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Come fare causa per anatocismo?

18 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 aprile 2017



Costi, tempi e modi per fare una causa per anatocismo: la capitalizzazione degli interessi da parte della banca e la richiesta di restituzione delle somme da parte del correntista.

In questa sede si cercherà di comprendere se e quando sia conveniente fare una causa per anatocismo e soprattutto si cercherà di capire come superare i principali dubbi in materia. Partiamo dal presupposto che si sappia cos’è l’anatocismo.

Come abbiamo spiegato in un precedente articolo (leggi che cos’è l’anatocismo?), l’anatocismo è la produzione di interessi sugli interessi. Si era anche detto che, con l’anatocismo, un debito aumenta progressivamente e che, pertanto, la legge tende, proprio per questo, a limitarne l’uso.

Ma quando conviene veramente fare causa per anatocismo?

Vediamo i passi da seguire.

Valutare la convenienza

La prima cosa da fare è cercare tutti gli estratti conto che si hanno a disposizione per verificare, da un lato, che sia disponibile tutta la documentazione, dall’altro, che effettivamente vi siano stati gli addebiti in conto corrente per interessi sugli interessi.

Quindi:

  • Nel caso in cui ci fossero dei vuoti contabili (e cioè nel caso in cui gli estratti conto non fossero completi), sarà opportuno inviare una raccomandata alla banca con cui richiedere la documentazione mancante (almeno degli ultimi 10 anni).

Attenzione. Sebbene, da un lato, rimanga sempre in facoltà della banca mettere a disposizione del cliente tale documentazione, dall’altro, gravano sulla banca stessa precisi obblighi di informazione e trasparenza nei confronti dei clienti, il rispetto dei quali è soggetto al controllo dell’Autorità di vigilanza di settore (Banca Italia).

  • Se invece la documentazione che si ha a disposizione è completa e sufficientemente risalente nel tempo (almeno agli ultimi 10 anni), si può procedere a valutare la convenienza della causa. Per questo, sarà necessario rivolgersi ad un consulente (spesso potrà essere l’avvocato di fiducia a segnalarne uno, magari un commercialista) che possa operare un ricalcolo e verificare effettivamente se vi sia stato anatocismo e soprattutto in che misura.

La prescrizione

Valutata così la convenienza, occorre verificare altresì se è prescritta la possibilità di chiedere indietro gli interessi illegittimamente versati alla banca.

Il termine di prescrizione è quello ordinario di 10 anni.

La prescrizione decorre

  • Se il conto è stato chiuso: dalla chiusura del conto (nel caso di versamenti che siano stati solo ripristinatori della provvista). Nel caso di conto chiuso da meno di 10 anni, si potrà fare causa alla banca anche per periodi molto risalenti nel tempo e precedenti al 2000 (periodo in cui l’anatocismo era sicuramente vietato).
  • Se il conto è ancora aperto, è sempre possibile fare la causa per anatocismo. Ed anche in questo caso, si potrà risalire molto indietro nel tempo. Tuttavia, la prescrizione decorre dai singoli addebiti quando questi abbiano avuto funzione solutoria e non ripristinatoria [1].

La diffida

Se dall’analisi emerge che effettivamente vi sia stato anatocismo, è importante inviare alla banca una raccomandata (c.d. diffida) con cui chiedere la restituzione delle somme illegittimamente versate. La lettera così inviata, costituendo una messa in mora per la banca, rappresenta anche atto idoneo ad interrompere la prescrizione, ove questa non sia già maturata.

Si potrà quindi procedere con l’instaurazione della causa.

La mediazione

La legge tuttavia prescrive che, prima di iniziare la causa, venga esperito il tentativo di mediazione [2]. Si tratta di un procedimento obbligatorio finalizzato al raggiungimento di un accordo tra le parti.

Il procedimento si svolge dinanzi al mediatore con la necessaria assistenza del proprio difensore e la necessaria presenza delle parti personalmente.

