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Lo sai che? Responsabilità professionale dell’avvocato e risarcimento al cliente

Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

Quando il cliente può essere risarcito se l’avvocato sbaglia e non vince la causa.

Quando un avvocato perde la causa il cliente può pensare che il proprio legale non abbia posto in essere tutte le strategie difensive necessarie o abbia omesso di compiere attività indispensabili.

Cosa può fare un cliente di fronte ad un avvocato che ha sbagliato per tutelare i propri interessi?

Contratto tra cliente e avvocato

Il contratto stipulato tra cliente e avvocato è un contratto di prestazione d’opera intellettuale il cui adempimento comporta lo svolgimento di una serie di attività sia di carattere giudiziale che stragiudiziale.

L’avvocato, nel dare esecuzione al contratto, dovrà prendere le iniziative e compiere gli atti diretti al raggiungimento dello scopo prefissato, ovvero il soddisfacimento delle pretese del cliente.

Modalità di esecuzione dell’incarico

L’esecuzione dell’incarico conferito all’avvocato deve avvenire personalmente e con la dovuta diligenza.

La diligenza è l’impegno adeguato di energie e mezzi necessarie per l’adempimento dell’obbligazione e varia in funzione della natura dell’attività svolta.

La diligenza è una modalità di esecuzione della prestazione nonché criterio fondamentale per la valutazione della eventuale responsabilità dell’avvocato.

L’obbligazione che nasce con il conferimento del mandato professionale è di mezzi e non di risultato. L’avvocato non deve per forza raggiungere il risultato della vittoria della causa ma deve adoperarsi con la dovuta diligenza per conseguire un esito favorevole.

Cosa fare se l’avvocato perde la causa

Non basterà che l’avvocato abbia perso la causa per poter sostenere di aver subito un danno risarcibile.

Ci sono molteplici variabili a determinare l’esito di un giudizio e la sorte dello stesso pertanto può essere piuttosto imprevedibile. Certo vi contribuirà fortemente l’operato dell’avvocato se questi compirà degli errori processuali o non adotterà le opportune strategie. E’ quanto accade ad esempio se egli colposamente dimentica di presentare una lista di testimoni o non notifica nei termini un atto d’appello. Tutto questo non è sufficiente per poter ritenere fondato il risarcimento in caso di sconfitta o sentenza sfavorevole per l’assistito.

Secondo la posizione assunta sull’argomento dalla Corte di Cassazione nel corso degli anni per poter chiedere un risarcimento è necessario, oltre alla prova del comportamento scorretto e negligente da parte dell’avvocato, anche la prova di un danno effettivo e concreto. Infine è necessario dimostrare il nesso di causa ed effetto tra la condotta del difensore e il danno lamentato.  Il danno deve essere realmente subito e questo può dirsi provato solo qualora senza gli errori dell’avvocato era altamente probabile la vittoria del cliente [1].

Responsabilità dell’avvocato

Per far valere la responsabilità nei confronti dell’avvocato, il cliente dovrà provare ad esempio, che la mancata presentazione in udienza o la mancata citazione di un testimone o produzione di una prova documentale hanno costituito, con certezza o elevata probabilità, causa della perdita del giudizio [2]. 

A tal fine bisognerà appurare se la mancata vittoria o l’esito negativo per il cliente, siano dovuti anche ad altri elementi o circostanze; la sconfitta dell’avvocato potrebbe infatti dipendere anche, o soprattutto, dall’infondatezza del diritto fatto valere. Affinché sussista un danno risarcibile deve essere proprio il comportamento colposo del difensore la causa del danno lamentato dal cliente.

Dovere di informazione

Poiché la sconfitta dell’avvocato può essere dovuta anche all’infondatezza del diritto fatto valere è importante che il legale adempia il suo dovere di informazione nei confronti del cliente.

In forza del rapporto di fiducia che intercorre tra cliente e avvocato, in capo a quest’ultimo sussiste un dovere di informazione che deve essere diligentemente adempiuto.

Ad esempio, nell’esecuzione della prestazione, l’avvocato ha obbligo di informazione in ordine a possibili rischi e difficoltà che potrebbero insorgere nel corso del processo.

Fondamentale sarà informare il cliente delle eventuali scarse o nulle possibilità di successo e delle conseguenze negative circa la partecipazione ad un giudizio. Dovrà dunque effettuare un’attività di dissuasione al fine di far desistere il proprio cliente quando opportuno. In mancanza di tali adempimenti non adempirà correttamente il proprio incarico e il cliente potrà invocare l’assenza di un consenso informato e chiedere di essere risarcito dei danni eventualmente patiti.

note

[1] Cass. sent. 10698/16

[2] Cass. sent. 89127/16

Autore immagine: pixabay

In caso di comportamento colpevole dell’avvocato la responsabilità professionale può essere invocata dal cliente solo qualora egli riesca a dimostrare che se l’errore del legale non ci fosse stato avrebbe vinto causa. In questa ipotesi potrà chiedere il risarcimento del danno dovuto ad un esito del giudizio a lui più sfavorevole.


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