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Lo sai che? Diffamazione online: come chiedere la rogatoria internazionale?

Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 3 maggio 2017

Vengo minacciato e diffamato su Facebook. Qual è la procedura per la richiesta di rogatoria internazionale per diffamazione con l’uso dei mezzi di massa?

La rogatoria all’estero [1] è una procedura che può essere attivata esclusivamente da un giudice o dal pubblico ministero per comunicazioni, notificazioni e per attività di acquisizione probatoria. Il magistrato deve inoltrare la rogatoria al ministro della Giustizia, il quale, se ritiene di dover dare corso alla stessa poiché essa non mette in pericolo gli interessi dello Stato, la trasmette entro trenta giorni per via diplomatica alla competente autorità straniera. Trattasi pertanto di procedura che può essere avviata esclusivamente da un magistrato e che si rivela particolarmente complessa in quanto richiede l’intervento di alte autorità politiche nazionali e straniere. Ciò spiega la ragione per cui spesso i magistrati si rivelano molto parchi nel ricorso alla rogatoria internazionale, specialmente qualora non si tratti di reati di eccezionale gravità.

Nel caso del lettore, il pubblico ministero, tramite la Polizia Postale, ha effettivamente svolto delle attività d’indagine per risalire all’identità degli autori dei messaggi offensivi e minacciosi, arrivando persino ad ordinare a Facebook l’esibizione dei file necessari a tale identificazione. La società che gestisce il social network si è tuttavia rifiutata, chiedendo che si agisse formalmente, tramite rogatoria. A questo punto, pare che il pubblico ministero abbia deciso di non procedere tramite rogatoria, rimanendo inerte. In verità la giurisprudenza non rivela casi di rogatoria per l’acquisizione di prove relative a reati di diffamazione su internet. La stessa società americana che gestisce il social network Facebook è sempre apparsa molto restia a concedere all’autorità giudiziaria italiana l’accesso ai propri dati per la persecuzione di reati, ad eccezione di un caso relativo ad un fatto di pedofilia evidentemente ritenuto di tale gravità da giustificare il ricorso ad una procedura complessa quale la rogatoria internazionale.

Di fronte alle eccessive difficoltà di procedere per rogatoria e all’inerzia del pubblico ministero, occorre tuttavia aver presente che la Polizia Postale è comunque generalmente in grado di avviare accertamenti all’esito dei quali può ottenersi la prova dell’identità dell’autore di un “post” o del gestore di un “account”. A ciò si aggiunga poi la possibilità, da parte del privato vittima di diffamazione o minacce, di incaricare un esperto informatico o un’agenzia investigativa che posseggano le competenze e gli strumenti tecnologici attraverso i quali è comunque possibile, in genere, raccogliere elementi decisivi ai fini della prova (ad esempio attraverso la cosiddetta “ingegneria sociale”). Questa ultima opzione ha lo svantaggio, tuttavia, di comportare per la persona offesa un costo che nei casi più complessi può risultare piuttosto elevato. Di fronte alla notifica al querelante di un avviso di richiesta di archiviazione avanzata dal pubblico ministero, la persona offesa dal reato può opporsi all’archiviazione presentando al pm, entro dieci giorni dalla notifica, un atto scritto di opposizione con il quale chiede la prosecuzione delle indagini. Con l’opposizione la persona offesa deve indicare, a pena di inammissibilità, gli elementi di prova oggetto delle ulteriori indagini. Il giudice per le indagini preliminari fissa un’udienza all’esito della quale può accogliere la richiesta di archiviazione o, al contrario, accogliere l’opposizione della persona offesa, ordinando al pubblico ministero quali ulteriori attività d’indagine svolgere oppure ordinando allo stesso di esercitare l’azione penale formulando una formale imputazione nei confronti dell’indagato.

Qualora dovesse ricevere, all’esito di eventuali indagini ancora pendenti, un avviso di richiesta di archiviazione, si consiglia al lettore, pertanto, di presentare opposizione, allegando eventuali elementi di prova in suo possesso, quali gli eventuali elaborati di esperti da lui incaricati, e indicando altresì quali siano le ulteriori attività d’indagine necessarie ad accertare l’autore del reato, come ad esempio la rogatoria internazionale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Andrea Iurato

note

[1] Art. 727 e ss. cod. proc. pen.


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