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Lo sai che? Pagare a rate le cartelle esattoriali: vantaggi e svantaggi

Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 18 aprile 2017

La richiesta non impedisce di impugnare successivamente la cartella e di proporre ricorso, ma implica l’applicazione di interessi molto alti.

«Pagare a rate o no»? Questo è il dilemma che si pone il contribuente quando riceve dal fisco una cartella esattoriale particolarmente salata. Da un lato della bilancia c’è la possibilità di togliersi subito il debito, versando l’importo in un’unica soluzione, senza dover corrispondere salati interessi; dall’altro c’è però un piano di pagamento tanto dilazionato da rendere la singola rata estremamente leggera e quasi del tutto indifferente anche per le tasche dei più indigenti (in ogni caso non può scendere al di sotto di 50 euro); senza contare che, chi ottiene la dilazione, sospende l’efficacia esecutiva della cartella e, oltre a far cancellare eventuali pignoramenti in corso, evita anche quelli futuri. Cerchiamo allora di capire, quando si decide di pagare a rate le cartelle esattoriali, quali sono i vantaggi e svantaggi per il contribuente. Concluderemo questo articolo con una breve guida su cos’è la rateazione, come fare per ottenerla, in quante rate è possibile dilazionare il debito e quando si decade.

Vantaggi della rateazione

Vediamo ora tutti i vantaggi che la richiesta di rateazione porta con sé. Tra tutti spicca la possibilità di presentare comunque ricorso in un momento successivo, fermi restando i termini di impugnazione previsti dalla legge. Segue la possibilità di continuare a circolare con l’auto sottoposta a fermo e di sospendere i pignoramenti in corso e bloccare quelli futuri.

Possibilità di fare ricorso contro la cartella

La richiesta di rateazione non impedisce al contribuente di impugnare la cartella esattoriale, sempre che lo faccia nei termini di legge (60 giorni nella generalità dei casi; 30 giorni per le multe stradali; 40 giorni per le cartelle relative a contributi Inps e Inail). Difatti, secondo la Cassazione [1], non si può attribuire alla volontà di pagare a rate un debito esattoriale il significato di un’ammissione del debito stesso. Il contribuente potrebbe infatti richiedere la dilazione per le più svariate ragioni come, ad esempio, scongiurare un imminente fermo dell’auto o prendere la decisione sull’impugnativa con maggior tranquillità. Secondo la Suprema Corte, la richiesta da parte del contribuente di rateizzare le cartelle o gli avvisi di accertamento notificati rispettivamente dall’Agente della Riscossione o dall’Agenzia delle Entrate non costituisce ammissione del debito e quindi neppure rinuncia all’impugnazione. Ciò significa che, anche se il contribuente presenti la domanda di rateazione delle cartelle o degli avvisi dell’Agenzia delle Entrate, può ugualmente impugnare tali atti davanti al giudice, purché non siano decorsi i termini. Sul punto leggi l’articolo La rateazione con Fisco o Equitalia non è ammissione del debito.

Sospensione del fermo auto

Se il contribuente ha ricevuto il fermo auto, chiedendo la rateazione può ottenere la sospensione del fermo medesimo e tornare a circolare. In pratica, dopo aver versato la prima rata del piano di dilazione, presenta la ricevuta allo sportello dell’Agente della riscossione; quest’ultimo gli rilascia una quietanza che va poi portata al Pra per l’annotazione a margine del fermo. Da quel momento l’automobile può essere di nuovo usata. Il fermo verrà tuttavia cancellato definitivamente all’esito dell’integrale pagamento.

Abbandono dei pignoramenti

La richiesta di rateazione fa sì che i pignoramenti in corso vengano abbandonati dall’Agente della Riscossione con la prova del pagamento della prima rata della dilazione. Nel caso però di pignoramenti presso terzi la procedura diviene irrevocabile se è già giunta la dichiarazione del terzo pignorato che, nel caso di pignoramento del conto corrente, corrisponde alla scadenza dei 60 giorni concessi al debitore per pagare (leggi l’articolo: Equitalia, rate contro il pignoramento presso terzi).

Viceversa, un pignoramento mobiliare o della casa viene abbandonato se i beni non sono stati già assegnati all’offerente.

Inoltre la richiesta di rateazione impedisce che l’Agente della riscossione possa procedere a futuri pignoramenti.

Svantaggi della rateazione

Non ci sono solo vantaggi per chi chiede la dilazione delle cartelle di pagamento. Tra gli svantaggi va annoverata la presenza dell’ipoteca, che non va via in caso di rateazione. Il peso maggiore è costituito però dagli interessi che gravano sul piano ordinario o straordinario di dilazione.

L’ipoteca non va via

Come il fermo, l’ipoteca già iscritta prima della richiesta di rateazione non viene cancellata; lo sarà solo a debito definitivamente estinto.

Pagamento degli interessi

Quando si rateizza una cartella di pagamento, vengono calcolati anche gli interessi legali che sono particolarmente elevati. Pur non avendosi notizie di calcoli anatocistici o di usura, l’importo finale è sensibilmente più alto di quello che il contribuente pagherebbe se versasse il debito in un’unica soluzione.

