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Cosa significa processo per direttissima?

8 maggio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 maggio 2017



Se un soggetto viene arrestato in flagranza o confessa può essere processato per direttissima. Che significa? Che avrà sconti di pena? 

Processo per direttissima: cos’è?

Il giudizio direttissimo [1] è un procedimento penale speciale, caratterizzato dalla mancanza dell’udienza preliminare e della fase predibattimentale nel giudizio ordinario penale. L’organo competente è generalmente il tribunale monocratico.

Si ricorre al processo per direttissima in presenza di due requisiti fondamentali:

  1. l’arresto in flagranza;
  2. la confessione.

 

Processo per direttissima: quando?

Solo il pm può instaurarlo se ricorrono queste ipotesi. Vediamo di capire meglio:

  • quando la persona viene arrestata in stato di flagranza di un reato, il pm – se non ritiene di dover archiviare il procedimento – può presentare l’imputato in stato d’arresto direttamente davanti al giudice del dibattimento per la convalida dell’arresto e il contestuale giudizio, entro quarantotto ore dall’arresto;
  • se l’arresto viene convalidato perché regolare, una volta sentiti gli agenti di polizia intervenuti e l’arrestato, si procede immediatamente al giudizio;
  • se l’arresto non viene convalidato, il giudice restituisce gli atti al pm, fermo restando che è comunque possibile procedere al giudizio direttissimo se sia l’imputato che il pm vi consentono. Questa ipotesi si ha quando la persona nel corso dell’interrogatorio abbia reso confessione. Se si trova in custodia cautelare viene presentata all’udienza entro trenta giorni dalla registrazione della notizia di reato nell’apposito registro. Se la persona, invece, è libera viene citata a comparire ad una udienza nel medesimo termine.

Come abbiamo detto, quindi, per decidere se convalidare o meno l’arresto, il giudice ascolta la relazione degli agenti di polizia intervenuti, le difese dell’arrestato (che può anche avvalersi della facoltà di non rispondere tranne per comunicare le generalità, cioè i suoi dati anagrafici) e ascolta le eventuali richieste di misure cautelari (ad esempio, la custodia cautelare in carcere, il divieto di espatrio, l’allontanamento dalla casa familiare, ecc…) del pm.

Se il giudice decide di non convalidare l’arresto, restituisce gli atti al pm che, se lo ritiene necessario, procede a integrare le indagini, chiedendo il rinvio a giudizio. Il quest’ultimo caso, cioè, il pm ritiene che vi siano elementi sufficienti per instaurare un processo vero e proprio a carico dell’imputato e per una condanna. Si legga, in proposito, Rinvio a giudizio: cos’è e chi lo decide.

Processo per direttissima: come funziona?

Se il giudice convalida l’arresto, il pm può procedere al giudizio direttissimo entro 30 giorni dall’arresto stesso, a meno che questa decisione non pregiudichi le indagini in corso. Occorre tenere presente, infatti, che le indagini sono segrete e, tendenzialmente, l’indagato non sa di esserlo. Nel momento in cui “il processo parte”, significa non solo che le indagini sono concluse. L’accusa, a questo punto, non può fare altro che mettere le carte in tavola e ciò implica che l’indagato ne può prendere visione, formulare la sua difesa e controbatterlo. Nel gergo “avvocatese” si parla di discovery processuale

Il giudizio direttissimo si svolge secondo le regole previste per il dibattimento [2], che costituisce il cuore del procedimento penale. Si tratta di quella fase in cui vengono acquisite le prove a carico e a discarico dell’imputato e, successivamente, si tiene la discussione orale della causa in pubblica udienza (solo in alcuni casi la legge prevede la discussione a porte chiuse: ad esempio, qualora siano coinvolti minori): il pm e gli avvocati delle parti sostengono le loro posizioni e, a conclusione di tali operazioni, viene emessa la sentenza. Nel giudizio direttissimo, il dibattimento si svolge in questo modo con alcune piccole aggiunte:

  • la persona offesa e i testimoni possono essere citati anche oralmente da un ufficiale giudiziario o da un agente di polizia giudiziaria: in questo modo si evitano i tempi lunghi che comporta la loro convocazione per posta;
  • le parti possono presentare testimoni direttamente in udienza senza doverli indicare in una lista come per il dibattimento;
  • l’imputato può chiedere il giudizio abbreviato (si tratta di un rito alternativo di celebrazione del processo rispetto al rito ordinario e, quindi, al dibattimento dove la prova è assunta avanti al giudice in contraddittorio tra le parti ed il giudice nulla – o quasi nulla – conosce degli atti di indagine contenuti nel fascicolo del pm. In pratica, è un giudizio che si celebra allo stato degli atti, sulla base di quelli che sono i risultati delle indagini preliminari della polizia e che sono confluiti nel fascicolo del pm) o il patteggiamento;
  • l’imputato può chiedere un termine (non superiore a dieci giorni) per organizzare le sue difese: ciò in quanto, essendo stato arrestato, si presume che fino a quel momento non lo abbia potuto fare.

Processo per direttissima: facciamo un esempio

Caio viene arrestato in flagranza per furto, nella notte tra lunedì e martedì. Viene condotto davanti al giudice per la convalida dell’arresto e la celebrazione del giudizio nella mattinata di martedì, giorno in cui effettivamente si celebra l’udienza: il giudice ascolta la relazione di servizio degli agenti che hanno arrestato Caio, chiede a quest’ultimo (dopo avergli chiesto le generalità: nome, cognome, data di nascita, ecc…, domande a cui Caio deve rispondere) e se intende avvalersi della facoltà di non rispondere. Poniamo, ora, che Caio decida di non rispondere. Il pm verifica che non risultano a carico di Caio altre condanne definitive ma decide comunque di chiedere al giudice l’applicazione della misura cautelare della custodia in carcere. Il giudice, però, verifica che non ci sono i presupposti per la misura carceraria e non la applica. A questo punto, Caio può decidere se chiedere:

  • il giudizio abbreviato, con una discussione davanti al giudice sulla base della relazione degli agenti di polizia, unica prova raccolta;
  • l’applicazione della pena: in pratica l’avvocato di Caio e il pm si accordano per chiedere al giudice una determinata pena che il giudice stesso valuta, decidendo di confermarla o meno;
  • la celebrazione del dibattimento: come abbiamo detto, in quest’ultimo caso potrà chiedere un termine a difesa, non superiore a dieci giorni, durante i quali cercare testimoni o altre prove a suo favore che, ad esempio, potrebbero dimostrare la sua innocenza.

Alla nuova udienza il giudice:

  • assumerà le eventuali prove portate dalle parti,
  • sentirà i testimoni,
  • analizzerà i documenti,
  • ascolterà le arringhe delle parti,
  • poi deciderà sulla base di queste prove emettendo sentenza senza sconto di pena (come, invece, per i procedimenti speciali: e qui occorre una precisazione. Il giudizio direttissimo è un procedimento speciale – come l’abbreviato o il patteggiamento – ma non prevede sconti di pena. Solo una restrizione dei tempi procedimentali dovuta alla flagranza dell’arresto e, spesso, alla certezza della colpevolezza dell’imputato).

note

[1] Artt. 449 ss. cod. proc. pen.

[2] Artt. 470 ss. cod. proc. pen.

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