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Con l’assicurazione scaduta, dove può circolare l’auto?

19 aprile 2017


Con l’assicurazione scaduta, dove può circolare l’auto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 aprile 2017



Senza assicurazione, l’auto non può né circolare né restare parcheggiata in strada pubblica o in strada privata aperta alla circolazione.

Tutti sanno che, senza assicurazione, l’auto non può circolare. In pochi sanno però che, senza assicurazione, l’auto non può restare neanche parcheggiata sulla pubblica via o su strada privata aperta al traffico (si pensi al parcheggio di un centro commerciale). La violazione di queste regole può comportare, oltre alla multa, anche il sequestro del mezzo (leggi Assicurazione auto scaduta, dopo quando scatta la multa?). L’utilizzo di un’auto senza polizza però non è sempre vietato: l’importante è che avvenga in un luogo non soggetto alle regole sulla circolazione e, quindi, privato e chiuso al pubblico. In tali ipotesi, se è vero che non c’è alcun rischio di multe, è anche vero che, in caso di incidente stradale, non opera alcuna copertura assicurativa. Ma procediamo con ordine e vediamo, con l’assicurazione scaduta, dove può circolare l’auto.

Auto senza assicurazione: conseguenze

Prima di tutto ricordiamo che le sanzioni per l’auto senza assicurazione scattano solo dopo 15 giorni dalla scadenza della polizza (cosiddetto periodo di ultrattività della polizza durante il quale si può circolare senza il rischio di multe e ugualmente coperti dall’assicurazione [1]). Le multe e il sequestro dell’auto scattano solo dopo tali 15 giorni [2]. Se il pagamento della sanzione avviene entro i successivi 15 giorni dalla scadenza della proroga quindicinale (ossia dopo 30 giorni dalla scadenza del contratto) si può ottenere uno sconto della multa del 75% (leggi Assicurazione auto scaduta, dopo quando scatta la multa?).

Dove si può circolare senza assicurazione

Per individuare le aree in cui si può circolare con l’auto sprovvista di circolazione bisogna chiarire la terminologia usata dalla legge nel porre il divieto di «circolazione sulla strada»: come ha inteso la giurisprudenza interpretare tali due concetti?

Per «circolazione» non si intende solo quella dinamica, connessa al movimento dell’auto, ma anche quella statica, come nel caso di parcheggio o di operazioni di carico e scarico o, ancora, nel caso dell’uso di una pedona montacarichi per un furgoncino di trasporto.

Per «strada» non si intende solo quella pubblica, ma anche quella privata aperta al pubblico. La legge definisce strada l’area di uso pubblico aperta alla circolazione dei pedoni, degli animali e dei veicoli. La nozione di strada attiene quindi a una superficie destinata ad uso pubblico, a nulla rilevando la titolarità pubblica o privata della proprietà, poiché è soltanto l’uso pubblico a giustificare, per ragioni di ordine pubblico e sicurezza collettiva, la soggezione di un’area alla normativa del codice della strada.

Per comprendere più facilmente dove può circolare l’auto con l’assicurazione scaduta è meglio individuare prima dove non può circolare l’auto con l’assicurazione scaduta.

Si considera, ad esempio, strada privata aperta al pubblico il parcheggio di un condominio non delimitato da cancello o sbarra, e quindi accessibile a tutti, anche agli ospiti dei condomini. È stata considerata area privata aperta al pubblico il cortile con il cancello sempre aperto al quale può accedere qualunque soggetto che intenda caricare o scaricare merce [2].

È ugualmente vietato circolare o parcheggiare, con l’assicurazione scaduta, all’interno di un parcheggio di un supermercato o di un centro commerciale, benché delimitato da sbarre e a pagamento. Secondo la Cassazione [4], l’area di parcheggio destinata agli utenti di un ipermercato – ancorché sia di proprietà privata, sia inclusa per intero in uno stabile di proprietà privata (nella specie, al piano interrato dell’edificio ove aveva sede l’ipermercato) e sia delimitata da strutture destinate a regolare l’accesso dei veicoli (sbarra di ingresso) – è da ritenere aperta all’uso da parte del pubblico e ordinariamente adibita al traffico veicolare, considerato che chiunque ha la possibilità di accedervi. Pertanto, la circolazione automobilistica all’interno della suddetta area è soggetta alle norme sull’assicurazione obbligatoria.

La giurisprudenza ritiene ancora area privata aperta al pubblico lo spazio di pertinenza di un distributore di carburante.

Altra giurisprudenza [5] ha chiarito che il piazzale di una segheria di proprietà di una società, aperto al traffico di tutti coloro che con mezzi meccanici effettuano operazioni di carico e scarico di materiali ed al transito di operai, rappresentanti aventi rapporti commerciali con la società in questione e terzi non identificati e/o identificabili, diretti agli uffici amministrativi esistenti nel medesimo piazzale, deve considerarsi area di proprietà privata aperta alla circolazione del pubblico ai fini dell’obbligatorietà dell’assicurazione per responsabilità civile dei veicoli a motore, atteso che la circolazione è ivi consentita ad un numero indeterminato di persone, sia pure sotto specifiche condizioni o per particolari finalità, sì da comportare la possibilità giuridica di accesso da parte del “pubblico”, cioè di una cerchia indeterminata di soggetti diversi dai titolari di diritti sull’area medesima.

Si considera invece strada privata non aperta al traffico, e quindi non soggetta all’obbligo di assicurazione, il cortile di un condominio purché chiuso con cancello o sbarra e sempre che tali recinzioni non restino per abitudine sempre aperti, consentendo così a chiunque di entrare dentro l’area [6]. Stesso discorso per la rampa di accesso a un garage privato [7].

Altrettanto dicasi per un terreno chiuso di proprietà privata, in cui il proprietario inibisca a terzi l’accesso: anche in tale luogo è possibile circolare con la propria auto senza assicurazione.

L’area di un cantiere è considerata privata solo se il traffico vi è completamente interdetto. Sul punto è utile citare un precedente del tribunale di Bari [8]: «Devono ritenersi applicabili sia le norme del codice della strada sull’assicurazione obbligatoria, nel caso in cui l’area di cantiere ove si è verificato il sinistro sia da considerarsi area privata aperta al pubblico, in quanto la presenza di strutture destinate a regolare l’accesso dei veicoli (cancello, sbarra di ingresso) non consente di escludere che vi sia l’uso pubblico, qualora l’area sia aperta e accessibile ad un numero indeterminato di persone, pur se non titolari di diritti sulla stessa, ciò comportando la normale circolazione di veicoli al suo interno». Dello stesso tenore la Cassazione [9].

note

[1] Art. 1901 cod. civ.

[2] Art. 193. «Obbligo dell’assicurazione di responsabilità civile.

1.-I veicoli a motore senza guida di rotaie, compresi i filoveicoli e i rimorchi, non possono essere posti in circolazione sulla strada senza la copertura assicurativa a norma delle vigenti disposizioni di legge sulla responsabilità civile verso terzi.

2.-Chiunque circola senza la copertura dell’assicurazione è soggetto alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma da euro 841 a euro 3.287.

3.-La sanzione amministrativa di cui al comma 2 è ridotta ad un quarto quando l’assicurazione del veicolo per la responsabilità verso i terzi sia comunque resa operante nei quindici giorni successivi al termine di cui all’art. 1901, secondo comma, del codice civile. La sanzione amministrativa di cui al comma 2 è altresì ridotta ad un quarto quando l’interessato entro trenta giorni dalla contestazione della violazione, previa autorizzazione dell’organo accertatore, esprime la volontà e provvede alla demolizione e alle formalità di radiazione del veicolo. In tale caso l’interessato ha la disponibilità del veicolo e dei documenti relativi esclusivamente per le operazioni di demolizione e di radiazione del veicolo previo versamento presso l’organo accertatore di una cauzione pari all’importo della sanzione minima edittale previsto dal comma 2. Ad avvenuta demolizione certificata a norma di legge, l’organo accertatore restituisce la cauzione, decurtata dell’importo previsto a titolo di sanzione amministrativa pecuniaria.

