Pensione a 64 anni anche per le nate dopo il 52

16 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 aprile 2017



Pensione anticipata con salvacondotto anche per chi è nata dopo il 1952, purché possieda 20 anni di contributi entro il 2012. 

Pensione a 64 anni per tutte le donne che hanno maturato 20 anni di contributi entro il 2012, anche se nate dopo il 1952: questa è una delle principali novità emerse dal progetto di legge sulle pensioni presentato recentemente dall’On. Gnecchi [1]. La proposta amplia notevolmente la platea dei beneficiari del cosiddetto salvacondotto [2], cioè della deroga, prevista dalla stessa Legge Fornero, che consente a lavoratrici e lavoratori del settore privato di pensionarsi a 64 anni di età.

Attualmente, i requisiti per rientrare nel salvacondotto sono piuttosto severi e sono stati ristretti ulteriormente da una nota circolare dell’Inps del 2012 [3]: la circolare, difatti, rende quasi impossibile l’accesso alla pensione a 64 anni per coloro che non risultano occupati come dipendenti del settore privato alla data del 28 dicembre 2011, generando discriminazioni ingiustificate.

La nuova norma, oltre a eliminare il “paletto” del 28 dicembre 2011, elimina anche l’adeguamento alla speranza di vita, consentendo il pensionamento a 64 anni esatti e non a 64 anni e 7 mesi e amplia la categoria dei lavoratori destinatari, includendo tutti gli iscritti all’Ago (assicurazione generale obbligatoria) e alle forme sostitutive della medesima.

Inoltre, la proposta offre la possibilità di pensionarsi a 64 anni anche con soli 15 anni di contributi alle destinatarie della deroga Amato, purché nate entro il 1952.

Ma facciamo subito il punto della situazione per capire in come funziona il salvacondotto, chi può beneficiarne e che cosa cambierà con la nuova legge.

Pensione a 64 anni: i requisiti attualmente validi

Come anticipato, il cosiddetto salvacondotto è un beneficio che consente di pensionarsi a 64 anni di età (64 anni e 7 mesi, nel 2016, per effetto degli incrementi legati alla speranza di vita), senza penalizzazioni, per i lavoratori del settore privato nati sino al 31 dicembre 1952. Per beneficiare del salvacondotto, però, è necessario possedere:

  • se uomini, almeno 35 anni di contributi al 31 dicembre 2012 e la quota 96 ( intesa come somma di età e contribuzione) alla stessa data (quota 97 con un minimo di 61 anni di età se si possiedono anche contributi da lavoro autonomo);
  • se donne, almeno 20 anni di contributi al 31 dicembre 2012.

Possono ottenere l’agevolazione i soli lavoratori dipendenti del settore privato: in particolare, in base a una nota circolare Inps, potevano essere ammessi al salvacondotto soltanto coloro che, alla data del 28 dicembre 2011, svolgevano attività di lavoro dipendente nel settore privato. Questa previsione, però, derivava da un’interpretazione non corretta della Legge Fornero.

Di recente, invece, l’Inps [4], conformemente all’indirizzo del Ministero del lavoro, ha chiarito che il beneficio si applica anche a coloro che alla data del 28 dicembre 2011 non svolgevano attività di lavoro dipendente nel settore privato, purché alla data del 31 dicembre 2012:

  • se uomini, risultino in possesso del requisito contributivo minimo per l’accesso alla pensione di anzianità con le quote [5], con la sola contribuzione accreditata in qualità di lavoratori dipendenti del settore privato;
  • se donne, risultino in possesso del requisito contributivo minimo richiesto per l’accesso alla pensione di vecchiaia, cioè pari a 20 anni, con la sola contribuzione accreditata in qualità di lavoratrici dipendenti del settore privato.

In parole povere, le donne, anche se non occupate come dipendenti al 28 dicembre 2011, possono pensionarsi col salvacondotto con gli ordinari requisiti, cioè col possesso di 20 anni di contributi al 31 dicembre 2012, purché si tratti di contributi da lavoro dipendente svolto nel settore privato.

