Ape sociale, pensione da settembre

19 Aprile 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 Aprile 2017



Accesso all’Ape sociale: l’assegno sarà pagato da settembre a dicembre per chi rientra nella prima finestra e a giugno 2018 per la seconda finestra.

I potenziali beneficiari dell’Ape sociale devono affrettarsi per presentare le domande: queste, difatti, potranno essere inoltrate all’Inps a partire dal 1° maggio, sino al 30 giugno 2017.

Chi riuscirà a rientrare in questa “finestra”, potrà iniziare a ricevere l’assegno dallo Stato a partire dal mese dal prossimo settembre (gli ultimi assegni saranno liquidati non più tardi di dicembre 2017).

Slitta invece a giugno 2018 il pagamento dell’Ape sociale per chi invierà la domanda nella seconda finestra, che si aprirà il 1° gennaio 2018 e si chiuderà nel successivo mese di marzo. Una corsa contro il tempo, dunque, oltreché una corsa a “ostacoli”, considerando i rigidi requisiti imposti per rientrare nel beneficio dell’Ape a carico dello Stato: rigidi requisiti mitigati solo in piccola parte dal decreto attuativo che sta per essere promulgato. L’unica categoria di lavoratori che ha beneficiato di un “ritocco” in positivo, difatti, è quella degli addetti ai lavori faticosi e pesanti: per loro basterà essere stati occupati in una di queste attività per 6 anni, prendendo a riferimento gli ultimi 7 anni a partire dalla data della domanda, per accedere all’anticipo pensionistico a carico dello Stato. Non è più necessario, dunque, aver svolto questi lavori in modo continuativo negli ultimi 6 anni, ma è possibile beneficiare dell’Ape sociale anche se risultano dei periodi d’inattività, se questi non superano i 12 mesi e complessivamente, nell’arco dei 7 anni che precedono la domanda di Ape sociale, risultano comunque 6 anni di lavori faticosi e rischiosi.

Questa novità va a vantaggio di coloro che hanno interrotto per brevi periodi l’attività lavorativa, ad esempio chi ha alle spalle delle pause tra un contratto e l’altro.

Ma quali sono le categorie di lavoratori che possono beneficiare dell’Ape sociale, quali requisiti devono possedere e come funziona la prestazione? Facciamo il punto della situazione per capire meglio.

Ape sociale: come funziona

L’Ape sociale è un trattamento a carico dello Stato a chi possiede almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza: il trattamento, in particolare, spetta fino al conseguimento dei requisiti necessari alla pensione di vecchiaia ed è destinata ad alcune categorie di lavoratori tutelati: disoccupati, invalidi, caregivers e addetti a lavori faticosi e rischiosi.

L’Ape sociale, come la cosiddetta Ape volontaria, è un anticipo pensionistico, cioè una prestazione che funziona come un anticipo della pensione. A differenza dell’Ape volontaria, o di mercato, però,  non è un prestito bancario: difatti, è erogata direttamente dallo Stato e non comporta trattenute sulla futura pensione.

Ape sociale: chi ne ha diritto

Possono accedere all’Ape sociale i lavoratori che, al momento della domanda, abbiano già compiuto, come anticipato, 63 anni di età e che siano, o siano stati, iscritti all’assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende gli iscritti al fondo pensione lavoratori dipendenti e alle gestioni speciali dei lavoratori autonomi), alle forme sostitutive ed esclusive della stessa, o alla Gestione separata Inps, purché cessino l’attività lavorativa e non siano già titolari di pensione diretta.

Per quanto riguarda il requisito contributivo, i beneficiari dell’Ape sociale devono possedere:

un minimo di 30 anni di contributi se appartenenti a una delle seguenti categorie:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria, che hanno terminato da almeno tre mesi di percepire la prestazione di disoccupazione;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave ai sensi della Legge 104;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per gli addetti ai lavori faticosi e pesanti, cioè per coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa, facente parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
  • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Ape sociale: a quanto ammonta

L’assegno mensile che spetta ai beneficiari dell’Ape sociale viene determinato secondo il normale criterio di calcolo della pensione:

  • calcolo retributivo (basato cioè sulla media delle ultime retribuzioni) sino al 2011, poi contributivo (basato sui contributi accantonati), per chi possiede oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • calcolo retributivo (basato cioè sulla media delle ultime retribuzioni) sino al 1995, poi contributivo (basato sui contributi accantonati), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: in questo caso parliamo di calcolo misto;
  • calcolo esclusivamente contributivo per chi non possiede contributi versati prima del 1996.

L’importo dell’Ape sociale non può comunque superare i 1.500 euro lordi. La legge di bilancio 2017 non esplicita, come nel caso dell’Ape volontaria, che il trattamento sia esentasse: pertanto, l’Ape sociale dovrebbe essere sottoposta all’ordinaria tassazione Irpef come qualsiasi reddito di lavoro dipendente o pensione.

L’Ape sociale è corrisposta, ogni anno, per 12 mesi, anziché 13, in quanto non è un trattamento pensionistico vero e proprio, ma un anticipo pensionistico corrisposto sotto forma di indennità e la tredicesima non spetta.

Ape sociale: incompatibilità

L’Ape sociale è incompatibile con la percezione di prestazioni a sostegno del reddito conseguenti allo stato di disoccupazione. In particolare è incompatibile:

  • con la Naspi (l’indennità di disoccupazione che spetta ai dipendenti);
  • con l’Asdi (l’assegno di disoccupazione, erogato ad alcuni soggetti, una volta terminata la Naspi);
  • con l’indennizzo per i commercianti (corrisposto, in determinati casi, per accompagnare alla pensione il commerciante che cede l’attività).

È invece compatibile:

  • con attività lavorativa dipendente o parasubordinata, se il reddito che ne deriva non supera 8.000 euro all’anno;
  • con attività di lavoro autonomo, se il reddito che ne deriva non supera 4.800 euro annui.

Inoltre, si decade dal diritto all’indennità se si raggiungono i requisiti della pensione anticipata.

Ape sociale: domanda

Per quanto riguarda la domanda di Ape sociale, salvo ritardi ci saranno, come già esposto, due finestre entro le quali sarà possibile presentarla:

  • la prima si aprirà dal 1° maggio al 30 giugno 2017;
  • la seconda dal 1° gennaio al 30 marzo 2018.

I pagamenti per chi invierà la domanda entro la prima finestra inizieranno a pervenire da settembre a dicembre 2017; per chi presenterà la domanda nella seconda finestra, a partire da giugno 2018.


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