4.-Si applica l’articolo 13, terzo comma, della legge 24 novembre 1981, n. 689. L’organo accertatore ordina che la circolazione sulla strada del veicolo sia fatta immediatamente cessare e che il veicolo stesso sia in ogni caso prelevato, trasportato e depositato in luogo non soggetto a pubblico passaggio, individuato in via ordinaria dall’organo accertatore o, in caso di particolari condizioni, concordato con il trasgressore. Quando l’interessato effettua il pagamento della sanzione in misura ridotta ai sensi dell’articolo 202, corrisponde il premio di assicurazione per almeno sei mesi e garantisce il pagamento delle spese di prelievo, trasporto e custodia del veicolo sottoposto a sequestro, l’organo di polizia che ha accertato la violazione dispone la restituzione del veicolo all’avente diritto, dandone comunicazione al prefetto. Quando nei termini previsti non è stato proposto ricorso e non è avvenuto il pagamento in misura ridotta, l’ufficio o comando da cui dipende l’organo accertatore invia il verbale al prefetto. Il verbale stesso costituisce titolo esecutivo ai sensi dell’articolo 203, comma 3, e il veicolo è confiscato ai sensi dell’articolo 213.

4-bis. Salvo che debba essere disposta confisca ai sensi dell’articolo 240 del codice penale, è sempre disposta la confisca amministrativa del veicolo intestato al conducente sprovvisto di copertura assicurativa quando sia fatto circolare con documenti assicurativi falsi o contraffatti. Nei confronti di colui che abbia falsificato o contraffatto i documenti assicurativi di cui al precedente periodo è sempre disposta la sanzione amministrativa accessoria della sospensione della patente di guida per un anno. Si applicano le disposizioni dell’articolo 213 del presente codice.

4-ter. L’accertamento della mancanza di copertura assicurativa obbligatoria del veicolo puo’ essere effettuato anche mediante il raffronto dei dati relativi alle polizze emesse dalle imprese assicuratrici con quelli provenienti dai dispositivi o apparecchiature di cui alle lettere e), f) e g) del comma 1-bis dell’articolo 201, omologati ovvero approvati per il funzionamento in modo completamente automatico e gestiti direttamente dagli organi di polizia stradale di cui all’articolo 12, comma 1.

4-quater. Qualora, in base alle risultanze del raffronto dei dati di cui al comma 4- ter, risulti che al momento del rilevamento un veicolo munito di targa di immatricolazione fosse sprovvisto della copertura assicurativa obbligatoria, l’organo di polizia procedente invita il proprietario o altro soggetto obbligato in solido a produrre il certificato di assicurazione obbligatoria, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 180, comma 8. (3)

4-quinquies. La documentazione fotografica prodotta dai dispositivi o apparecchiature di cui al comma 4-ter, costituisce atto di accertamento, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 13 della legge 24 novembre 1981, n. 689, in ordine alla circostanza che al momento del rilevamento un determinato veicolo, munito di targa di immatricolazione, stava circolando sulla strada».

[3] Trib. Roma, sent. n. 11665/2012: « I criteri decisivi per individuare l’ambito di applicazione dell’art. 2054 c.c. e delle regole in tema di assicurazione obbligatoria non consistono necessariamente nella natura privata o pubblica dei diritti di proprietà sulla stessa, né nel fatto che essa sia collocata in una o altra posizione rispetto a uno stabile di proprietà privata. Consistono, invece, nell’apertura o meno dell’area stessa all’uso pubblico, in termini tali per cui risulti ordinariamente adibita al traffico veicolare. Vale a dire, ogniqualvolta l’area, ancorché di proprietà privata, sia aperta a un numero indeterminato di persone, alle quali sia data la possibilità di accedervi, pur se non titolari di diritti sulla stessa, e ciò comporti la normale circolazione di veicoli al suo interno, sono da ritenere applicabili sia le norme del codice della strada, sia l’art. 2054 c.c., sia la l. n. 990 del 1969, sull’assicurazione obbligatoria. La circostanza che accedano normalmente in luogo solo i soggetti appartenenti a una o più categorie specifiche, o quelli che perseguano peculiari finalità ovvero che l’area sia delimitata da strutture destinate a regolare l’accesso dei veicoli (cancello, sbarra di ingresso) non consente di escludere che vi sia l’uso pubblico, una volta che chiunque possa entrare a far parte di quella categoria o perseguire quelle finalità. (Nel caso di specie si è considerata area privata aperta al pubblico l’area con il cancello aperto alla quale poteva accedere qualunque soggetto che intendesse caricare o scaricare merce. L’incidente era stato provocato da un carrello elevatore in movimento)».

