Professionisti Sovraindebitamento: i provvedimenti all’udienza

Professionisti Pubblicato il 16 aprile 2017

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> Professionisti Pubblicato il 16 aprile 2017

Legge salva suicidi: i provvedimenti in sede di udienza prima e dopo le modifiche.

I provvedimenti in sede di udienza prima delle modifiche.

La  finalità dell’accertamento della mancanza di  iniziative o  atti in  frode ai creditori consente al giudice di emettere un provvedimento di protezione temporanea del patrimonio del debitore nei confronti dei soggetti creditori aventi titolo o causa anteriore all’emissione  dello  stesso con esclusione dei soli soggetti che  vantano  crediti  impignorabili.

Il predetto provvedimento non  ha  alcun  effetto  protettivo  nei  confronti di  creditori  aventi  titolo o causa  posteriore  al provvedimento.

Il giudice pertanto dispone la sospensione, per un termine massimo di centoventi giorni, a pena di nullità, l’iniziativa o la prosecuzione di azioni esecutive individuali; disposti sequestri conservativi, è acquisti di diritti  di  prelazione  sul patrimonio.

Il provvedimento inibitorio del giudice riguarda le azioni specificatamente previste ed i beni del proponente, conseguentemente, le azioni ed i provvedimenti non previsti possono continuare o essere intrapresi e nessuna protezione trovano i beni degli eventuali terzi che abbiano sottoscritto la domanda unitamente al debitore in qualità di garante.

Sui beni del debitore possono essere pertanto disposti sequestri diversi  da quello conservativo, possono altresì essere intraprese o continuate (a titolo esemplificativo e non esaustivo) azioni legali di accertamento e di condanna,  di  sfratto, di restituzione dei beni in leasing.

La finalità del provvedimento è, inequivocabilmente, finalizzata all’impedimento che alcuni creditori possano acquisire posizioni di vantaggio rispetto al altri realizzando in sostanza una tutela di parità tra  creditori [1].

I soggetti inibiti dal compiere i predetti atti sono esattamente individuati in quelli aventi titolo o causa anteriore senza però specificare il momento al quale far riferimento per stabilire l’anteriorità.

La norma non indica se questa sia quella del deposito della domanda, quella  della  pubblicità oppure la data o deposito  del  decreto inibitorio.

La mancanza di una specifica indicazione lascerebbe propendere per assume quale data rilevante quella  del  deposito o meglio dell’efficacia del provvedimento inibitorio [2].

Mentre sull’inizio della decorrenza del temine protettivo ci sono incertezze, la sua durata massima è inequivocabile, centoventi giorni. Ciò sta a significare che il giudice può anche fissare un periodo protettivo minore non può, invece, stabilire un periodo più ampio. Il legislatore ha ritenuto che la durata di sospensione prevista in centoventi giorni sia sufficiente  per quanto necessario.

La norma dispone, correttamente, che per il periodo d’inibizione sono sospesi  i  termini  di  decadenza o di prescrizione.

La violazione del divieto disposto con il decreto motivato dal giudice nel corso dell’udienza dopo l’accertamento  prodromico  dell’inesistenza  di  atti o iniziative in frode ai creditori determina la conseguente nullità. Nullità che può essere eccepita dal debitore, dagli altri creditori interessati o d’ufficio ed i creditori esecutanti sono comunque tenuti a restituire  eventuali somme introitate in quanto acquisite indebitamente.

La sospensione dell’esecuzione (mobiliare o immobiliare) in corso non viene disposta direttamente nel provvedimento  inibitorio  ma  necessita  da uno specifico provvedimento emesso dal giudice dinanzi al quale il procedimento è radicato su sollecitazione dell’interessato, che deve verificare che i creditori procedenti o intervenuti siano tutti soggetti al divieto di proseguire l’azione come disposto dal giudice con il provvedimento inibitorio.

La violazione del divieto di acquisire diritti di prelazione sui beni del proponente è sanzionata con la nullità, con la  conseguente  inefficacia  erga  omnes  anche  in  caso di  insuccesso della procedura.

Qualora il giudice all’udienza accerti a carico del proponente l’esistenza  di iniziative o atti in frode ai creditori non potrà emettere il provvedimento di protezione dei beni del debitore ma la procedura non si arresta in quanto non espressamente previsto dalla norma. Ciò sarà comunque oggetto di riflessione da parte dei creditori per valutare l’adesione o meno alla proposta e, quindi, rilevante per il raggiungimento della prevista maggioranza.

I  provvedimenti  in  sede  di  udienza  dopo  le   modifiche

Come abbiamo rilevato, con le modifiche apportate dal D.L. 179/2012 il provvedimento di sospensione delle azioni pregiudizievoli sono anticipate nel provvedimento di apertura cioè in un momento nel quale il giudice non ha effettuato i controlli inerenti all’inesistenza di iniziative o atti  in frode ai creditori. Ciò non significa che il giudice non debba effettuare detti controlli in sede di udienza, anzi ove l’accertamento faccia emergere l’esistenza di iniziative o atti in frode ai creditori il giudice deve:

—  disporre  la  revoca  del  provvedimento  di ammissione;

— ordinare la cancellazione della trascrizione (ove disposta) dello stesso sui  beni  immobili  e  mobili registrati;

— disporre  la  cessazione  di  ogni  ulteriore  forma  di pubblicità.

La norma non precisa chi sono i soggetti che devono provvedere alla cancellazione delle trascrizioni ma è lecito ritenere che non possono essere soggetti diversi da quelli ai quali era stato assegnato l’onere della trascrizione  (l’organismo di composizione della  crisi).

L’accertamento delle iniziative o atti in frode ai creditori da parte del giudice secondo la novella ha riflessi molto più pesanti rispetto alla norma previgente. Prima era soltanto causa ostativa alla concessione dell’ombrello protettivo, ora è causa di revoca del decreto di ammissione alla procedura.

note

[1] FABIANI  M.,  La  gestione  del sovraindebitamento  del  debitore  “non  fallibile”  (D.L.  212/2011),  in www.ilcaso.it.

[2] PORRECA P.,  L’insolvenza civile, in Le riforme della legge fallimentare (a cura di DIDONE A.), cit., pag. 2119; FARINA M., Procedimento, in Composizione della crisi da sovraindebitamento (a cura di  DI  MARZIO  F.   –  MACARIO  F.   –  TERRANOVA  G.),  cit., 45


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