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I diritti di chi ha avuto un infarto

8 maggio 2017 | Autore:


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Le agevolazioni per un cardiopatico vanno stabilite in base al grado di invalidità. Quando c’è il risarcimento per danno biologico da stress da lavoro?

Non è detto che avere avuto un infarto comporti necessariamente in futuro delle agevolazioni fiscali o sanitarie. Può risultare duro da dire ma è così. Un infarto miocardico non equivale automaticamente ad una situazione di invalidità, perché dipende da come si è esteso l’attacco e da come il cuore ha ripreso la sua funzionalità. Per poter conoscere i suoi diritti, dunque, chi ha avuto un infarto deve, innanzitutto, far valutare il proprio grado di invalidità, semmai l’episodio avesse lasciato delle conseguenze.

I gradi di invalidità di chi ha avuto un infarto

Per poter sapere qual è il proprio grado di invalidità, chi ha avuto un infarto deve, innanzitutto, farsi visitare da un cardiologo. Sarà lui a stabilire dove inquadrare la situazione del paziente ed a quale classe Nyha appartiene.

Che cos’è la classificazione Nyha? L’acronimo sta per New York Heart Association, ed è uno standard internazionale che stabilisce il grado di invalidità di chi ha avuto un infarto. Elemento fondamentale per sapere i diritti di chi ha sofferto un attacco al cuore.

Ci sono quattro gradi di gravità, equivalenti ad altrettante classi di invalidità:

  • I classe: chi ha avuto un infarto è portatore di una malattia cardiaca che non influisce nella sua attività ordinaria. Il grado di invalidità si colloca tra il 21 ed il 30%;
  • II classe: il paziente ha una lieve limitazione dell’attività fisica ordinaria e può svolgere un lavoro di lieve entità. Il grado di invalidità riconosciuto è compreso tra il 41 ed il 50%;
  • III classe: c’è una marcata limitazione di ogni attività fisica ed il paziente può svolgere solo un lavoro sedentario. Il grado di invalidità è tra il 71 e l’80%;
  • IV classe: chi ha avuto un infarto può presentare anche a riposo affaticamento, dispnea, palpitazioni, cianosi e dolore di tipo anginoso. Il grado di invalidità è fissato al 100%.

C’è un aspetto non secondario. Di fronte allo stesso problema, non tutti i pazienti hanno diritto allo stesso grado di invalidità. Senza nulla togliere a nessuno, chi ha avuto un infarto e lavora ad un centralino non verrà riconosciuto così a rischio come chi ha avuto un infarto e fa il muratore. Lo stress fisico del secondo non è paragonabile a quello del primo, pertanto a chi lavora con la cazzuola in mano verrà riconosciuta più facilmente un’invalidità rispetto a chi passa la giornata seduto con la cornetta in mano o la cuffia in testa.

Quali agevolazioni per chi ha avuto un infarto

In base a questa classificazioni, quali sono i diritti di chi ha avuto un infarto? Diciamo che chi appartiene alla classe I Nyha ha diritto a poco o niente, non avendo avuto l’episodio in questione un’influenza sulla sua capacità di svolgere una normale attività fisica. Tutt’al più, il consiglio è quello di riguardarsi per evitare che il cuore possa fare qualche altro scherzo, magari più grave. Detto tra le righe, meglio star bene senza aiuti che averne bisogno.

Dalla II classe Nyha in poi cominciano le agevolazioni per chi ha avuto un infarto. Ad esempio, quella di essere iscritto alle liste speciali di collocamento. La percentuale minima di invalidità richiesta è il 46% [1], quindi, appunto, quella che rientra nella II classe.

In base alla percentuale di invalidità, chi ha avuto un infarto avrà diritto al relativo assegno dell’Inps e all’eventuale esenzione dal pagamento del ticket sanitario per patologia.

Infarto per stress da lavoro: diritto al risarcimento

Chi ha avuto un infarto non sempre ne è rimasto vittima per colpa sua (fumo, alcol, alimentazione sbagliata, ecc.). A volte, le circostanze del lavoro portano ad uno stress che può provocare questo tipo di problema.

