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Sovraindebitamento: il procedimento


> L’esperto Pubblicato il 15 aprile 2017



Legge salva suicidi, il procedimento davanti al giudice e i controlli sulla proposta del debitore.

Art. 10 – Procedimento

  • Il giudice, se la proposta soddisfa i requisiti previsti dagli articoli 7, 8 e 9, fissa immediatamente con decreto l’udienza, disponendo la comunicazione, almeno trenta giorni prima del termine di cui all’articolo 11, comma 1, ai creditori presso la residenza o la sede legale, anche per telegramma o per lettera raccomandata con avviso di ricevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, della proposta e del decreto. Tra il giorno del deposito della documentazione di cui all’articolo 9 e l’udienza non possono decorrere più di sessanta giorni.
  • Con il decreto di cui al comma 1, il giudice:

a) stabilisce idonea forma di pubblicità della proposta e del decreto, oltre, nel caso in cui il proponente svolga attività d’impresa, la pubblicazione degli stessi nel registro delle imprese;

b) ordina, ove il piano preveda la cessione o l’affidamento a terzi di beni immobili o di beni mobili registrati, la trascrizione del decreto, a cura dell’organismo di composizione della crisi, presso gli uffici competenti;

c) dispone che, sino al momento in cui il provvedimento di omologazione diventa definitivo, non possono, sotto pena di nullità, essere iniziate o proseguite azioni esecutive individuali né disposti sequestri conservativi né acquistati diritti di prelazione sul patrimonio del debitore che ha presentato la proposta di accordo, da parte dei creditori aventi titolo o causa anteriore; la sospensione non opera nei confronti dei titolari di crediti

  • All’udienza il giudice, accertata la presenza di iniziative o atti in frode ai creditori, dispone la revoca del decreto di cui al comma 1 e ordina la cancellazione della trascrizione dello stesso, nonché la cessazione di ogni altra forma di pubblicità disposta.
  • 3-bis. A decorrere dalla data del provvedimento di cui al comma 2 e sino alla data di omologa- zione dell’accordo gli atti eccedenti l’ordinaria amministrazione compiuti senza l’autorizzazione del giudice sono inefficaci rispetto ai creditori anteriori al momento in cui è stata eseguita la pubblicità del decreto.
  1. Durante il periodo previsto dal comma 2, lettera c), le prescrizioni rimangono sospese e le decadenze non si verificano.
  2. Il decreto di cui al comma 1 deve intendersi equiparato all’atto di pignoramento.
  3. Si applicano, in quanto compatibili, gli articoli 737 e seguenti c.p.c. Il reclamo si propone al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che ha pronunciato il provvedimento.

Il giudice e i controlli

L’art. 9 individua in maniera diretta la competenza territoriale del tribunale  in  relazione  alla  residenza  o  sede  del proponente.

Il giudice invece viene richiamato in maniera generica ed è quindi da ritenere che sia un’articolazione interna dell’ufficio giudiziario nel suo complesso. La norma non fornisce indicazioni in merito all’assegnazione della specifica procedura ai giudici addetti tabellarmente alle procedure concorsuali  o  a  quelli  dediti  alle  procedure  esecutive individuali [1].

In mancanza di una organizzazione tabellare dell’ufficio non dovrebbero esserci dubbi nel comprendere il procedimento in esame tra quelli da assegnare  ai  giudici  addetti  alle  procedure  concorsuali [2].

Tenuto conto che il secondo periodo dell’ultimo comma  dell’art.  1  precisa che, in caso di reclamo, il giudice che ha pronunciato il provvedimento non può far parte del collegio si desume che il giudice è monocratico.

Il primo comma dell’art. 10 assegna al giudice il compito di verificare se  la proposta soddisfa le condizioni previste dagli articoli 7, 8 e 9.

Il predetto controllo è quindi funzionale al provvedimento che il giudice andrà  ad emettere.

La norma fa riferimento al giudice ma nulla dice in relazione alla sua individuazione.

Siamo nella prima fase giudiziale o di ammissione e, quindi, il giudice,  prima di disporre, con provvedimento in camera di consiglio, dovrà verificare i requisiti di ammissibilità (art. 7), il contenuto dell’accordo (art. 8)  e  la  documentazione  allegata  (art. 9).

