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Come vengono assegnati i nomi a dominio?

2 Giugno 2013
Come vengono assegnati i nomi a dominio?

La relazione sempre più frequente tra marchio e nome a dominio implica l’estensione delle norme sul codice della proprietà industriale anche alle richieste di registrazione di un sito: attività comunque sempre più frequente nell’ambito della promozione aziendale del brand.

Sempre più aziende considerano la registrazione di un nome a dominio come un momento essenziale della propria attività di branding. Ma si ignora che spesso tale attività ha delle implicazioni legali molto delicate che richiedono una corretta informazione in materia di marchi.

In questo primo articolo cercheremo di chiarire come avviene la registrazione di un nome a dominio e a ciò a cui deve prestare attenzione l’azienda.

 

Propriamente un nome a dominio non può essere “comprato”, cioè non può essere oggetto di un contratto di compravendita che ne trasferisca la piena proprietà: può solamente essere chiesto in “assegnazione” all’autorità competente alla gestione di un certo TLD (Top Level Domain). Cessato il periodo di assegnazione (ad esempio per la rinuncia o a seguito di una procedura di rassegnazione), il nome a dominio rientra nella disponibilità del gestore e può essere richiesto da un altro soggetto eventualmente interessato.

Per quanto riguarda il nostro Paese, in passato la gestione dell’assegnazione di nomi a dominio era affidata a due autorità: la Naming Authority e la Registration Authority. La prima aveva compiti essenzialmente normativi e definitori della prassi cui dovevano attenersi i vari Registrar (gli organismi che si occupano della registrazione e del mantenimento dei nomi di dominio); la seconda aveva invece spettanze più pratiche e operative, nonché la responsabilità per l’assegnazione dei suffissi “.it”. Successivamente, un riassetto del “Registro” ha portato ad un accertamento delle competenze in capo alla Registration Authority, anche se esiste ancora una specie di Naming Authority che tuttavia ha preso il nome di “Commissione per le regole e le procedure tecniche del Registro del ccTLD “.IT”, o, più brevemente, “Commissione Regole”, mentre le “Regole di Naming” ora hanno preso il nome di “Regolamento per lassegnazione e gestione dei nomi a dominio”. Detto “Regolamento di Assegnazione” predisposto dalla “Commissione Regole” ha un carattere solamente privatistico ed è destinato a soccombere nei confronti delle norme giuridiche dell’ordinamento in caso di conflitto.

Ciò significa che, nonostante la formale e sostanziale correttezza dell’assegnazione di un dominio ai sensi del Regolamento, la persona fisica o l’impresa che avesse ottenuto la registrazione potrebbe sentirsi contestare l’uso dello stesso in sede legale, cioè davanti ad un Tribunale. Si pensi, ad esempio, ad un nome a dominio registrato da un’azienda che risulta contemporaneamente titolare del corrispondente marchio, registrato tuttavia dopo l’identico marchio di un’azienda concorrente: tale tipo di registrazione di dominio risulterebbe rispettosa del “Regolamento di Assegnazione” (perché l’azienda titolare ha un titolo o interesse legittimo), ma non dalla legge [1]. Vale anche il caso opposto: è possibile che una registrazione di nome a dominio formalmente rispettosa della “legge”, risulti comunque in contrasto con il Regolamento di Assegnazione. Si pensi, ad esempio, alle già citate “blocking registrations”, in cui non può dirsi che il dominio sia “per un sito usato nell’attività economica” mentre è certa la loro contestabilità in una procedura di rassegnazione.

Ciò premesso, la registrazione di un nome a dominio è un’operazione abbastanza semplice ed economica. È infatti sufficiente collegarsi al sito di uno dei tanti Registar che forniscono questo servizi, verificare la disponibilità del nome a dominio di interesse e, dopo aver pagato la quota annuale (periodo minimo di assegnazione), sottoscrivere una “lettera di assunzione della responsabilità” (LAR), nella quale il richiedente afferma di conoscere ed accettare il Regolamento di Assegnazione e di attenersi ad esso nell’uso del nome a dominio.

Il problema, tuttavia, è che nonostante il richiedente affermi nella LAR di avere la disponibilità dell’uso del nome a dominio richiesto, al veridicità di questa affermazione non può e non deve essere verificata dal Registro, il quale coerentemente si limita ad un controllo formale dei requisiti, lasciando la responsabilità civile e penale di un uso scorretto del nome all’assegnatario. Considerando il fatto che non è tecnicamente possibile registrare due o più nomi o servizi identici, anche per settori merceologici differenti, si comprende il grave danno che potrebbe subire un’azienda nel caso in cui, con una spesa modestissima, un privato desiderasse approfittare della notorietà di un marchio altrui registrando per primo il relativo nome a dominio.


note

[1] Art. 22 Codice proprietà industriale.


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