Interruzione della prescrizione

La questione se la domanda di rateazione interrompa anche la prescrizione non c’è ancora unicità di vedute. Secondo però la Corte di Appello di Roma, chi rateizza interrompe la prescrizione. Ciò significa che se il contribuente si accorge, anche dopo la richiesta di rateazione, che qualche cartella era prescritta, non potrà più far valere tale eccezione (ferma restando la possibilità – come detto sopra – di impugnare la cartella di pagamento per altri vizi, purché nei termini di legge).

Cos’è la rateazione?

Se il contribuente non è in grado di effettuare il pagamento in unica soluzione, può richiedere la rateazione all’Agente della riscossione che fino al 1° luglio 2017 è Equitalia e successivamente l’Agenzia delle Entrate-Riscossione. In particolare il debitore può chiedere:

  • in caso di temporanea situazione di obiettiva difficoltà, la rateazione ordinaria della durata massima di 72 rate (mensili);
  • in caso di comprovata e grave situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica e per ragioni estranee alla propria responsabilità, la rateazione straordinaria della durata massima di 120 rate (mensili).

Cos’è la rateazione ordinaria?

Come abbiamo detto, esistono due tipi di rateazione: quella ordinaria che consente di dilazionare il debito fino a 72 rate (6 anni), e quella straordinaria che, invece, consente di ottenere ben 120 rate (10 anni). Partiamo dalla rateazione ordinaria. Questa segue regole diverse a seconda che il debito non superi 60mila euro, oppure che lo superi.

Rateazione ordinaria per debiti fino a 60.000 euro

Per debiti fino a 60 mila euro la rateizzazione si chiede presentando una semplice domanda (anche online). L’agente della riscossione è tenuto a concedere la rateazione senza poter valutare meriti o condizioni economiche del richiedente, il quale pertanto, oltre alla domanda, non deve depositare altra documentazione. In questo caso, si accede automaticamente al piano ordinario che consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate (6 anni). La singola rata però non può essere inferiore a 50 euro.

Concorre a determinare la soglia di 60 mila euro, oltre all’importo per cui si richiede la rateizzazione, anche il debito residuo di piani di dilazione già in corso.

Si può scegliere tra rate costanti o rate crescenti.

 

Rateazione ordinaria per debiti oltre 60.000 euro

Per debiti superiori a 60 mila euro si accede alla rateizzazione presentando una domanda e allegando la certificazione relativa all’Indicatore della situazione economica equivalente (Isee) del tuo nucleo familiare per attestare la temporanea situazione di obiettiva difficoltà economica.

Se la richiesta è accolta, si accede al piano ordinario che consente di pagare il debito fino a un massimo di 72 rate (6 anni).

Concorre a determinare la soglia di 60 mila euro, oltre all’importo per cui si richiede la rateizzazione, anche il debito residuo di piani di dilazione già in corso.

Si può optare tra rate costanti o rate crescenti.

Cos’è la rateazione straordinaria?

Chi ritiene che 72 rate (6 anni) siano troppo poche e non ce la fa a versare la cartella, può ottenere una rateizzazione fino a 120 rate di importo costante (10 anni di dilazione).

I requisiti per ottenere un piano straordinario sono stabiliti dal decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 6 novembre 2013, che fissa anche il numero di rate concedibili in base alla situazione economica.

Per accedere al cosiddetto piano straordinario è necessario dimostrare di non poter pagare il debito: in particolare bisogna dar prova che l’importo della rata è superiore al 20% del reddito mensile del nucleo familiare del contribuente, risultante dall’Indicatore della situazione reddituale (Isr) riportato nel modello Isee (Indicatore della situazione economica equivalente).

In questo caso, è possibile presentare una domanda di rateizzazione, dichiarando di trovarsi in una comprovata e grave difficoltà legata alla congiuntura economica per ragioni estranee alla tua responsabilità, allegando la certificazione relativa all’Isee del nucleo familiare, comprensiva del quadro N-Indicatore della situazione reddituale, debitamente valorizzato.

 

Come si chiede la rateazione?

La richiesta di rateazione può essere fatta inviando l’istanza con raccomandata oppure presentandola allo sportello competente per territorio (indicato in cartella), oppure, per importi fino a 60 mila euro, anche online.

Cos’è la proroga della rateazione?

In caso di ulteriore difficoltà, se la situazione economica del contribuente peggiora e questi ce la fa a sostenere il pagamento delle rate stabilite nel piano ordinario o in quello straordinario, può chiedere di prorogare il periodo della dilazione fino a un massimo di ulteriori 6 anni.

Nel caso in cui vi siano le condizioni previste per i piani straordinari, si può prorogare il periodo della rateizzazione fino a un massimo di 10 anni.

Quando si decade dalla rateazione?

Si decade dalla rateazione in caso di mancato pagamento di 5 rate anche non consecutive.

note

[1] Cass. sent. n. 3347/2017.

Autore immagine: 123rf com


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