Latte, formaggi e yogurt: obbligo di indicare provenienza

17 aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 17 aprile 2017



Dal 19 aprile, il consumatore deve trovare sulle etichette delle confezioni il Paese di mungitura e di lavorazione di latticini, mozzarelle e prodotti caseari.

Vuoi bere latte olandese, formaggio francese o burro svizzero? Hai tutto il diritto di farlo ma hai anche il diritto di saperlo. Ecco perché da mercoledì 19 aprile c’è l’obbligo di indicare la provenienza sull’etichetta delle confezioni di latte, formaggi, yogurt e latticini in generale. Una questione di trasparenza che deve permettere al consumatore di sapere che cosa mangia o beve, dov’è stato prodotto il latte in cui «puccia» i biscotti alla mattina, il burro che spalma nelle fette biscottate, la mozzarella con cui fa la pizza, lo yogurt che mangia a merenda.

L’obbligo di indicare la provenienza dei latticini arriva in attuazione del regolamento europeo del 2011 che, in Italia, si applica al latte vaccino, ovino, caprino, bufalino e di quanti altri animali possano essere munti per fare un prodotto caseario.

Obbligo di provenienza del latte: che cosa cambia

Da mercoledì 19 aprile, cioè dal giorno in cui c’è l’obbligo di provenienza di latte, formaggi o yogurt, il consumatore che andrà in negozio o al supermercato a comprare uno di questi prodotti dovrà trovare sull’etichetta della confezione il nome del Paese in cui è stato munto il latte e quello in cui è stato lavorato.

Può essere, infatti, che il latte delle mucche svizzere sia stato portato a Napoli per fare le mozzarelle. In questo caso, sull’etichetta dovranno essere indicati entrambi i Paesi. Se, invece, il latte munto in Valtellina è stato lavorato negli alpeggi della provincia di Sondrio per fare il formaggio bitto con cui si condiscono i pizzoccheri, sull’etichetta ci sarà un’unica indicazione, e cioè: «Origine del latte: Italia».

L’obbligo di indicare la provenienza di latte, formaggi o prodotti caseari non garantisce una maggiore qualità del prodotto ma sì una maggiore trasparenza per il consumatore. Che, almeno, avrà la certezza di sapere da dove arriva e dov’è stato lavorato ciò che consuma. Basti considerare che, ad oggi, tre confezioni su quattro di latte a lunga conservazione contengono un ingrediente straniero senza che nessuno lo sappia.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI