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I diritti chi soffre di malattie croniche


> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 aprile 2017



Chi ha una patologia cronica ha diritto all’esenzione dal ticket sanitario. Ma anche a modificare il contratto di lavoro da tempo pieno a part-time.

Lo Stato riconosce a chi soffre di malattie croniche il diritto a ricevere delle prestazioni sanitarie gratuite. Riconosce, cioè, l’esenzione dal ticket per visite o esami legati a quella specifica patologia e solo a quella: un malato cronico di cuore, ad esempio, sarà esente dal pagamento del ticket per fare una visita cardiologica prescritta dal suo medico, ma dovrà pagare il ticket per una radiografia alla schiena o per un esame del sangue che non abbiano a che fare con il suo problema cardiaco.

Il decreto della Presidenza del Consiglio [1] che fissa i nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), ha portato da 56 a 64 le malattie croniche e invalidanti che comportano l’esenzione dal ticket sanitario. Sei di queste patologie sono nuove, e cioè:

  • la bronco-pneumopatia cronico ostruttiva (limitatamente agli stadi clinici “moderato”, “grave” e “molto grave”);
  • l’osteomielite cronica;
  • le patologie renali croniche;
  • il rene policistico autosomico dominante;
  • l’endometriosi (limitatamente agli stadi clinici III e IV della classificazione ASRM);
  • la sindrome da talidomide.

Inoltre, all’elenco delle malattie croniche già esistente si aggiungono alcune patologie rare per le quali già in precedenza si era esenti dal pagamento del ticket sanitario. Si tratta di:

  • la malattia celiaca;
  • la sindrome di Down;
  • la sindrome di Klinefelter;
  • le connettiviti indifferenziate.

Infine, due malattie croniche, per le quali già esisteva l’esenzione dal ticket, sono state trasferite nell’elenco delle malattie rare:

  • la sclerosi sistemica progressiva;
  • la miastenia grave.

Chi soffre di una di queste malattie croniche (come delle altre contenute nell’allegato al decreto) ha diritto all’esenzione dal pagamento del ticket, in quanto la sua patologia è stata giudicata sufficientemente grave da un punto di vista clinico e dal grado di invalidità che ne deriva e per l’eccessiva onerosità della quota di partecipazione per il relativo trattamento. Curarsi, insomma, costerebbe troppo al cittadino se dovesse pagare a vita di tasca sua visite ed esami.

L’esenzione dà diritto a determinate prestazioni (incluse nell’elenco della specialistica ambulatoriale) per il monitoraggio delle malattie croniche, della loro evoluzione, delle loro complicazioni e per la prevenzione di ulteriori aggravamenti.

Il medico curante (o lo specialista) individua di volta in volta la prestazione da eseguire (una visita o un esame).

Come ottenere l’esenzione dal ticket per malattie croniche

L’esenzione dal ticket sanitario per malattie croniche viene riconosciuta dall’Asl di appartenenza sulla base della certificazione della patologia. L’Azienda sanitaria rilascia un attestato che riporta la denominazione della malattia, il relativo codice di esenzione e le prestazioni fruibili gratuitamente.

La certificazione della malattia cronica può essere rilasciata da:

  • le aziende sanitarie locali;
  • le aziende ospedaliere, compresi gli Istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto pubblico e privato assimilati alle aziende ospedaliere [2];
  • gli enti di ricerca [3];
  • gli Istituti di ricovero ecclesiastici classificati [4];
  • gli Istituti di ricovero ecclesiastici non classificati e le Istituzioni a carattere privato, riconosciuti presidi delle aziende sanitarie locali [5];
  • le Istituzioni sanitarie pubbliche di Paesi appartenenti all’Unione europea.

Sono valide ai fini del riconoscimento dell’esenzione anche:

  • le certificazioni rilasciate da commissioni mediche degli ospedali militari;
  • la copia della cartella clinica rilasciata dalle strutture di cui sopra;
  • la copia del verbale redatto ai fini del riconoscimento dell’invalidità;
  • la copia della cartella clinica rilasciata da Istituti di ricovero accreditati e operanti nell’ambito del Ssn, previa valutazione del medico del distretto.

L’esenzione per malattia cronica dà diritto alle medicine gratis?

Non proprio. In realtà, l’esenzione dal ticket per malattia cronica non garantisce un particolare beneficio per quanto riguarda l’assistenza farmaceutica.

Dobbiamo ricordare che i medicinali sono divisi in tre categorie (o fasce):

  • la fascia A comprende le medicine gratuite per tutti gli assistiti;
  • la fascia A con Nota Aifa contiene le medicine gratuite per chi si trova nelle condizioni indicate nella Nota (lo strumento normativo che garantisce se un medicinale è rimborsabile);
  • la fascia C, infine, comprende le medicine a pagamento per tutti gli assistiti, inclusi quelli che hanno l’esenzione dal ticket per malattia cronica.

Chi stabilisce, allora, se il medicinale va pagato o no? Sono le Regioni, in quanto responsabili della gestione della sanità pubblica nel proprio territorio. Alcune di loro hanno introdotto un ticket sui farmaci di fascia A (quelli, cioè, gratuiti) ed hanno individuato le categorie di assistiti esenti da questo ticket (compresi quelli che soffrono di malattie croniche).

Quanto dura l’esenzione dal ticket per malattia cronica?

La malattia cronica, purtroppo, dura una vita ma l’attestato per l’esenzione dal ticket no. Occorre rinnovarlo alla scadenza. Il cosiddetto Decreto Semplificazioni [6] ha stabilito che il Ministero della Salute, in accordo con Regioni e Province Autonome, fissi un periodo minimo di validità dell’esenzione dal ticket, «in relazione alle diverse patologie e alla possibilità di miglioramento, valutata in base alle evidenze scientifiche».

I periodi minimi di validità possono essere consultati qui.

I diritti dei lavoratori con malattie croniche

I dipendenti che lavorano sia nel settore pubblico sia in quello privato e che soffrono di malattie croniche degenerative (quelle, cioè, che si aggravano progressivamente) hanno diritto a trasformare il loro rapporto a tempo pieno in part-time, purché la loro patologia comporti una riduzione delle loro capacità lavorativa, con conseguente invalidità a causa delle terapie salvavita [7]. Il dipendente, inoltre, può chiedere di ritornare al vecchio contratto se le sue condizioni di salute glielo permettono. L’azienda non può rifiutarsi, anche se le sue esigenze sono, nel frattempo, cambiate [8].

Naturalmente, la malattia cronica invalidante deve essere accertata dalla Commissione medica dell’Asl competente. Il lavoratore, per chiedere la modifica del contratto, deve inviare la certificazione medica prima dell’inizio della terapia, fornendo anche i dettagli sui giorni previsti per l’esecuzione. Successivamente dovrà inviare periodiche dichiarazioni della struttura sanitaria in cui si riporta il calendario delle prestazioni effettivamente eseguite e che danno diritto all’indennità.

note

[1] DPCM del 12.01.2017.

[2] Art. 1, co. 3, Dlgs. n. 269/1993.

[3] Art. 40 legge n. 833/1978.

[4] Art. 41 legge n. 833/1978.

[5] Art. 43, co. 2, legge n. 833/1978.

[6] Legge n. 35/2012.

[7] Art. 46 Dlgs. N. 276/2003 ripreso dall’art. 8, co. 3, Dlgs. N. 81/2015.

[8] Min. Lavoro, circ. N. 40/2005.

Autore immagine: 123rf.com

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