prima una casa: la cartella è, infatti, già un titolo esecutivo e consente di avviare il pignoramento decorsi 60 giorni dalla sua notifica.

A questo punto sai che, con estrema facilità, è possibile pignorare una casa donata al figlio entro un anno dalla donazione stessa. Ma che succede decorsi 12 mesi? Le cose si complicano per il creditore, ma non troppo. La legge infatti gli consente ugualmente di avviare l’esecuzione forzata sull’immobile, ma in questo caso non direttamente, ma solo nel rispetto di tre condizioni:

  • deve prima avviare una causa in tribunale: la cosiddetta «azione revocatoria»;
  • la causa deve essere avviata entro massimo 5 anni dalla donazione: se questo termine scade, la donazione diventa definitiva e non può essere più impugnata o messa in più in discussione;
  • nel corso della causa, il creditore deve dimostrare che il debitore, nel donare al casa al figlio, era in malafede. Come si dimostra la malafede? Facile: bisogna dare la prova che, a parte la casa donata al figlio, il debitore non ha altri beni che possano, in caso di pignoramento, soddisfare le pretese del creditore. Ad esempio: se il debitore è titolare di altri immobili ugualmente appetibili e ha donato solo uno di questi al proprio familiare, l’azione revocatoria non può essere esercitata; viceversa, se ha donato il suo unico immobile, rimanendo del tutto privo di altri beni pignorabili, è evidente la sua malafede, ossia l’intento fraudolento dell’atto; pertanto esso può essere revocato.

Un errore che si commette spesso è di ritenere che l’azione revocatoria possa essere esercitata dal creditore solo dopo che questi abbia ottenuto un titolo esecutivo, ossia una sentenza di condanna o un decreto ingiuntivo nei confronti del debitore. Da qui una serie di manovre dilatorie per allungare i tempi del processo o far sì che il creditore possa agire il più tardi possibile. Non è così. L’azione revocatoria, che ha fini cautelativi per il creditore, viene concessa ancor prima che il credito sia divenuto definitivo. Insomma, se ad esempio il creditore ha notificato un decreto ingiuntivo a una persona e questa ha proposto opposizione, il creditore può ugualmente esercitare l’azione revocatoria prima ancora della fine della causa.

Che può fare il debitore che vuol donare la casa al figlio? Dovrà, anche in questo caso, procedere il più presto possibile e, se ha la lungimiranza per comprendere che le “cose si mettono male”, farlo prima ancora che il suo debito si manifesti in modo conclamato.

Invece, se decorrono i cinque anni dall’atto notarile, la donazione diviene definitiva e non può più essere impugnata. Questo significa che solo dopo cinque anni non si può più pignorare una casa donata al figlio.

note

[1] Art. 2929bis cod. civ.

[2] Art. 2901 cod. civ.

Autore immagine: 123rf com


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