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Disoccupazione, i contributi figurativi non abbassano la pensione

6 Maggio 2017 | Autore:


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Indennità di disoccupazione Naspi: i contributi figurativi non possono diminuire l’ammontare della pensione. 

I contributi figurativi accreditati dall’Inps sulla Naspi, cioè sull’indennità di disoccupazione, non possono abbassare l’importo della pensione: è quanto chiarito dalla Corte Costituzionale con una recente sentenza [1], che ha stabilito l’illegittimità di una nota legge del 1982 [2] in materia di pensioni, nella parte in cui non prevede la possibilità per un lavoratore di non contare i periodi di disoccupazione, per non vedere diminuito l’importo del trattamento.

Nel dettaglio, la Corte Costituzionale ha chiarito che, se l’interessato ha già maturato i requisiti utili al pensionamento e ha percepito contributi per disoccupazione nel periodo utilizzato per il calcolo, ha il diritto di avere una pensione non inferiore a quella che otterrebbe scorporando il periodo non lavorato.

I contributi figurativi sulla disoccupazione, infatti, possono abbassare l’importo della quota retributiva della pensione, perché il calcolo retributivo si basa sugli ultimi anni di reddito: abbassandosi il reddito, dunque, si abbassa anche l’importo della pensione. Scomputando questi periodi, invece, questo non può accadere; peraltro, per il lavoratore, oltre alla possibilità di eliminare i periodi di disoccupazione, nei casi in cui abbia comunque perfezionato il diritto alla pensione senza contare i periodi di Naspi, esiste anche la possibilità di neutralizzare i periodi stessi, ai fini della quota retributiva della pensione.

Ma procediamo per ordine e vediamo come si calcolano i contributi figurativi sulla Naspi e quali sono le modalità per evitare che i periodi di disoccupazione impattino negativamente sulla pensione.

Naspi: come si calcola l’assegno mensile

L’indennità Naspi è erogata su base mensile; l’ammontare spettante si calcola in questo modo:

  • bisogna innanzitutto sommare le retribuzioni imponibili ai fini previdenziali degli ultimi 4 anni;
  • bisogna poi dividere la cifra ottenuta per il numero di settimane di contribuzione e moltiplicare il risultato per il numero 4,33 (per rapportare l’indennità al mese, perché un mese, per l’Inps, vale 4,33 settimane);
  • se l’importo mensile così ottenuto è pari o inferiore a 195 euro, la Naspi è pari al 75% del predetto importo (ad esempio se l’imponibile medio è pari a 1000 euro, la Naspi sarà pari a 750 euro);
  • se l’importo è superiore a 1.195 euro, l’indennità Naspi deve essere così quantificata: 75% di 1.195 euro, più il 25% della differenza tra 1.195 euro ed il maggior importo, sino ad un limite massimo erogabile di 1.300 euro.

Facciamo un esempio per capire meglio quest’ultimo caso: se l’imponibile medio è 1.250 euro, l’indennità Naspi è pari a: 896,25 (75% di 1195) più il 25 % di 55 (differenza tra 1250 e 1195), ossia pari a 896,25 +13,75.

In ogni caso, comunque, l’assegno Naspi non può mai superare i 1.300 euro.

Bisogna poi tenere conto del fatto che la Naspi si riduce del 3% ogni mese, a decorrere dal primo giorno del quarto mese di fruizione.

Naspi: per quanti mesi si ha diritto all’assegno

Per quanto concerne la durata, la Naspi è corrisposta, come appena visto, su base mensile, per un numero di settimane pari alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni.

In pratica, se Tizio ha lavorato per 3 anni e 6 mesi negli ultimi 4 anni, avrà diritto a 1 anno e 9 mesi di Naspi.

Non sono però contati i periodi contributivi che hanno già dato luogo a erogazione delle prestazioni di disoccupazione (come l’Aspi, la Mini Aspi, la vecchia DS o DS a requisiti ridotti, e la mobilità), anche nei casi in cui dette prestazioni siano state fruite in unica soluzione in forma anticipata.

Naspi: i contributi figurativi

La contribuzione figurativa Naspi rappresenta l’importo dei contributi accreditati direttamente dall’Inps per i periodi di disoccupazione: in particolare è stato precisato, da una recente circolare [3], che i contributi figurativi possono essere riconosciuti entro un limite di retribuzione pari a 1,4 volte l’importo massimo mensile della Naspi.

Ciò significa che, essendo l’importo massimo mensile della Naspi pari a 1.300 euro, la contribuzione figurativa è riconosciuta entro il limite di 1.820 euro al mese (1.300 euro per 1,4).