Gli uomini, invece, se non occupati come dipendenti al 28 dicembre 2011, oltre a soddisfare il requisito di 35 anni di contributi al 31 dicembre 2012 devono anche possedere, alla stessa data, la quota allora richiesta per pensionarsi, intesa come somma di età e contributi (nel 2012 la quota richiesta era 96). Tutti i contributi, anche in questo caso, devono derivare da lavoro dipendente nel settore privato.

Sono dunque esclusi i contributi volontari, i contributi figurativi maturati per eventi al di fuori del rapporto di lavoro dipendente del settore privato, i contributi da riscatto non correlato ad attività lavorativa.

Se si possiedono, oltre ai contributi da lavoro dipendente nel settore privato, anche contributi da lavoro autonomo, questi possono essere contati ai fini del salvacondotto, a condizione che alla data del 28 dicembre 2011 l’interessato risulti occupato come dipendente del settore privato [6].

In caso contrario, vale quanto esposto nel precedente paragrafo: bisogna, cioè, raggiungere l’anzianità contributiva richiesta con i contributi da lavoro dipendente del settore privato, se non si risulta occupati (come lavoratori subordinati del settore privato) al 28 dicembre 2011.

Pensione a 64 anni: nuovi requisiti

In base a quanto esposto, allo stato attuale l’accesso al salvacondotto non è affatto semplice: troppi “paletti” restringono eccessivamente la platea e, soprattutto, discriminano chi, vicino alla pensione, è stato già penalizzato dall’entrata in vigore della Legge Fornero.

In caso di approvazione della proposta di legge, invece, la platea dei beneficiari del salvacondotto si amplierà notevolmente. Potranno infatti pensionarsi a 64 anni:

  • le donne che raggiungono, entro il 31 dicembre 2012, 20 anni di contributi, anche se non sono nate nel 1952;
  • gli uomini che possiedono almeno 35 anni di contributi, 60 anni di età e quota 96 (quota 97 con 61 anni di età se autonomi) entro la data del 31 dicembre 2012;
  • le donne nate entro il 31 dicembre 1952 che possiedono 15 anni di contributi e sono beneficiarie di una delle deroghe Amato [7]:
    • secondo la prima deroga, è possibile pensionarsi con 15 anni di contribuzione se si possiedono 15 anni di contributi (780 settimane) collocati prima del 31 dicembre 1992;
    • la seconda deroga Amato prevede la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contribuzione, se si è ammessi al versamento dei contributi volontari con autorizzazione anteriore al 31 dicembre 1992;
    • la terza deroga Amato prevede infine la possibilità di pensionarsi con 15 anni di contributi, per i soli lavoratori dipendenti, iscritti all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della medesima, se si possiedono:
      • 25 anni di anzianità assicurativa (vale a dire che il primo contributo deve essere versato almeno 25 anni prima della data di maturazione dei requisiti per la pensione: può essere contato qualsiasi contributo, a tal fine, anche per attività di lavoro autonomo o svolte all’estero in un Paese Ue o convenzionato);
      • 15 anni di contribuzione: nel computo dei 15 anni valgono i soli contributi da lavoro dipendente versati all’Assicurazione generale obbligatoria o ad un fondo sostitutivo o esonerativo della stessa;
      • almeno 10 anni lavorati discontinuamente, cioè per periodi inferiori alle 52 settimane.

Non si applicheranno più, peraltro, i 7 mesi di speranza di vita: la decorrenza della pensione, difatti, avverrà il mese successivo al compimento dei 64 anni di età. Sparirà anche il requisito che richiede di essere occupati come lavoratori dipendenti del settore privato alla data del 28 dicembre 2011.

I destinatari del salvacondotto, poi, secondo la proposta di legge, saranno:

  • gli iscritti all’Ago, cioè all’assicurazione generale obbligatoria: ne fanno parte la generalità dei lavoratori dipendenti del settore privato e i lavoratori autonomi (commercianti, artigiani, coltivatori diretti);
  • gli iscritti alle forme sostitutive dell’Ago:
    • fondo trasporti;
    • fondo dazieri;
    • fondo elettrici;
    • fondo telefonici;
    • fondo volo;
    • fondo dirigenti di aziende industriale (Inpdai);
    • fondo per i lavoratori dello spettacolo e per gli sportivi professionisti (Enpals);
    • fondo pensione dei giornalisti (Inpgi).

