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Lo sai che? In caso di giroconto si rischia un accertamento fiscale?

Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

Il bonifico di una somma di denaro da un conto ad un altro, entrambi intestati al medesimo contribuente, non può essere riferito a operazione imponibile.

Non sono imponibili le operazioni di giroconto effettuate sul conto corrente di un contribuente e provenienti da altro conto intestato al medesimo soggetto o anche cointestato con il coniuge. Lo ha chiarito la Cassazione [1] rispondendo così a una preoccupazione spesso sollevata dai contribuenti: in caso di giroconto si rischia un accertamento fiscale? E la risposta fornita dalla Suprema Corte è negativa. Vediamo quali sono state le argomentazioni poste dai giudici a sostegno di questa tesi.

Immaginiamo che un professionista sia titolare di un conto corrente a uso professionale e di un secondo cointestato invece con la moglie, dal quale di solito attinge per effettuare le spese domestiche e familiari. Un giorno, d’accordo con la moglie, dopo aver dato a quest’ultima una somma in contanti per alcuni acquisti, esegue un bonifico di pari importo – o meglio un giroconto – dal conto corrente cointestato a quello personale. In tal modo, riprendendosi quello che ha dato a mani alla donna. L’Agenzia delle Entrate, però, insospettita da tale ingresso di denaro sul conto professionale, chiede chiarimenti al contribuente. Ma quest’ultimo, oltre a spiegare i fatti, non fornisce alcuna dimostrazione che possa spiegare l’origine dei soldi bonificati a proprio favore e far risalire alla loro fonte. Così scatta l’accertamento fiscale, che però viene contestato dal contribuente: secondo quest’ultimo l’atto dell’Agenzia delle Entrate è illegittimo non essendo il conto cointestato mai stato oggetto di verifica.

Chi dei due ha ragione? La sentenza in commento offre una spiegazione molto chiara al perché, in caso di giroconto, l’accertamento fiscale è illegittimo.

Secondo l’orientamento consolidato della Cassazione, la legge [2] stabilisce una presunzione della disponibilità di maggiori redditi e ricavi desumibile dalle risultanze dei conti correnti bancari. Tale presunzione, a favore del fisco, impone al contribuente – che voglia difendersi – di dimostrare il contrario [3]. Ciò determina un’inversione dell’onere della prova a carico del contribuente, il quale, per superare la predetta presunzione a suo sfavore, deve dimostrare, con una prova non generica ma analitica e riferita a ciascun versamento bancario, che gli accrediti di denaro non si riferiscono a operazioni imponibili [4]. Detto in parole povere, per l’Agenzia delle Entrate vale l’equazione: versamenti = ricavi (o compensi). Salvo prova contraria.

Senonché, precisa anche la Cassazione – questo non vale nell’ipotesi di spostamento di somme tra conti riconducibili al medesimo soggetto. In tali ipotesi, invero, il bonifico – o meglio il giroconto – si risolve sostanzialmente in una movimentazione tutta interna al comune titolare dei conti correnti. Pertanto l’operazione non ha rilevanza ai fini della determinazione del reddito del contribuente e non si può considerare riferita a operazioni imponibili. Dette movimentazioni bancarie fatte attraverso un giroconto danno luogo solo a spostamento di ricchezze in capo sempre allo stesso soggetto.

Pertanto, una volta che il contribuente abbia dimostrato, che i versamenti rilevati sul suo conto corrente – quello oggetto di verifica fiscale – provengono da disposizione di bonifico operata da altro conto corrente intestato al medesimo soggetto, ma non oggetto di ulteriore verifica, va ritenuta superata la presunzione posta dalla legge in favore dell’Agenzia delle Entrate. Spetta dunque a quest’ultima dimostrare, tutt’al più, che l’importo versato sul primo conto corrente – quello da cui proviene il giroconto – proviene da un reddito non dichiarato ed è pertanto fiscalmente imponibile.

note

[1] Cass. sent. n. 9657/17.

Autore immagine: 123rf com


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