Professionisti Sovraindebitamento: l’intervento di terzi

Professionisti Pubblicato il 15 aprile 2017

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Legge salva suicidi, contenuto della proposta o del piano del consumatore e l’intervento di terzi creditori.

Il debitore sovraindebitato può proporre ai suoi creditori un accordo per tacitarli anche nel caso in cui il patrimonio a disposizione non sia sufficiente a garantire la fattibilità del  piano.  Dopo  le  modifiche  introdotte  dal D.L. 179/2012 per assicurare “l’attuabilità. La diversa espressione letterale della  norma,  nella  sostanza,  non  determina  alcun  mutamento. In tal caso, la proposta dovrà essere sottoscritta da uno o più terzi che garantiscono  l’attuabilità  dell’accordo

La garanzia che i terzi prestano è atipica nel senso che non deve rispettare  particolari  canoni.

È comunque possibile il rilascio di garanzie tipiche reali e personali previste dal codice civile. Nel caso in cui la garanzia sia costituita dall’ipo- teca non è semplice capire a favore di chi deve essere costituita.

È da ritenere che la stessa debba essere a favore del liquidatore nominato, ma ciò consentirebbe la costituzione soltanto dopo l’omologazione  e  la  nomina  del  predetto soggetto [1].

La previsione della possibilità di prestare garanzia da parte di terzi per l’attuazione dell’accordo consente di accedere alla procedura anche a soggetti che non hanno alcun  bene  o  reddito  (i  cosiddetti  nullatenenti) da  mettere  a  disposizione  dei creditori.

La norma non pone limiti temporali al rilascio delle garanzie che,  pertanto,  possono  esser  rilasciate  in  momenti  diversi:

—        prima  della  presentazione  della proposta;

—        contemporaneamente  al  deposito  della  proposta;

—        nel corso della procedura o dopo  l’omologazione.

È da ritenere che la garanzia possa essere costituita anche da una fidejussione personale quando chi la rilascia è persona giudicata solvibile. Anche se la norma non lo esplicita, la garanzia può essere rilasciata condizionandola all’omologazione della proposta avanzata dal debitore, quindi, senza alcun effetto giuridico nel caso in cui manchi l’omologazione.

Nel caso in cui il rilascio della garanzia sia prevista dopo l’omologazione, per il garante sorge l’obbligo di prestarla e, in caso d’inerzia dell’obbligato, il liquidatore può agire in giudizio per ottenerla agendo ai sensi dell’art.  2932 c.c.

È comunque opportuno rilevare che la mancata costituzione della garanzia promessa è motivo di risoluzione del piano come espressamente previsto  dall’art. 14.

Bisogna ritenere che il terzo che presta la garanzia per  l’adempimento della proposta non sia assimilabile all’assuntore previsto nel concordato fallimentare, che si sostituisce al fallito e si obbliga personalmente al pagamento come previsto dalla proposta  ricevendo  in  cambio  i  beni  della  procedura  fallimentare [2].

La eventuale limitazione al credito del debitore

L’accordo  che il debitore propone ai suoi creditori può prevedere, quindi,  è  una  facoltà  e  non  un  obbligo,  che  il  debitore  non  possa accedere:

—    al  mercato  del  credito  al consumo;

—    all’utilizzo  degli  strumenti  di  pagamento  elettronico  a credito;

—    alla  sottoscrizione  di  strumenti  creditizi  e finanziari.

In sostanza la limitazione imposta al debitore serve a responsabilizzarlo    in modo tale che non possa ricadere nella situazione di sovraindebitamento  che  cerca  di  superare  attraverso  la  particolare procedura.

Non sembra che la limitazione abbia una portata punitiva altrimenti ne sarebbe stata prevista la obbligatorietà ma, impedisce al soggetto, di contrarre nuove obbligazioni e quindi di peggiorare la sua situazione e, indirettamente, costituisce una sorta di garanzia e maggior affidamento  per  i  creditori  che  accettano  il  piano  di  superamento  della crisi.

Poiché le limitazioni sono facoltative  è  logico  ritenere  che  il  debitore  può  liberamente  decidere  se  e  quali prevedere.

È comunque opportuno evidenziare la difficoltà obiettiva nell’attuazione   di tale limitazione poiché non è prevista una pubblicità  costituiva  del  piano che, lo ricordiamo, è soggetto all’iscrizione nel registro delle imprese soltanto nel caso in cui il proponente riveste la qualifica di imprenditore. Anche in tal caso, comunque l’iscrizione ha la mera funzione di pubblicità-notizia e non gli effetti propri di cui all’art. 2193 c.c. [3].

note

[1] BELLÈ R., Il contenuto dell’accordo, in Sovraindebitamento e usura (a cura di M. FERRO), Giuffrè 2012, pag. 112.

[2] CERRI F., L’intervento del terzo, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di DI MARZIO  F.  –  MACARIO  F.  –  TERRANOVA  G.), Giuffrè  2012, 33.

[3] R.BELLÈ, Il contenuto dell’accordo, in Sovraindebitamento  e  usura  (a cura  di M. FERRO), cit. pag. 113.


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