In  relazione  all’ammissibilità  il giudice dovrà  verificare che:

—        il proponente si trovi in una situazione di sovraindebitamento;

—        il proponente non sia assoggettabile a procedure concorsuali diverse    da  quelle  regolate  dalla  presente legge [3];

—        il proponente non abbia fatto ricorso alla procedura richiesta nei cinque [4] anni precedenti;

—        il proponente sia residente o abbia la sede principale dell’attività nel circondario  del  tribunale  presso  cui  ha  depositato  la domanda;

—        il proponente sia assistito da un organismo di  composizione  della  crisi  con  sede  nel  medesimo  circondario  del tribunale;

—        il piano assicuri il regolare pagamento dei titolari di crediti impignorabili ai sensi dell’art. 545 c.p.c. e di altre leggi speciali [5];

—        il piano preveda le scadenze e le modalità di pagamento dei creditori, anche  se  suddivisi  in classi;

—        il piano contenga l’indicazione delle eventuali garanzie per soddisfa- zione  dei creditori;

—        il piano preveda le eventuali modalità di liquidazione;

—        il piano preveda l’eventuale affidamento del patrimonio ad un gestore (nella versione originaria si parlava di “un fiduciario”) per la custodia, liquidazione e distribuzione delle somme ricavate salvo quanto previ- sto  dal  primo  comma  dell’art.  13,  comma 1;

—        il piano prevede  l’eventuale  pagamento  non  integrale  ai creditori  muniti di privilegio, pegno o ipoteca sempreché  ne sia  assicurato  il pagamento in misura non inferiore a quella realizzabile, in ragione della collocazione  preferenziale  sul  ricavato  in  caso  di  liquidazione,  avuto  riguardo al valore di mercato attribuibile ai beni o ai diritti  sui  quali  insiste  la causa di prelazione (previa attestazione dell’organismo di composizione della  crisi),  da  depositare  unitamente  agli  altri documenti;

—        unitamente  alla  domanda,  devono  essere  depositati  i seguenti documenti:

a) l’elenco nominativo di tutti i creditori con l’indicazione delle somme dovute;

b) l’elenco dei  beni;

c) l’elenco degli eventuali atti dispositivi compiuti negli ultimi cinque anni;

d) dichiarazioni dei redditi presentate negli ultimi tre anni;

e) l’attestazione sulla  fattibilità  del piano;

f) l’elenco delle spese correnti necessarie al sostentamento del proponente e della sua famiglia con l’indicazione della composizione risultante dal  certificato  o  dichiarazione sostitutiva.

Nel caso in cui il proponente sia un soggetto con la qualifica d’imprenditore, il giudice deve accertare che siano depositate anche le scritture contabili degli ultimi tre esercizi con la dichiarazione che attesta la conformità  agli originali.

I controlli che il giudice deve effettuare nella fase  iniziale  della  procedura riguardano principalmente i requisiti di ammissibilità della proposta sulla  quale  si  deve  immediatamente pronunciare.

Ne consegue che il controllo che la norma demanda al giudice è da  ritenere prettamente documentale e di carattere sommario [6] e non sul  merito, tipo di controllo, quest’ultimo, che sarà effettuato nelle fasi successive  quando  la  procedura  entra  nella  fase cruciale.

Prima delle modifiche portate dal D.L. 179/2012 non si escludeva che il giudice potesse procedere a approfondimenti — esclusivamente officiosi

—        ove si addivenisse alla tesi secondo la quale il giudice, dopo l’ammissione della procedura, sia limitato alla verifica di eventuali atti o iniziative  in  frode  ai creditori [7].

note

[1] FABIANI   M.,   La   gestione   del   sovraindebitamento   del   debitore   “non   fallibile”   (D.L.   212/2011), in

www.ilcaso.it,  cit.

[2] FILOCAMO S.F.,  L’ammissione e l’anticipazione degli effetti, in Sovraindebitamento e usura (a cura   di  FERRO  M.),  cit.,  pag.  136.

[3] Prima delle modifiche apportate dal decreto legge 179/2012, il proponente non doveva essere assoggettabile  alle  procedura  concorsuali  di  cui  all’art.  1  del  R.D.        267/1942.

[4] Tre anni prima delle modifiche apportate dal decreto legge 179/2012.

[5] Prima delle modifiche apportate dal decreto legge 179/2012, il piano doveva assicurare il regolare pagamento dei creditori estranei all’accordo medesimo compreso l’integrale pagamento di quelli privilegiati ai quali gli stessi che non abbiano rinunciato anche parzialmente.

[6] PORRECA P.  L’insolvenza civile, in Le riforme della legge fallimentare (a cura di DIDONE A.), Torino   2009,   pag. 2116.

[7] FABIANI   M.,   La   gestione   del   sovraindebitamento   del   debitore   “non   fallibile”   (D.L.   212/2011), in www.ilcaso.it,  cit.

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