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Come funziona la nuova contabilità semplificata 2017

18 Aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 Aprile 2017



Contabilità semplificata e regime di cassa: i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

La legge di Bilancio 2017 ha introdotto nuove regole di determinazione della base imponibile Irpef e Irap per le imprese minori in contabilità semplificata [1].

Il nuovo regime è improntato al cosiddetto criterio di cassa, in base al quale, per l’individuazione del reddito di impresa, si guarda al momento in cui i ricavi e proventi sono effettivamente percepiti.

Lo scopo è quello di avvicinare il momento del pagamento delle imposte alla concreta disponibilità di mezzi finanziari, evitando esborsi per imposte dovute su proventi non ancora incassati. Esso si applica a decorrere dal periodo di imposta 2017.

L’Agenzia delle Entrate [2] ha fornito alcuni preziosi chiarimenti sul nuovo regime semplificato. Vediamo come funziona.

Contabilità semplificata: quali soggetti

Le modifiche introdotte dalla Legge di bilancio 2017 non hanno cambiato l’ambito soggettivo di applicazione del regime di determinazione del reddito riservato alle imprese minori.

Possono infatti optare per la contabilità semplificata i seguenti soggetti:

  • persone fisiche che esercitano imprese commerciali;
  • imprese familiari e aziende coniugali;
  • società di persone commerciali (società in nome collettivo e società in accomandita semplice);
  • società di armamento e le società di fatto;
  • enti non commerciali, con riferimento all’eventuale attività commerciale esercitata.

È necessario che i ricavi percepiti durante l’anno non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.

In caso di contemporaneo svolgimento di attività di prestazione di servizi e altre attività, è necessario far riferimento all’ammontare dei ricavi relativi all’attività prevalente. In mancanza della distinta annotazione dei ricavi, si considerano prevalenti le attività diverse dalle prestazioni di servizi e, di conseguenza, rileva il limite massimo, pari a 700.000 euro.

In ogni caso, qualora l’ammontare complessivo dei ricavi, relativo a tutte le attività svolte, superi il limite massimo, è precluso l’accesso al regime di contabilità semplificata, dovendosi applicare il regime di contabilità ordinaria.

Come si determina il reddito ai fini Irpef e Irap

Le novità della Legge di bilancio 2017 offrono un regime “misto” cassa – competenza. In sostanza, si applica:

  • il criterio di cassa per i ricavi percepiti e le spese sostenute;
  • il criterio di competenza per i componenti positivi e negativi del reddito quali le plusvalenze, minusvalenze, sopravvenienze, ammortamenti e accantonamenti.

Non assumono più rilevanza, ai fini della determinazione del reddito delle imprese minori, le rimanenze finali e le esistenze iniziali di merci, lavori in corso su ordinazione di durata sia infrannuale che ultrannuale e titoli.

Dunque secondo il criterio in questione, il reddito delle imprese minori è costituito dalla differenza tra l’ammontare dei ricavi e degli altri proventi percepiti nel periodo di imposta e quello delle spese sostenute nel periodo stesso nell’esercizio dell’attività d’impresa.

I ricavi e i proventi concorrono alla formazione del reddito d’impresa al momento dell’effettiva percezione. Lo stesso criterio si applica alle spese.

Il momento rilevante per la formazione del reddito varia in base allo strumento di pagamento:

  • assegni bancari o circolari: i ricavi si considerano percepiti e le spese sostenute nel momento in cui avviene la materiale consegna dell’assegno dall’emittente al ricevente;
  • bonifici: i ricavi si considerano percepiti quando la somma di denaro può essere effettivamente utilizzata (alla cd. “data disponibile”). Le spese si considerano sostenute quando la somma di denaro è uscita dalla disponibilità dell’imprenditore
  • carta di credito/debito: i ricavi si considerano percepiti e le spese sostenute nel momento in cui avviene l’utilizzo della carta.

Componenti del reddito secondo il «criterio di competenza»

Il regime di contabilità semplificata non è puramente di cassa, essendo presenti componenti del reddito di impresa per le quali vige ancora il criterio di competenza.

Si tratta dei seguenti componenti positivi:

a) ricavi da assegnazione dei beni ai soci o destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa;

b) proventi derivanti da immobili che non costituiscono beni strumentali per l’esercizio dell’impresa né beni alla cui produzione o al cui scambio è diretta l’attività dell’impresa (cd. immobili patrimoniali);

c) plusvalenze e sopravvenienze attive;

d) redditi determinati forfettariamente per le attività di allevamento di animali oltre il limite previsto dalla legge.

Con riguardo ai ricavi indicati sub a), è da precisare che il valore normale dei beni concorre alla formazione del reddito nel periodo di imposta in cui è avvenuta l’assegnazione ai soci o la destinazione degli stessi a finalità estranee all’esercizio dell’impresa.

Con riguardo alle sopravvenienze attive di cui alla lettera c), si fa presente che concorrono in ogni caso alla determinazione del reddito secondo il criterio di cassa le sopravvenienze attive derivanti dallo storno o integrazione di componenti negativi o positivi che hanno concorso alla determinazione del reddito secondo il criterio di cassa.

Con riferimento ai redditi indicati alla lettera d), si ritiene che il criterio di competenza sia applicabile anche alla determinazione forfettaria del reddito delle altre attività agricole, trattandosi di fattispecie sostanzialmente analoghe.

Per quanto attiene ai componenti negativi, sono deducibili dal reddito secondo gli ordinari criteri previsti dal testo unico:

a) minusvalenze e sopravvenienze passive;

b) quote di ammortamento di beni materiali, anche ad uso promiscuo, e immateriali e canoni di leasing;

c) perdite di beni strumentali e perdite su crediti;

d) accantonamenti di quiescenza e previdenza;

e) spese per prestazioni di lavoro;

f) oneri di utilità sociale;

g) spese relative a più esercizi;

h) oneri fiscali e contributivi;

i) interessi di mora.

Entrata e uscita dal regime di cassa per le imprese minori

Il regime di cassa rappresenta il regime naturale dei soggetti che esercitano un’attività di impresa i cui ricavi percepiti durante l’anno non abbiano superato l’ammontare di 400.000 euro per le imprese aventi per oggetto prestazioni di servizi, ovvero di 700.000 euro per le imprese aventi per oggetto altre attività.

Ciò significa che l’ingresso nel regime è automatico non è subordinato ad una manifestazione di volontà del contribuente.

Possono accedere al regime in esame anche i soggetti il cui regime naturale è quello forfetario. Tali contribuenti, che, comunque, posseggono i requisiti previsti dalla normativa vigente per la contabilità semplificata, devono esprimere una specifica opzione.

L’uscita dal regime di cassa avviene per superamento dei limiti di ricavi o per opzione per il regime ordinario.

L’opzione per la contabilità ordinaria, con vincolo triennale, ha effetto dall’inizio del periodo di imposta nel corso del quale la scelta è effettuata fino a quando non è revocata, e si esercita per comportamento concludente, dandone comunicazione con il quadro VO della dichiarazione Iva.

Coloro che, effettuando solo operazioni esenti, sono esonerati dalla presentazione della dichiarazione annuale Iva, comunicano l’opzione presentando il quadro VO unitamente alla dichiarazione dei redditi.

note

[1] La Legge di Bilancio 2017 ha riformulato l’articolo 66 del Testo unico delle imposte sui redditi, introdotto il nuovo comma 1-bis nell’articolo 5-bis del decreto legislativo 15 dicembre 1997, n. 446 , nonché riscritto l’articolo 18 del Decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.

[2] Agenzia delle Entrate, circolare n. 11/E del 13.04.2017.


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