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Pezzi di ricambio contraffatti per auto e moto

8 Ottobre 2012 | Autore:
Pezzi di ricambio contraffatti per auto e moto

Pezzi di ricambio auto e moto: ecco i vari tipi di contraffazione.

La contraffazione dei pezzi di ricambio per auto e moto muove 16 miliardi di dollari l’anno in tutto il mondo e il fenomeno è in continua crescita [1]. Sul mercato italiano [2], il 15% dei ricambi venduti, per un valore annuo di 120 milioni di euro, è contraffatto.

I ricambi contraffatti vengono prodotti principalmente in Asia, soprattutto in Cina [3], ma anche a Singapore, Vietnam e India.

Succede spesso che non sia il proprietario a scegliere i pezzi di ricambio da montare sul proprio veicolo. La ragione più frequente è che non ne è in grado. Coloro che non hanno dimestichezza con i motori delegano così il meccanico di fiducia, con il rischio che questi monti pezzi contraffatti e comprometta la sicurezza del veicolo.

Il produttore o distributore che immette sul mercato prodotti contraffatti, e dunque pericolosi per il consumatore, viene punito con l’arresto da sei mesi a un anno e con una sanzione amministrativa da 10.000 a 50.000 euro [4].

Il pezzo di ricambio contraffatto, in quanto realizzato con materiali di qualità non eccelsa, mette a dura prova l’integrità del veicolo. Di conseguenza, accresce il rischio di incidenti stradali e causa maggiori danni all’ambiente, violando le normative sulla sicurezza e sulla tutela ambientale.

In generale, i pezzi di ricambio “ufficiali” si possono così classificare:

ricambi originali delle case produttrici di autoveicoli: prodotti direttamente dalle case automobilistiche o da produttori terzi, sono commercializzati dalle case stesse in esclusiva. Il ricambio porta impresso il marchio della casa madre e, in alcuni casi, anche quello del produttore terzo;

ricambi originali: sono pezzi identici a quelli di cui è composto il veicolo, prodotti però da aziende terze di cui riportano impresso il marchio;

ricambi equivalenti: sono ricambi di qualità corrispondente ai rispettivi ricambi originali, con cui hanno una perfetta intercambiabilità e analoghe o migliori prestazioni in termini di funzionalità e durata. Il componente porta impresso il marchio del produttore terzo;

ricambi alternativi: realizzati da produttori terzi, sono costruiti nel rispetto di determinate caratteristiche produttive, che li rendono adattabili ai ricambi originali o equivalenti. Anche in questo caso il marchio è quello del produttore terzo, ma la qualità è normalmente inferiore rispetto agli altri ricambi;

ricambi usati (revisionati); provengono quasi sempre da autovetture destinate alla demolizione. Il commercio di ricambi recuperati dal trattamento di veicoli fuori uso è previsto dalla legge, a patto che i dispositivi di sicurezza del veicolo (impianto freni, sterzo, sospensioni, trasmissione) siano adeguatamente revisionati prima di essere reintrodotti sul mercato [5]. La revisione di tali componenti viene effettuata dall’officina meccanica che installa il componente, previa informazione e indicazione in fattura. Detta officina si assume anche la piena responsabilità dell’operazione di revisione. La garanzia relativa alle parti di ricambio usate sarà limitata a un anno, a differenza dei due anni generalmente concessi per i ricambi originali [6].

ricambi rigenerati: si tratta di pezzi usati che subiscono trattamenti tali da ritornare come nuovi. Vengono smontati, puliti, rigenerati e reintrodotti sul mercato dopo aver superato controlli di efficienza, qualità e sicurezza. La loro vendita avviene solitamente a costi inferiori del 30% rispetto al pezzo nuovo, ma la qualità è equivalente, tant’è vero che il produttore offre in genere una garanzia di due anni, come per i ricambi nuovi.

I pezzi di ricambio contraffatti, però, non rientrano in nessuna di queste categorie.

