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Ricovero del genitore in Rsa: come dividere le spese tra i figli?

4 Maggio 2017


Ricovero del genitore in Rsa: come dividere le spese tra i figli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Maggio 2017



Ricovero del genitore in una Rsa: i figli partecipano al costo della retta mensile con una suddivisione della quota. Si può suddividere la retta mensile tenendo conto del reddito di ogni figlio?

 

Non esiste alcun vincolo legale e nessuna legge che indichi quale sia il criterio giusto nella suddivisione dei costi della retta mensile per il ricovero del genitore. Quello che non può dubitarsi è che i figli hanno il dovere di prendersi cura (o meglio il dovere di non abbandonare) del padre che, non più autosufficiente, necessità di cure ed assistenza. L’obbligo in questione, ovviamente, non è quello morale, rispetto al quale ciascuno di noi ha la propria sensibilità ed il proprio punto di vista, ma mi riferisco ad un obbligo giuridico. Abbandonare una persona incapace costituisce reato [1].

Il criterio più giusto per la ripartizione delle spese di mantenimento del padre nella Rsa è quello che riesca a tenere in conto le concrete possibilità economiche di ciascuno e non quella di suddividere in parti uguali che potrebbe, proprio in considerazione delle diverse condizioni patrimoniali, risultare ingiusto (un po’ come avviene per il pagamento delle imposte insomma: un sistema progressivo nel quale chi più guadagna più paga). Si tratta, chiaramente, di un accordo da prendere tra fratelli sulla base della ragionevolezza. Un metodo potrebbe essere quello di suddividere i costi prima in parti uguali e poi, sulla base delle diverse condizioni di reddito, provvedere ad una ripartizione che tenga conto delle possibilità economiche concrete di tutti. Ad esempio: poniamo il caso i figli siano 3 e che la retta ammonti a 300 euro. Il primo passo sarebbe quello di accollare una spesa di 100 euro a ciascuno. Fatto questo, se uno dei 3 fratelli ha un reddito inferiore agli altri 2 si potrebbe consentire che quest’ultimo partecipi nella misura di 50 euro e la restante parte venga suddivisa 25 euro ciascuno tra gli altri fratelli.

Non vi sono documenti o atti specifici da mostrare: non si tratta di fare una causa ma di trovare, con ragionevolezza, un accordo che possa essere soddisfacente per tutti nel reciproco rispetto. Se poi è necessario, per i rapporti familiari, dare la prova del proprio reddito si può mostrare la busta paga, la dichiarazione dei redditi, tenere in conto le condizioni del coniuge (se sposati chiaramente), se la casa in cui si vive è in proprietà o in affitto. In buona sostanza, il criterio migliore, anche sotto il profilo giuridico (pur se non esiste, come detto, una regola specifica) è quello della proporzionalità rispetto alle proprie condizioni patrimoniali complessivamente intese e non la suddivisione matematica in parti uguali perché, è evidente, che accollarsi una certa spesa ha un peso differente a seconda di quelle che sono le reali condizioni patrimoniali.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola

note

[1] Art. 591 cod. pen.


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