Questo limite, però, come anticipato, può influire negativamente sull’assegno, abbassando la retribuzione pensionabile: le quote della pensione calcolate col sistema retributivo, difatti, si basano sulle retribuzioni possedute negli ultimi 5 e 10 anni. Per evitare un peggioramento del trattamento, allora, si deve utilizzare una procedura particolare, detta neutralizzazione.

Naspi: come si calcolano i contributi figurativi

Per valutare correttamente, ai fini della pensione, i periodi di Naspi, bisogna innanzitutto determinare l’esatto ammontare dei contributi figurativi. Nel dettaglio, i contributi figurativi per i periodi di Naspi si calcolano nel modo seguente:

  • si individua la retribuzione imponibile media mensile degli ultimi 4 anni;
  • se è inferiore a 820 euro mensili, cioè al massimale Naspi moltiplicato per 1,4 volte, per determinare i contributi figurativi si deve moltiplicare l’imponibile per l’aliquota contributiva vigente (il 33% per la generalità dei lavoratori dipendenti);
  • se è superiore a 820 euro, la retribuzione imponibile media va ridotta sino a tale cifra, quindi diventa pari a 1.820 euro mensili: i contributi devono essere allora calcolati moltiplicando questo ammontare per l’aliquota contributiva.

In quest’ultimo caso, però, se il lavoratore dipendente è soggetto al calcolo retributivo o misto della pensione, il periodo di Naspi viene neutralizzato, cioè considerato neutro per non peggiorare l’ammontare della pensione, nel caso in cui la retribuzione pensionabile risulti ridotta dal periodo di disoccupazione.

Naspi: la neutralizzazione del periodo

Se la retribuzione pensionabile (per quanto riguarda la quota del trattamento calcolato col metodo retributivo) viene ridotta dai contributi figurativi sulla Naspi, è necessario neutralizzare i periodi in cui è stata percepita l’indennità di disoccupazione. Per farlo, le due quote di pensione calcolate col metodo retributivo, la quota A e la quota B, vanno determinate senza inserire la retribuzione figurativa riferita alla Naspi, quindi neutralizzando il periodo di disoccupazione.

In pratica, per neutralizzare il periodo, questo si deve eliminare dal calcolo, inserendo al suo posto i periodi precedenti andando a ritroso, sino ad arrivare a considerare, rispettivamente, le 260 settimane di retribuzione precedenti al pensionamento, per la quota A e le 520 settimane per la quota B.

Nessuna neutralizzazione, invece, va fatta se la retribuzione pensionabile risulta uguale o più alta con l’inserimento della retribuzione figurativa Naspi, in quanto non viene abbassata dai contributi figurativi sulla disoccupazione.

Naspi e calcolo contributivo della pensione

Per quanto riguarda la quota della pensione soggetta al calcolo contributivo (che comprende gli anni dal 2012 in poi per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 1995, diversamente parte dal 1996; comprende l’intera vita lavorativa per chi ha optato per tale sistema), non deve essere fatta alcuna neutralizzazione.

I contributi figurativi per i periodi di Naspi, anche se calcolati sul massimale (nel caso in cui l’imponibile medio risulti più alto di 1.820 euro), difatti, non peggiorano la pensione (o la quota di pensione) calcolata col metodo contributivo, perché si aggiungono al montante posseduto dal disoccupato, cioè alla somma dei contributi accreditati. Questo perché il sistema contributivo considera, per calcolare la pensione, i contributi del lavoratore e non gli ultimi stipendi.

Naspi: eliminazione dei periodi di disoccupazione

In base alla nuova sentenza della Corte Costituzionale, da ora in poi sarà possibile non solo neutralizzare i periodi di Naspi, ma anche eliminarli, nel caso in cui l’interessato raggiunga i requisiti per la pensione indipendentemente dai contributi figurativi sulla disoccupazione. È possibile non computare i contributi figurativi Naspi se questi sono accreditati nelle ultime 260 settimane antecedenti la decorrenza della pensione.


note

[1] C. Cost, sent. n. 82/2017.

[2] L. 297/1982.

[3] Inps Circ. n. 94/2015.


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2 Commenti

  1. Buongiorno, mia moglie al 31/10/2017 verrà licenziata per motivo oggettivo(soppressione del posto di lavoro) ed entrerà in Naspi per ulteriori 24 mesi fino a maturare i 42 anni e 3 mesi per la pensione anticipata. Nel suo caso potrà usufruire della netraulizzazione dei contributi Naspi? (percepisce 2118€ lordi di stipendio a fronte dei 1820€ che gli verrebbero conteggiati in Naspi). Stamattina all’Inps, l’impiegato alle pensioni ha detto che non è esiste la neutralizzazione. Grazie e saluti

  2. Salve, sono stato appena licenziato, ho 57 anni e ho 25 anni di contributi versati, se accedo all’indennità di disoccupazione di 2 anni questi corroderanno la pensione che mi toccherà al raggiungimento dell’età pensionabile?

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