[4] Cass. sent. n. 17279/2009.

[5] Trib. Trani, sent. n. 18.12.2003.

[6] Gdp Palermo, sent. del 7.06.2013.

[7] Cass. sent. n. 8090/2013: «Ai sensi degli art. 1 e 18 l. 24 dicembre 1969 n. 990 (applicabile “ratione temporis”) l’azione diretta, spettante al danneggiato da un sinistro stradale nei confronti dell’assicuratore del responsabile, è ammessa anche per i sinistri cagionati da veicoli posti in circolazione su area (da equiparare alla strada di uso pubblico) che, ancorché di proprietà privata, sia aperta ad un numero indeterminato di persone ed alla quale sia data la possibilità, giuridicamente lecita, di accesso da parte di soggetti diversi dai titolari dei diritti su di essa, non venendo meno l’indeterminatezza dei soggetti che hanno detta possibilità pur quando essi appartengano tutti ad una o più categorie specifiche e quando l’accesso avvenga per peculiari finalità ed in particolari condizioni. Costituisce oggetto di apprezzamento di fatto – come tale devoluto al giudice di merito e sindacabile in sede di legittimità solo per vizio di motivazione – l’accertamento in ordine alla concreta accessibilità dell’area al pubblico, come sopra intesa. (Nella specie, è stata ritenuta correttamente motivata la decisione con cui il giudice di merito, in relazione ad un sinistro verificatosi nella rampa di accesso ad un garage, ha ritenuto la stessa – indipendentemente dalla natura pubblica o privata dell’area al cui interno essa risultava collocata – un luogo in cui la circolazione non è consentita ad un numero indeterminato di persone, bensì limitata a coloro che debbono compiervi la manovra di ingresso o di uscita e che, in quanto titolari del diritto di ricoverarvi il veicolo, costituiscono un numero determinato di persone, venendo in considerazione “uti singuli” e non “uti cives”)».

[8] Trib. Bari, sent. del 22.08.2012.

[9] Cass. sent. n. 9441/2012: « Ai sensi degli art. 1 e 18 l. n. 990 del 1969 (applicabili “ratione temporis”), l’azione diretta nei confronti dell’assicuratore del responsabile spetta al danneggiato quando il sinistro sia avvenuto in un’area che, sebbene privata, possa equipararsi alla strada di uso pubblico, in quanto aperta a un numero indeterminato di persone, che vi hanno accesso giuridicamente lecito, pur se appartenenti a una o più categorie specifiche e pur se l’accesso avvenga per finalità peculiari e in particolari condizioni. (Principio affermato in fattispecie relativa ad un cantiere, cui potevano accedere coloro che vi lavoravano e chi aveva rapporti commerciali con l’impresa)».

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1 Commento

  1. L’assicurazione obbligatoria è una truffa, concepita dall’attuale corrotta politica affinchè intrallazzatori di ogni genere possano ingrassare sulla pelle dei cittadini. Ovviamente è necessaria una copertura legata a tutti i rischi sia civili, sia penali. Unica forma, a mio avviso, che garantisce equità alla collettività è quella legata ai Km, alle dimensioni ed alla potenza dei mezzi in circolazione e ciò sarà possibile solo trasferendo i costi sulle benzine.

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