La contraffazione può assumere diverse forme. Secondo uno studio realizzato da ANFIA [7], le più diffuse sono:

contraffazione totale: in tal caso il pezzo di ricambio riporta lo stesso marchio del prodotto imitato ed è visivamente simile;

contraffazione di marchio: il marchio viene utilizzato con prodotti che sono o possono essere del tutto diversi da quelli commercializzati col marchio legale;

contraffazione di omologazione/certificazione: sono apposte o dichiarate certificazioni di qualità e/o omologazioni europee senza che queste siano state realmente ottenute;

contraffazioni di qualità: dichiarazioni di qualità e/o caratteristiche non veritiere;

contraffazione di brevetti;

contraffazione diciture: utilizzo di diciture false (es. “Made in Italy”).

I prodotti maggiormente soggetti a contraffazione, sempre secondo uno studio dell’ANFIA, sono:

– sistemi frenanti a disco per auto e motoveicoli e relativi componenti (pastiglie e dischi freno);

– cinghie, tenditori, pompe acqua;

– fanali, luci targa, segnalatori rimorchio, fari lavoro;

– pistoni, cuscinetti motore, pompe acqua;

– proiettori, fanali, fari, fendi nebbia, motorini d’avviamento, alternatori, ecc.;

– candele, candelette, componenti di sistemi d’iniezione benzina e diesel, filtri, spazzole tergicristallo;

– cuscinetti, pompa acqua, galoppini tendi cinghia, punterie idrauliche, cuscinetti a rullini;

testine sterzo;

– spazzole, frizioni;

– copriruota, sportelli carburante, mascherina comando riscaldamento.

Per cautelarsi è bene:

– effettuare acquisti da fonti ufficiali e riconosciute al fine di essere garantiti sull’origine dei prodotti;

– prestare attenzione agli acquisti su internet, offerte televisive o qualsiasi altra forma di acquisto a distanza;

– cautelarsi rispetto alle proposte effettuate “porta a porta“;

– tener sempre conto del rapporto tra il prezzo di mercato e quello offerto: un divario eccessivo tra i due è indice di una probabile contraffazione;

– prima di impegnarsi in acquisti di un certo valore, chiedere l’assistenza di un consulente;

– non acquistare ricambi costituiti da e/o contenenti componenti elettrici e/o elettronici sprovvisti del marchio CE. Spesso prodotti contraffatti provenienti dalla Cina riportano comunque il marchio CE nel significato di “China Export”. La sola apposizione di tale marchio, quindi, non è garanzia di conformità. Il prodotto potrebbe essere comunque contraffatto;

– tenere ben presente che l’acquisto non consapevole di un prodotto contraffatto equivale a quello di un prodotto non conforme. Pertanto sono applicabili le norme del Codice del Consumo che prevedono l’annullamento del contratto con il rimborso del prezzo pagato;

– chiedere sempre un preventivo scritto degli interventi e verificare la qualità/provenienza dei pezzi di ricambio;

– a lavoro effettuato, accertarsi che la fattura contenga una dettagliata descrizione dell’intervento e delle parti eventualmente sostituite, con l’indicazione del costruttore e dei numeri di codice dei ricambi forniti. La fattura farà fede anche ai fini della garanzia di conformità.


note

[1] Dati OCSE.

[2] Fonte Censis.

[3] Da qui provengono almeno due terzi del totale delle merci contraffatte che circolano nel mondo.

[4] Art. 112 Codice del Consumo.

[5] La direttiva CE 2000/53 relativa ai veicoli fuori uso, recepita nel nostro ordinamento dal d.lgs. 209/2003, modificato dal d.lgs. 205/2010, prevede il commercio delle parti di ricambio recuperate in occasione delle operazioni di trattamento del veicolo fuori uso (art. 15, co. 7, d.lgs. 209/2003).

[6] Art. 128 e ss. del Codice del Consumo.

[7] Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica.


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