Insomma, le novità introdotte, se approvate, metteranno definitivamente fine alle ingiuste discriminazioni nell’accesso al salvacondotto: peraltro, le persone a cui sinora è stato negato il salvacondotto avranno diritto, in base alla norma, anche agli arretrati.

PROPOSTA DI LEGGE XVII LEGISLATURA A.C. 4196

ART. 1.

  1. Il comma 15-bis dell’articolo 24 del decreto-legge 6 dicembre 2011, n. 201, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 dicembre 2011, n. 214, è sostituito dal seguente:

« 15-bis. In via eccezionale, per gli assicurati le cui pensioni sono liquidate a carico dell’assicurazione generale obbligatoria e delle forme sostitutive della medesima:

  1. a) i lavoratori che abbiano maturato un’anzianità contributiva, comprensiva di contributi da riscatto e figurativi, di almeno 35 anni entro il 31 dicembre 2012 e che, senza l’applicazione delle modifiche al regime di accesso al trattamento pensionistico introdotte dal presente decreto, avrebbero maturato entro la medesima data i requisiti per il trattamento pensionistico ai sensi della tabella B allegata alla legge 23 agosto 2004, n. 243, possono conseguire il trattamento della pensione anticipata al compimento di un’età non inferiore a 64 anni;
  2. b) le lavoratrici possono conseguire il trattamento di vecchiaia, oltre che, se più favorevole, ai sensi del comma 6, lettera a):

1) con un’età non inferiore a 64 anni, qualora abbiano maturato entro il 31 dicembre 2012 un’anzianità contributiva di almeno 20 anni, comprensiva di contributi da riscatto e figurativi;

2) con 15 anni di contributi, qualora si tratti di lavoratrici rientranti nelle deroghe previste dall’articolo 2, comma 3 del decreto legislativo 30 dicembre 1992, n. 503, che alla medesima data del 31 dicembre 2012 abbiano compiuto un’età non inferiore a 60 anni;

  1. c) nei casi di cui alle lettere a) e b), il trattamento pensionistico decorre dal mese successivo al compimento del sessantaquattresimo anno di età anche qualora la domanda di pensione sia stata presentata successivamente ».

note

[1] Proposta di legge n.4196/2017.

[2] Art. 24, Co. 15-bis, D.L. 201/2011.

[3] Inps Circ. n. 35/2012.

[4] Inps Circ. n. 196/2016.

[5] Tab. B, L. 243/2004.

[6] Inps. Mess. n. 219/2013.

[7] D.lgs 503/1992.

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11 Commenti

  1. È inutile pubblicare queste cose quando la realtà è ben diversa mia moglie rientra nella circolare INPS 196/2016 ha presentato domanda a novembre 2016 ed in base alla circolare doveva avere la pensione dal 1/12/2016 cioè a 64 anni e 7 mesi ma ancora alla data odierna non ha ricevuto risposta l’INPS tiene la domanda in giacenza mi potete rispondere

  2. ma come è possibile andare a 64 anni di età per chi al 31/12/2012 aveva 60 anni se questi hanno già 65 anni????
    Troppe scemenze in giro (quota 97 – quota 100, 41 anni, precoci) cominciate da subito a mandare in quiescenza coloro i quali hanno già raggiunto allo stato attuale QUOTA 105 (per esempio 64 anni anni di età e 41 di contributi).

  3. I dipendenti pubblici devono crepare sul lavoro? Le tasse le abbiamo parte fino all’ ultimo centesimo. Sono FURIOSA

  4. A noi statali trattengono fino all’ ultimo centesimo e anche di più, le tasse le paghiamo e che facciamo, ci rassegnamo a crepare sul lavoro? Le leggi sempre di più sono NON UGUALI PER TUTTI
    Sono FURIOSA

    1. D’accordissimo con lei, perché ai dipendenti pubblici riservare un trattamento diverso? Come al solito in Italia ci sono figli e figliastri….

  5. E quelli classe 1952 del pubblico???
    Si possono attaccare al tram?
    Le pensioni INPS privato le paghiamo anche noi se retributive/miste o sbaglio?
    Grazie On Gnecchi molto gentile come sempre.

  6. E ai dipendenti pubblici perché riservare un trattamento diverso? Le tasse le paghiamo come tutti gli altri VERGOGNATEVI!!!!

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