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Causa penale: chi paga le spese?

21 aprile 2017 | Autore:


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Le spese sono a carico dell’imputato che può essere condannato anche alla refusione di quelle della parte civile. Differenza tra spese legali e di giustizia.

Dobbiamo iniziare l’articolo evidenziando le differenze esistenti, sotto il profilo che potremmo definire di «funzione sociale», tra il processo penale e il processo civile e tra le cosiddette «spese legali» e «spese di giustizia».

Il processo civile e il processo penale sono tra loro molto diversi: il primo si avvia (e prosegue) perché una parte (denominata parte attrice) decide di citare in giudizio un’altra parte (denominata parte convenuta) avanzando delle richieste (esempio di risarcimento danni) di carattere civilistico. Nel corso del processo, l’attore e il convenuto, possono sempre «accordarsi» e evitare la prosecuzione della causa. In questo senso, perciò, possiamo dire che il processo civile inizia e continua solo su istanza di parte.

Nel processo penale, invece, vi è una parte pubblica (l’ufficio del pubblico ministero)  la cui funzione è quella di svolgere le indagini relativamente alla commissione di reati e esercitare (se vi sono i presupposti) l’azione penale nei confronti dell’imputato. Il processo civile si avvia e prosegue, quindi, per volontà delle parti private (attore e convenuto) mentre il processo penale è «subito» dall’imputato che, certamente, non ha la facoltà di evitarlo se la pubblica accusa ritiene che abbia commesso dei reati.

Le evidenziate differenze (di scopo e funzione) coinvolgono anche l’aspetto relativo al regime delle spese legali: nel processo civile vige la «regola della soccombenza» [1] secondo la quale, in buona sostanza e semplificando, il giudice, nel decidere la causa, condannerà la parte soccombente (quella che ha perso la causa) anche al pagamento delle spese legali che la parte vincitrice ha dovuto sostenere per affrontare il giudizio.

Nel processo penale, invece, non vi è, salvo il caso di costituzione di parte civile [2], una condanna dell’imputato al pagamento delle spese legali ma la condanna al pagamento di quelle diverse somme che si chiamano spese di giustizia. Per spese legali, infatti, devono intendersi quei pagamenti che l’imputato ha effettuato a favore del proprio avvocato per l’attività professionale da questi prestata nella sua difesa e i costi sostenuti per lo svolgimento dell’incarico difensivo.

Spese legali e spese di giustizia

Le spese legali non vanno, perciò, confuse con le cosiddette «spese di giustizia». Costituiscono, infatti, spese di giustizia, i compensi e le indennità spettanti a soggetti terzi (nel processo penale sono terze tutte le persone diverse dalle parti e dal giudice quali, ad esempio, i consulenti tecnici e i testimoni)  liquidati dal giudice. In caso di sentenza che accerti la responsabilità penale dell’imputato, questi potrà essere condannato anche al pagamento delle spese di giustizia (non delle spese legali, si badi bene) anticipate dall’erario.

Se correttamente intese, vale a dire quale pagamento delle prestazioni professionali dell’avvocato e delle spese sostenute per lo svolgimento del mandato difensivo, si comprende facilmente come le spese legali siano a esclusivo carico dell’imputato che, dovendosi difendere dall’accusa di aver commesso uno o più reati, necessita di farsi assistere e difendere da un avvocato di sua fiducia che dovrà poi, chiaramente, retribuire per la prestazione professionale svolta.

Le spese legali della parte civile

Discorso a parte, merita, la posizione della cosiddetta parte civile. Si sente spesso dire che dove c’è un reato c’è anche una vittima; con terminologia tecnica la vittima del reato si definisce «persona offesa» [3]. Il codice di procedura penale prevede la possibilità per la «persona offesa» di partecipare direttamente al processo penale costituendosi, appunto, «parte civile».

Lo scopo della costituzione di parte civile è, semplificando, quello di far valere all’interno del processo penale pretese risarcitorie che sarebbero proprie di un’azione di tipo civile. Facciamo un esempio. Premesso che, per espressa previsione di legge [4] ogni reato obbliga alle restituzioni e al risarcimento dei danni, immaginiamo che Tizio sia stato denunciato da Caio perché, durante una lite, lo ha colpito con un bastone provocandogli delle lesioni personali.

Per questo reato (lesioni personali) Tizio sarà processato: il pubblico ministero deciderà di esercitare l’azione penale nei confronti dell’imputato Tizio perché questi sia condannato alla pena prevista dalla legge per quel reato. Caio, persona offesa, potrebbe decidere di partecipare al processo nei confronti del suo aggressore, costituendosi parte civile e richiedere la condanna di Tizio al risarcimento dei danni subiti e alla refusione delle spese legali che ha dovuto sostenere per partecipare al processo.

Caio, persona offesa, non è obbligato a partecipare al processo come parte civile potendo, invece, in seguito alla sentenza di condanna, avviare autonoma azione civile nei confronti di Tizio per il risarcimento dei danni subiti a causa del suo comportamento delittuoso. La scelta di costituzione di parte civile, spesso, è determinata dalla circostanza che, per quanto si possa ritenere «farraginoso», il processo penale è, di solito, più spedito di quello civile, ragione per la quale la persona offesa può ritenere più utile e efficiente la costituzione nel processo penale piuttosto che avviare una autonoma azione di risarcimento in sede civile.

note

[1] Art. 91 cod. proc. civ.

[2] Con la costituzione di parte civile la persona offesa dal reato avanza all’interno del processo penale pretese risarcitorie e/o restitutive nei confronti dell’imputato che potrà essere condannato anche al pagamento delle spese legali sostenute dalla parte civile.

[3] Non bisogna confondere la persona offesa con il danneggiato dal reato. DI solito le due figure coincidono ma non sempre è così. L’esempio di scuola che si suole fare per spiegare la differenza è quella dell’omicidio dove la persona offesa (cioè la vittima) è l’ucciso, mentre i danneggiati sono i parenti della vittima che si trovano a affrontare le conseguenze negative del reato.

[4] Art. 185 cod.pen. “Ogni reato obbliga alle restituzioni, a norma delle leggi civili. Ogni reato, che abbia cagionato un danno patrimoniale o non patrimoniale, obbliga al risarcimento il colpevole e le persone che, a norma delle leggi civili, debbono rispondere per il fatto di lui”.


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1 Commento

  1. buon giorno vorrei ricevere una informazione, sono diversi mesi che sono vittima di comportamenti ritenuti infamanti, calunnianti e ricevo sia scritto che verbale minacce di morte dai miei vicini di casa di campagna. Mi sono sempre rivolto alle forze dell’ordine, ma non hanno mai concluso niente. Venivano facevano il verbale e sene andavano. Quindi vi chiedo come posso fare io a farli smettere di minacciarmi e di diffamarmi sia verbalmente che per iscritto. Li posso inoltrare una diffida e una querelare per danni, a chi mi posso rivolgere mi potete aiutare per favore.

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