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Lo sai che? Adulazioni e smancerie per farsi nominare erede

Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 17 luglio 2017

Se servilismi e lusinghe sono falsi si può impugnare il testamento con cui è stato dato di più ad uno dei parenti rispetto agli altri?

Tra le tante ipocrisie che si possono commettere ai danni di terzi, una delle peggiori è sicuramente quella del falso affetto nei confronti degli anziani solo per carpirne i favori e ottenere un vantaggio sulla successiva eredità. Spesso, quando si parla di adulazioni e smancerie per farsi nominare erede, si pensa in prima battuta alle badanti, specie quelle straniere in cerca di una sistemazione definitiva. Ma, in verità, le peggiori insidie provengono a volte proprio dagli stessi familiari. Nipoti e parenti lontani, che mai si erano occupati di una persona, tutto ad un tratto ricompaiono e, con una premura tanto genuina quanto una rappresentazione teatrale, si mostrano attenti e solleciti ai bisogni dell’anziano. Che, purtroppo, non poche volte ha ormai perso la capacità di discernimento e di comprendere la differenza tra la recita e il reale; oppure, in un estremo istinto di autoconservazione, preferisce scambiare i propri beni – di cui a breve non saprà più che farsene – con chi lo accudisce anche se solo per gli ultimi anni della sua vita.

Ma cosa prevede la legge a riguardo? Ci si può difendere dalle false adulazioni e smancerie studiate solo per farsi nominare eredi? La risposta è in una recente sentenza della Cassazione [1].

Secondo la Corte, il testatore è libero di lasciare i propri beni in eredità a chi vuole, fermi restando due vincoli:

  • la necessaria capacità di intendere e di volere al momento della redazione del testamento, ossia la piena capacità delle proprie facoltà mentali (non rilevano, invece, quelle fisiche);
  • il rispetto delle quote di legittima, ossia l’obbligo di devolvere, comunque, una parte del proprio patrimonio a determinati soggetti detti «legittimari». I legittimari sono il coniuge, i figli e i nipoti, i genitori e i nonni (in generale tutti gli ascendenti e discendenti). Questi soggetti, se lesi nelle loro “quote minime” possono impugnare il testamento e ottenere il ripristino della divisione secondo quanto previsto dal codice civile (per conoscere le quote che spettano ai legittimari leggi Quali sono le quote di legittima e cosa spetta ai legittimari?).

Dunque, se il testatore (così la legge chiama chi fa testamento) è “vittima” di smancerie, lusinghe, adulazioni, moine, premure fasulle, servilismi o di tutti quei comportamenti in malafede volti solo a carpire l’altrui benevolenza, ma è cosciente e capace di intendere e volere, gli altri eredi non possono fare nulla se non controllare che a loro sia stata lasciata quantomeno la propria quota di legittima.

Insomma, le influenze psicologiche, anche se dettate da dolo, sono del tutto irrilevanti e non consentono di impugnare un testamento. Il testatore è certo libero di modificarlo o revocarlo in un momento successivo, ben potendo anche gli altri eredi comportarsi allo stesso modo. Per quanto si tratta di un comportamento socialmente e moralmente riprovevole, la falsa lusinga, infatti, non è causa di annullamento del testamento.

L’incapacità personale del testatore di discernere la differenza tra una smanceria dettata da vero affetto e una lusinga invece con un secondo fine non rileva se non sfocia in una vera e propria incapacità di intendere e volere, dettata ad esempio da una malattia per l’età avanzata o da una patologia clinicamente accertabile. In ogni caso, non è necessario che l’anziano sia stato dichiarato interdetto o inabilitato dal tribunale affinché si possa dire incapace. Conta lo stato di fatto, la situazione reale e concreta in cui questi si sia trovato al momento della redazione del testamento, al di là dell’accertamento di un giudice (che potrebbe anche non intervenire se i parenti, per delicatezza e per non infierire sull’anziano, intendono non agire per la dichiarazione di interdizione).

Come abbiamo già spiegato nell’articolo Quando un testamento olografo può essere impugnato, è necessario dimostrare veri propri comportamenti fraudolenti i quali – con riferimento all’età, allo stato di salute, alle condizioni di spirito del testatore – siano stati capaci di trarlo in inganno suscitando in lui false rappresentazioni ed orientando la sua volontà in un senso in cui non si sarebbe spontaneamente indirizzata». La prova di ciò spetta, ovviamente, a chi impugna il testamento e può essere fornita anche con indizi (la legge li chiama « presunzioni»). Tuttavia tali indizi devono basarsi su fatti certi che consentano di identificare e ricostruire l’attività captatoria e la conseguente influenza» sulla volontà del testatore.


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