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Sovraindebitamento: pignoramenti e fallimento

16 aprile 2017 | Autore:


> L’esperto Pubblicato il 16 aprile 2017



Legge salva suicidi: la sospensione delle procedure esecutive, la proponibilità della richiesta di fallimento, gli atti di straordinaria amministrazione.

Sospensione delle procedure esecutive

Prima delle modifiche portate dal D.L. 179/2012, come abbiamo, visto il giudice,  sussistendo i necessari  presupposti, poteva disporre la   temporanea inibizione alla promozione o continuazione di azioni individuali esecutive.

È pero necessario precisare che la sospensione delle predette azioni già promosse, per espressa previsione normativa, poteva essere effettuata soltanto una volta, con la conseguenza che, nel caso di reiterazione della proposta, le azioni già sospese continuavano, mentre potevano soggiacere alla sospensione quelle intraprese in momenti successivi  e  quindi  non  già  schiave  del  precedente  provvedimento  del giudice.

Ora la norma non dispone più  tale  limitazione  con  la  conseguenza  che in caso di proposizione di nuova domanda il giudice procede alla sospensione delle azioni pregiudizievoli  in corso.

La proponibilità della richiesta di fallimento

È opportuno chiedersi se a carico del soggetto che abbia fatto domanda  di composizione della crisi da sovraindebitamento possono essere presentate  istanze per  la  dichiarazione  di fallimento.

Alla domanda  si  deve  dare  risposta affermativa. Il provvedimento emesso dal giudice a mente dell’art. 10, comma 2 inibisce soltanto le azioni esecutive individuali, la disposizione di sequestri conservativi e l’acquisizione di diritti di prelazione e quindi a carico del debitore possono essere avanzate richieste di fallimento o coltivate quel-   le eventualmente in essere ed il tribunale, ove  ricorrano  i  presupposti, può  dichiarare  il  fallimento.

La proponibilità di domande di fallimento è, inoltre, confermata dall’art. 12 ultimo comma, che dispone che “La sentenza di  fallimento  pronunciata  a  carico  del  debitore  risolve  l’accordo”.

L’ipotesi della dichiarazione di fallimento del debitore sovraindebitato potrebbe realizzarsi sia nei confronti di un soggetto imprenditore che non imprenditore ma fallibile in quanto socio illimitatamente responsabile  a  mente  dell’art. 147 L.F.24

Art. 147 L.F. – Società con soci a responsabilità illimitata

La sentenza che dichiara il fallimento di una società appartenente ad uno dei tipi regolati nei capi III, IV  e VI del titolo V del libro quinto del codice civile, produce anche il fallimento dei soci, pur se non persone fisiche,  illimitatamente  responsabili.

Il fallimento dei soci di cui al comma primo non può essere dichiarato decorso un anno dallo scioglimento del rapporto sociale o dalla cessazione della responsabilità illimitata anche in caso di trasformazione, fusione o scissione, se sono state osservate le formalità per rendere noti ai terzi i fatti indicati. La dichiarazione di fallimento è possibile solo se l’insolvenza della società attenga, in tutto o in parte, a debiti esistenti alla data della cessazione della responsabilità illimitata.

Art. 11 – Raggiungimento dell’accordo

  1. I creditori fanno pervenire, anche per telegram- ma o per lettera raccomandata con avviso di ri- cevimento o per telefax o per posta elettronica certificata, all’organismo di composizione della crisi, dichiarazione sottoscritta del proprio consen- so alla proposta, come eventualmente modificata almeno dieci giorni prima dell’udienza di cui all’articolo 10, comma 1. In mancanza, si ritiene che abbiano prestato consenso alla proposta nei termini in cui è stata loro comunicata.
  2. Ai fini dell’omologazione di cui all’articolo 12, è necessario che l’accordo sia raggiunto con i creditori rappresentanti almeno il sessanta per cento dei crediti. I creditori muniti di privilegio, pegno o ipoteca dei quali la proposta prevede l’integrale pagamento non sono computati ai fini del raggiungimento della maggioranza e non hanno diritto di esprimersi sulla proposta, salvo che non rinuncino in tutto o in parte al diritto di prelazione. Non hanno diritto di esprimersi sulla proposta e non sono computati ai fini del rag- giungimento della maggioranza il coniuge del debitore, i suoi parenti e affini fino al quarto grado, i cessionari o aggiudicatari dei loro cre- diti da meno di un anno prima della proposta.
  3. L’accordo non pregiudica i diritti dei creditori nei confronti dei coobbligati, fideiussori del debi- tore e obbligati in via di regresso.
  4. L’accordo non determina la novazione delle obbligazioni, salvo che sia diversamente stabilito.
  5. L’accordo cessa, di diritto, di produrre i propri effetti se il debitore non esegue integralmente, entro novanta giorni dalle scadenze previste, i pagamenti dovuti secondo il piano alle ammini- strazioni pubbliche e agli enti gestori di forme di previdenza e assistenza obbligatorie. L’accordo è altresì revocato se risultano compiuti durante la procedura atti diretti a frodare le ragioni dei creditori. Il giudice provvede d’ufficio con decreto reclamabile, ai sensi dell’articolo 739 c.p.c., in- nanzi al tribunale e del collegio non può far parte il giudice che lo ha pronunciato.

Gli atti di straordinaria amministrazione

Il debitore che deposita la domanda di  accesso  alle  procedure  di  regolate dalla legge 3/2012 non subisce lo spossessamento dei beni ma, dopo   le modifiche introdotte dal D.L. 179/2012, gli atti che eccedono l’ordinaria amministrazione (dopo il decreto di ammissione e fino all’omologazione)  necessitano  dell’autorizzazione  del  giudice.

Gli atti di straordinaria amministrazione compiuti senza la necessaria autorizzazione sono inefficaci nei confronti dei creditori anteriore alla pubblicità  del  decreto  di  ammissione.

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