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Pagare in nero, cosa si rischia?

18 agosto 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 agosto 2017



Pagare in nero comporta dei rischi non solo per chi lo fa, il debitore, ma anche per chi accetta la somma, il creditore. Come evitarli?

Pagare in nero non è mai una scelta che conviene: e non solo per chi lo fa, il debitore, ma anche per chi accetta la somma, il creditore.  Vediamo cosa si rischia se si paga in nero.

 Pagare in nero: cosa rischia il debitore?

Il debitore che si accorda con il creditore per pagare in nero commette un atto nullo in frode alla legge. In sostanza, il creditore, disattendendo ai patti, potrebbe benissimo cambiare idea e emettere fattura. Ciò significa che il debitore dovrebbe versare la differenza della somma dovuta rispetto a quella concordata con lo “sconto”, quantomeno a titolo di Iva.

Non è tutto: ammettiamo che il pagamento in nero avvenga in contanti e che il debitore, magari facendo affidamento sulla buona fede del creditore, non si faccia rilasciare nulla che attesti il pagamento effettuato – la cosiddetta quietanza. In un caso del genere, qualora egli voglia dimostrare che ha estinto l’obbligazione, non avrà possibilità di farlo. E di conseguenza, la controparte in malafede potrebbe, in seguito (e fino a 10 anni), chiedergli di nuovo la somma. Se si verificasse questo, l’unica via di salvezza per il debitore sarebbe fornire la prova contraria: per farlo occorre, però, un pagamento tracciabile (cioè effettuato con bonifico o assegno) o una dichiarazione scritta, rilasciata dal creditore, non necessariamente con valore fiscale. Basterebbe anche una semplice ricevuta informale di pagamento, datata e firmata, in cui il creditore attesti di aver ricevuto il denaro e la causa della prestazione.

Pagare in nero: cosa rischia il creditore?

Chi riceve il pagamento in nero evade il fisco: quindi, risponde il contribuente che era tenuto ad emettere il documento fiscale e non chi effettua il pagamento. Da non sottovalutare, infatti che, se l’Agenzia delle Entrate dovesse scoprire l’avvenuto pagamento, potrebbe recuperare a tassazione il reddito evaso e applicare le relative sanzioni. Come quindi si può capire, a fronte di un pagamento in nero, risponde:

  • da un punto di vista fiscale chi “prende” i soldi;
  • da un punto di vista civilistico, rischia sia chi li prende sia chi li versa.

Pagare in nero: la fattura

Dunque, per non correre rischi è importante fare e farsi fare la fattura, cioè il documento fiscale obbligatorio che viene redatto dal venditore, titolare di Partita Iva, per comprovare l’avvenuta cessione di beni o prestazione di servizi e il diritto a riscuoterne il prezzo. In particolare, a doverla emettere sono tutti i titolari di Partita Iva quando vendono un bene o prestano un servizio, a seconda dell’attività svolta. Ci sono tuttavia alcune esenzioni: se non è espressamente richiesto dal cliente al momento di effettuazione dell’operazione, il venditore è esonerato dall’obbligo di emettere la fattura nei seguenti casi:

  • commercianti al dettaglio;
  • agricoltori per beni di propria produzione;
  • prestazioni alberghiere;
  • somministrazione al pubblico di alimenti e bevande;
  • autotrasporti di persone;
  • transito sulle autostrade;
  • coloro che prestano servizi in forma ambulante o nell’abitazione dei clienti.

Questi operatori hanno però l’obbligo di rilasciare al cliente altri documenti che servono al controllo fiscale, quali la ricevuta fiscale e lo scontrino fiscale.

La fattura deve essere emessa in due esemplari:

  • l’originale, che va consegnato o spedito al cliente,
  • la copia che deve essere conservata dall’emittente (per un periodo non inferiore a 10 anni).

La fattura deve contenere i seguenti elementi:

  • la data di emissione e il numero progressivo attribuito (che ad ogni inizio anno deve ripartire da uno)
  • i dati identificativi dell’emittente, che sono: il nominativo o la ragione sociale, nel caso di società; l’indirizzo; il numero di partita Iva, il codice fiscale e l’iscrizione al Registro delle imprese;
  • i dati identificativi del compratore, che sono: il nominativo o la ragione sociale, nel caso di società; l’indirizzo;
  • il tipo di pagamento;
  • gli estremi dei documenti di trasporto, cioè data e numero progressivo dei Ddt, se si tratta di fattura differita;
  • la natura, qualità e quantità dei beni ceduti;
  • il prezzo unitario dei beni e il prezzo complessivo (ottenuto moltiplicando quantità per prezzo unitario);
  • gli eventuali sconti;
  • l’aliquota e l’ammontare dell’Iva;
  • il totale fattura, che costituisce l’importo totale a debito del compratore.

Pagare un nero: come fare fattura?

Non c’è uno schema vincolante per redigere una fattura: l’importante è che essa contenga gli elementi previsti dalla legge e che venga redatta in duplice esemplare (come abbiamo detto, originale e copia).

Il modo più semplice per fare una fattura è quello di munirsi di carta e penna per scriverla a mano. Da non dimenticare la “carta carbone” (per produrre il secondo esemplare) oppure si può fare una fotocopia dell’originale.

Se si fanno molte fatture, anche per fornire un’immagine più moderna della propria azienda e per ridurre al minimo le probabilità di incorrere in un errore durante la compilazione, è preferibile l’uso del computer con un software appropriato. I vantaggi sono molteplici: il computer esegue automaticamente i calcoli, non sbaglia gli arrotondamenti, suddivide le basi imponibili e calcola l’Iva, gestisce le scadenze di pagamento e consente di fare tante altre cose che aiutano notevolmente i compiti amministrativi.

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