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Assegno di mantenimento: condanna anche al disoccupato

19 aprile 2017


Assegno di mantenimento: condanna anche al disoccupato

> Diritto e Fisco Pubblicato il 19 aprile 2017



Il solo licenziamento non basta per l’assoluzione nei confronti dell’ex marito e padre che non versa l’assegno di mantenimento alla moglie e ai figli.

Chi non versa l’assegno di mantenimento all’ex e/o ai figli commette il reato di violazione degli obblighi familiari anche se dimostra di non aver potuto pagare per essere rimasto senza lavoro. Lo stato di disoccupazione, infatti, non è sufficiente a dimostrare quella «oggettiva impossibilità» a far fronte agli impegni economici che, soltanto, può evitare la condanna penale. È quanto chiarito dalla Corte di Appello di Palermo con una recente sentenza [1].

La sentenza in commento non fa che ripetere un argomento ormai condiviso dalla giurisprudenza unanime [2], tuttavia si distingue per la chiarezza del linguaggio utilizzato e per le raccomandazioni che vengono impartite a chi non versa l’assegno di mantenimento, giustificando il proprio inadempimento solo con lo stato di disoccupazione sopravvenuto.

Per evitare la condanna penale per il reato di «violazione degli obblighi di assistenza familiare», il coniuge e genitore obbligato a pagare l’assegno di mantenimento deve dimostrare una incapacità economica, intesa come impossibilità assoluta di adempiere a tali obblighi. Detta incapacità – precisa la pronuncia in commento – deve essere:

  • persistente ossia non deve essere limitata a un breve arco temporale;
  • oggettiva, tale cioè da non essere colmata con altre risorse economiche: non sarebbe così, ad esempio, se l’obbligato avesse altre disponibilità economiche oltre allo stipendio come proprietà immobiliari o investimenti;
  • incolpevole: non determinata, cioè, da una condotta colposa o dolosa dell’obbligato. Così, non si può invocare alcuna giustificazione se il dipendente viene licenziato per assenteismo, insubordinazione o è lui stesso a dimettersi per cause non attinenti a una giusta causa (ad es. mancato versamento degli stipendi).

Tale situazione di indisponibilità di introiti deve essere dimostrata dal coniuge e genitore in modo rigoroso e puntuale. Non basta, quindi, depositare la propria iscrizione alle liste di collocamento o la richiesta dell’assegno di disoccupazione per provare il proprio stato di incapacità economica.

L’ex marito che si limiti a dichiarare di essere stato licenziato può ugualmente essere denunciato dall’ex moglie e condannato dal giudice penale. Infatti, si legge in sentenza, non basta dedurre il semplice stato di disoccupazione per giustificare il mancato versamento dell’assegno, specie se l’imputato ha una piena capacità reddituale e lavorativa. Quanto più tempo è protratto l’omesso versamento dell’assegno di mantenimento, tanto più è imperdonabile tale condotta. L’obbligato infatti dovrebbe dimostrare – quanto meno – una diligente attivazione nel cercare redditi alternativi. Non si può neanche considerare sufficiente a ottenere l’assoluzione la condotta di chi, per cercare lavoro, si limiti ad inviare i curricula a non meglio specificate enti ed imprese.

Pertanto, una volta che l’ex moglie abbia dimostrato che l’uomo non ha versato il mantenimento, a quest’ultimo spetta provare che ciò non è dipeso da un atto volontario, ma da totale ed assoluta impossibilità di far fronte agli obblighi di legge [3]». Infatti, prosegue la decisione, «nemmeno lo stato formale di disoccupazione, oppure il fallimento o la chiusura dell’attività d’impresa esime il genitore dall’obbligo di contribuzione al mantenimento dei figli, specie se frutto di inerzia nel reperimento di altra stabile occupazione o di scarsa dedizione ad un impegno lavorativo, ben potendo egli procurarsi un’occupazione non regolarizzata o precaria, anche in luogo diverso da quello di abituale dimora [4]».



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