In casi come questo, è possibile chiedere un risarcimento per danno biologico dovuto a stress da lavoro. Lo ha stabilito la Corte di Cassazione [2], chiamata a pronunciarsi su una controversia avviata da un lavoratore colpito prima da depressione e poi da infarto miocardico grave, al punto di rimanere invalido di grado elevato.

Il dipendente in questione – peraltro già cardiopatico – sarebbe stato privato a lungo dai suoi principali compiti e, per questo, avrebbe subìto un forte stress sfociato prima in una depressione e poi in un infarto. Il Tribunale di competenza aveva dato colpa al datore di lavoro solo parzialmente, ritenendo che, in parte, l’infarto fosse arrivato anche per cause naturali.

Che cosa ha detto, invece, la Suprema Corte? Ha detto che, quando si verifica un danno, la concausa viene riconosciuta solo in presenza di più comportamenti umani colpevoli ma non quando uno degli elementi sia di origine naturale, come nel caso della cardiopatia di cui il dipendente già soffriva. Morale: è il solo datore di lavoro a dover pagare l’intero risarcimento.

E ancora. La Cassazione [3] si è pronunciata anche sul caso di un lavoratore che, dopo sette anni come capo ufficio, aveva subìto un infarto, secondo lui provocato dagli estenuanti orari di lavoro a cui era sottoposto a causa della carenza dell’organico. Per la Corte, le esigenze di un’azienda non possono essere in contrasto con la sicurezza, la libertà e la dignità umana. E il datore di lavoro è tenuto a predisporre tutte le misure necessarie ad impedire «l’insorgere o il deteriorarsi di situazioni patologiche idonee a causare effetti dannosi alla salute del lavoratore» [4]. Anche a costo di aumentare l’organico, ha aggiunto la Cassazione. Insomma, chiedere impegno va bene, chiedere la luna è un po’ troppo.

La Carta dei Diritti dei cardiopatici

Chi ha avuto un infarto ed ha un grado di invalidità secondo il quale la sua capacità lavorativa è ridotta, deve essere considerato, a tutti gli affetti, un soggetto cardiopatico.

A questo proposito, esiste una Carta dei Diritti dei cardiopatici, stilata dalla Onlus Co.Na.Cuore (Comitato Nazionale Associazioni del Cuore) e presentata in Parlamento nel 2000. Un documento che raccoglie istanze e richieste per i soggetti affetti da cardiopatia (tra cui l’infarto miocardico): dalla necessità di interventi più celeri da parte del 118 in caso di emergenza, al diritto alle cure senza preoccupazioni di carattere socio-economico; dal bisogno di formare i cittadini su come comportarsi per soccorrere un passante che ha avuto un infarto al diritto ad un controllo periodico intenso del paziente, alla riabilitazione e ad un regime fiscale agevolato.

note

[1] DM. del 05.02.1992.

[2] Cass. sent. n. 12339/1999.

[3] Cass. sent. n. 1307/2000.

[4] Cost., art. 21 co. 2 e art. 2087 cod. civ.

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5 Commenti

  1. Ho fatto da poco un elettrocardiogramma. Mi hanno rilevato un infarto silente.Ora dovrò fare la scintigrafia al miocardio.Insegno nella scuola Primaria.Potrei andare in pensione prima o fare la pratica per la 104?Ho 58 anni

  2. Chi ha avuto un infarto, STEMI anteriore, Ipertensione arteriosa. Dislipidemia componente monoclonale IgG
    Kappa in zona gamma. PCI DES su IVA. Che tipo di esenzione ho diritto.Ho gia’ la classe 031 con patologia 401. Si hanno altri tipi di esenzioni?

  3. Ho avuto due infarti messi due stent Ultimo 2016 riconosciuta invalidità 75% permanente Inps avuto la 104 contrassegno invalidi parcheggio 1 anno al rinnovo con certificato del mio medico curante soggetto con capacita’di Deambulazione Sensibilmente RIDOTTA mi viene negato il rinnovo del suddetto contrassegno dalla polizia locale a chi mi devo rivolgere

    1. ho avuto un infarto e lavoro in galleria in costruzione in presenza di gas e fumi e polvere mi hanno diagnosticato il diabete melito tipo 2 faccio linsulina periodicamente 4 volte al giorno eppure mi dicono che non mi tocca linvalidita come mai mi sa dare una risposta

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