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Le Guide Condotta sportiva violenta: quando è reato

Le Guide Pubblicato il 20 ottobre 2012

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Le lesioni provocate nel corso di una attività agonistica possono, in determinati casi, configurare un vero e proprio reato punito dalla legge statale, oltre che dall’ordinamento sportivo.

Il campo da gioco non è una zona franca dove, in nome della competizione, è lecito qualsiasi comportamento pur di conseguire il “risultato”. Alcune condotte particolarmente violente escono infatti dall’ambito sportivo e vengono sanzionate penalmente.

Vi sono attività sportive in cui la violenza è elemento imprescindibile, attività in cui il contatto fisico è solo eventuale e altre in cui non è per nulla previsto.

Nel caso di “attività sportiva non violenta” (es. il nuoto o il tennis), ogni condotta che provochi lesioni costituisce reato in quanto esula dal contesto di gioco [1].Diverso è invece il discorso nel caso delle attività sportive “necessariamente violente” (es. la boxe) e in quelle “a violenza eventuale” (es. il calcio o il basket). In questi casi, per stabilire se le lesioni siano punibili penalmente, bisogna tener presente che la condotta violenta, nell’esercizio di una attività sportiva [2], non costituisce reato quando [3]:

1) avviene nel rispetto delle regole di gioco (e, in questo caso, potranno applicarsi solo le sanzioni previste dai singoli regolamenti sportivi);

2) l’azione rientri nel cosiddetto “rischio consentito”: il rischio consentito è la soglia entro cui eventuali violazioni delle regole sono tollerate poiché ritenute comportamenti normali nello svolgimento dell’attività sportiva.

Occorre poi distinguere tra:

Violazione involontaria delle regole del gioco (assenza di dolo/colpa): quando si fa del male all’avversario per eccessiva foga agonistica o per incapacità di interrompere la propria azione di gioco. In questo caso, l’azione lesiva resta nel limite del rischio consentito e rimane un illecito sportivo. Si pensi al contrasto particolarmente violento, effettuato per rubare il pallone all’avversario.

 

– Violazione volontaria delle regole del gioco, ma esclusivamente finalizzata al conseguimento del risultato: si ha responsabilità penale a titolo di colpa perché il soggetto avrebbe interpretato l’importanza dell’evento sportivo con un fervore eccessivo rispetto alla situazione concreta, agendo con violenza nonostante la previsione dell’evento. In tali casi l’azione lesiva supera il limite del rischio consentito [4]. Si pensi a tutti quei falli, anche involontari, che risultano assolutamente inutili e violenti rispetto al contesto di gioco.

 

– Violazione dolosa: qualora, lo svolgimento dell’attività sportiva diventa l’occasione per far del male, per intimorire l’avversario o “punirlo” per un fallo involontario. Si pensi al pugno sferrato a gioco fermo, al “fallo di reazione” oppure al fallo punitivo per una precedente scorrettezza dell’avversario. In questi casi è chiara la rilevanza penale di tali comportamenti [5].

Il limite del rischio consentito varia anche in relazione al tipo di attività che si sta svolgendo.

Ad esempio, varia in base al carattere agonistico o dilettantistico dell’attività sportiva oppure in base alla natura di gara amichevole o di competizione ufficiale.

Infatti, nelle competizioni amichevoli o amatoriali i partecipanti non possono avere motivazioni analoghe a quelle dei professionisti, e di conseguenza devono porre maggiore attenzione alle loro condotte, con un più attento controllo dell’ardore agonistico [6].

Facciamo qualche esempio concreto: guardate questo video

Il video si riferisce al durissimo fallo commesso da Rachid Bouaouzan su Niels Kokmeijer nella partita di serie b olandese tra Sparta Rotterdam e Goheaed Eagles del 17.12.2004. In seguito a questa entrata assassina, che causò la rottura della gamba in due punti,  e nonostante diversi interventi chirurgici, Kokmeijer dovette abbandonare l’attività agonistica. Nel 2008 la Corte Suprema olandese, ravvisando la volontarietà dell’atto, ha condannato Bouaouzan a sei mesi di reclusione.

Per riassumere, l’attività sportiva violenta costituisce reato quando:

– si violano le regole della disciplina sportiva praticata;

– l’uso della forza è spropositato in rapporto al tipo di sport e alla natura della gara (superamento del c.d. rischio consentito).

di BIAGIO FRANCESCO RIZZO

note

[1] I reati che si configurano sono quelli di lesioni personali dolose (art. 582 c.p.), colpose (art. 590 c.p.), omicidio preterintenzionale (art. 584 c.p.), omicidio colposo (art. 589 c.p.).

[2] La condotta viene “tollerata” grazie alla rilevanza costituzionale dell’attività sportiva, quale strumento importante per la realizzazione della personalità dell’individuo.

[3] In base alla teoria della ”azione socialmente adeguata”, la condotta sportiva violenta viene inserita tra le cause di giustificazione (c.d. scriminanti) tacite, ossia quelle non ricomprese tra le fattispecie codificate dal codice penale (artt. 50 ss. c.p.).

[4] Ricorre la figura dell’eccesso colposo ex 55 c.p..

[5] A tal proposito la Corte di Cassazione penale, con la sentenza n. 19473 del 23.5.05, ha giudicato colposa (e non dolosa) la condanna di un calciatore che aveva sferrato una gomitata (a causa di un salto scomposto) nel fianco dell’avversario, causandogli gravi problemi alla milza.

[6] Tra le altre, Cass. pen. n. 33577/06.


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