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Si può licenziare l’invalido per troppe assenze da malattia?

17 Aprile 2017


Si può licenziare l’invalido per troppe assenze da malattia?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 Aprile 2017



Il licenziamento dell’invalido iscritto nelle categorie protette solo se le assenze per malattia superano il periodo di comporto e non sono legate all’ invalidità stessa.

In caso di superamento del periodo di comporto è possibile licenziare anche l’invalido inserito nelle categorie protette, ma ad una sola condizione: che tali assenze per malattia non siano collegate al suo stato di invalidità. Diversamente, le assenze non vanno calcolate ai fini del superamento del periodo di comporto. Lo ha chiarito la Cassazione con una recente sentenza [1]. Rispondendo alla domanda se si può licenziare l’invalido per troppe assenze da malattia la Cassazione ha dato una risposta che tenta di contemperare, da un lato, le esigenze della produzione aziendale, dall’altro il lavoratore portatore di inabilità e che, proprio in ragione di tale sua condizione, viene tutelato di più rispetto a tutti gli altri colleghi con una serie di norme speciali. Ma procediamo con ordine.

Se hai letto la nostra guida sul comporto saprai già che, con questo termine, si considera quel periodo “massimo” di assenze per malattia che un lavoratore può fare senza perciò essere licenziato. Superato questo tetto, che viene determinato dai contratti collettivi applicabili alla categoria lavorativa, il dipendente può perdere il posto di lavoro. In realtà, si sta affermando un orientamento giurisprudenziale secondo cui, quando le assenze del lavoratore danneggiano l’organizzazione dell’azienda, il licenziamento è anche possibile prima del superamento del comporto (leggi Si può licenziare un dipendente per malattia?).

Nello stesso tempo sappiamo che esistono dei lavoratori che, per via della loro invalidità, sono protetti dalla legge con una serie di disposizioni volte a limitare i poteri del datore di lavoro. A tal fine essi devono essere inseriti nelle cosiddette categorie protette. Proprio con riferimento a queste situazioni, è stato chiesto alla Cassazione se è possibile licenziare un lavoratore invalido che fa troppe assenze per malattia. E la Suprema Corte ha risposto in modo netto dettando due condizioni. Si può licenziare il dipendente invalido solo se:

  • le assenze hanno superato il periodo di comporto;
  • le assenze per malattia computate per determinare il superamento massimo non siano ricollegate allo stato di invalidità. Si pensi, ad esempio, un invalido che faccia un incidente stradale e che, per subire una serie di interventi, stia a casa per un anno intero.

Pertanto, in caso di rapporto di lavoro instaurato con un invalido assunto obbligatoriamente per essere inserito nelle categorie protette, le assenze per malattia non possono essere computate ai fini del superamento del periodo di comporto se sono connesse alla sua specifica condizione della invalidità. Se invece dipendono da altri eventi o malattie, il lavoratore con l’handicap è trattato alla pari di tutti gli altri dipendenti e può essere licenziato. Difatti è proprio in ragione della sua specifica malattia che egli ottiene un trattamento privilegiato, ma questa maggiore tutela non si estende anche ad altre situazioni non connesse con la patologia.

Lo stesso discorso vale anche se la malattia di cui è affetto il lavoratore è preesistente all’assunzione, ma se essa non rientra nella specifica invalidità che ha determinato l’inserimento di quest’ultimo nelle categorie protette. Si pensi a un cieco che soffre anche di tunnel carpale o a un mutilato di una mano che non può sollevare pesi per via di una patologia di ernia del disco. Tutte le eventuali malattie non connesse a quella “invalidante” vera e propria – quella cioè senza la quale il dipendente non sarebbe stato assunto con “privilegio” – non rilevano ai fini della tutela dell’invalido. E dunque le eventuali assenze per malattia connesse ad esse si calcolano nel comporto.

note

[1] Cass. sent. n. 9395/2017 del 12.04.2017.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. io non sono stata assunta come facente parte delle categorie protette la mia invalidità è successiva all’assunzione ma molti dei miei certificati medici hanno la dicitura “malattia inerente ad invalidità riconosciuta” , il certificato medico telematico la riporta e il medico se ritiene come tale inserisce la crocetta nella casella , quindi credo che dovrebbe essere la stessa cosa visto che ho il 74% riconosciuto da una commissione medico-legale dell’Inps. Questo non mi è molto chiaro leggendo questo articolo

    1. Sono d’accordo che andrebbe chiarito se chi è divenuto invalido dopo essere stato assunto rientra o no nella casistica giurisprudenziale; anche perché sarà stato o meno inserito a posteriori dall’azienda tra i dipendenti categoria protetta? Ma il problema resta invece un altro. Stiamo ancora a parlare di comporto quando la stessa cassazione (vedi altri articoli collegati) dispone che il licenziamento per assenze prima ancora che venga maturato il comporto sia legittimo perchè verrebbe meno la sinallagmaticità del contratto di lavoro stesso. Mi pare ovvio che un così lungo periodo di assenza come quello contemplato dal comporto sia di per sè sufficiente a dimostrare una mancanza di rendimento da parte di quella risorsa. E’ il comporto oggi a dover essere ridisegnato. Ci tutelano oppure no le leggi sugli invalidi?

  2. Io sono invalido al 75% e sono entrato nell’azienda dove lavoro come categoria protetta,purtroppo dopo 3 anni dall’assunzione ,mi sono trovato nella condizione di fortissimo riacutizzarsi della malattia di cui sono invalido,sono circa 8 mesi che sono a casa per il motivo della mia invalidità,quindi da quanto ho capito non posso essere licenziato,posso così ricevere la mia busta paga,come sta accadendo fino a oggi fino a quando mi sarò ristabilito?

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