Il costo per la fase di mediazione è quello di avvio della pratica (normalmente qualche decina di euro), oltre alle spese di notifica alla controparte.

Il primo incontro non si paga, mentre si paga il compenso per il mediatore per gli incontri successivi al primo, sia che venga raggiunto un accordo, sia che non venga raggiunto.

Tuttavia, spesso, o perché la banca non aderisce al tentativo di mediazione, oppure perché non si raggiunge un accordo, il procedimento si chiude già al primo incontro.

A questo punto, la parte sarà libera di iniziare la causa in Tribunale.

Che succede se si inizia la causa senza la mediazione?

La mediazione è condizione di procedibilità della causa, nel senso che la causa non potrebbe procedere senza.

Tuttavia, la legge prevede che l’improcedibilità debba essere eccepita dalla controparte (la banca) o rilevata d’ufficio dal giudice non oltre la prima udienza.

Il giudice, ove rilevi che la mediazione non è stata esperita, fissa un termine alle parti per la presentazione della relativa domanda.

Presentata la domanda e fallito il tentativo di mediazione, la causa può procedere dinanzi al giudice già designato.

Diversamente, in caso di mancata presentazione della domanda, la causa verrà chiusa dal giudice che accerterà appunto il mancato esperimento del tentativo obbligatorio di mediazione.

In ogni caso, anche la domanda di mediazione produce, al pari della domanda in tribunale, l’effetto di interrompere la prescrizione.

Quanto costa una causa per anatocismo?

Si è detto che, esperito e fallito il tentativo di mediazione, la parte è libera di proseguire la causa in tribunale.

Per iniziare la causa, la parte dovrà anticipare il contributo unificato che varia in base al valore del giudizio (attualmente, si va da un minimo di € 43,00 ad un massimo di € 1.686,00), la marca da bollo per le anticipazioni forfettarie dovute all’ufficio (27 €), le spese di notifica (qualche decina di euro), oltre al compenso per l’avvocato ed il consulente, da pagare in base agli accordi presi.

Durante il giudizio inoltre, il giudice, che disponga consulenza tecnica d’ufficio, normalmente pone a carico dell’attore le relative spese.

Si consideri tuttavia che, con la vittoria della causa, queste spese vengono di regola rimborsate dalla parte soccombente.

Quanto dura una causa per anatocismo?

Tralasciando la fase di mediazione che può concludersi nel giro di qualche mese, la prima udienza del giudizio davanti al tribunale si avrà decorsi almeno 90 giorni dalla notifica dell’atto di citazione (si tratta di termini minimi stabiliti dalla legge).

Segue poi la fase istruttoria la cui durata è variabile e dipende dalle attività espletate e richieste dalle parti. In generale, sarà senz’altro necessaria una consulenza tecnica d’ufficio (CTU) al fine di elaborare un ricalcolo ufficiale che evidenzi gli illegittimi addebiti operati dalla banca.

In sostanza, si tratta del ricalcolo su cui il giudice baserà la propria decisione.

Considerata la fase conclusiva del giudizio, in difetto di accordo transattivo tra le parti, il tutto dovrebbe avere una durata di circa 2-3 anni.

Ricapitolando, con l’ausilio di un avvocato, oltre che di un professionista contabile, occorrerà valutare la convenienza di un’eventuale causa per anatocismo, oltre alla fattibilità della stessa, per avere tutta la documentazione a disposizione e per non essere maturata la prescrizione.

All’esito (positivo) di tali valutazioni, inviata la raccomandata del caso ed esperita la mediazione, potrà introdursi la causa che, se ben instaurata, potrà certamente condurre ai risultati sperati.

note

[1] Per approfondimenti sul punto, si veda la sentenza resa a Sezioni Unite dalla Corte di Cassazione n. 24418 del 02/12/2010.

[2] Si veda il D. Lgs. 28/2010 in materia di mediazione finalizzata alla conciliazione delle controversie civili e commerciali.

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