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Atto firmato da dirigente decaduto: entro quanto ricorrere?

23 maggio 2017


Atto firmato da dirigente decaduto: entro quanto ricorrere?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 23 maggio 2017



Ho fatto ricorso avverso accertamento Agenzia Entrate che è stato respinto. Riguardo la eventuale ammissibilità del difetto di delega o dirigente decaduto, quali sono i termini per ricorrere?

La Corte di Cassazione, con diverse sentenze [1], è intervenuta in modo probabilmente definitivo sulla questione degli atti dell’Agenzia delle Entrate sottoscritti da dirigenti illegittimamente investiti dei relativi poteri. E l’intervento della Suprema Corte è stato tutt’altro che positivo per i contribuenti. Infatti, a prescindere dal merito della questione (se cioè gli atti sottoscritti da questi dirigenti fossero da considerarsi nulli o no), la Corte ha stabilito che il contribuente ha l’onere di sollevare specificamente questa eccezione fin dal primo grado di giudizio e cioè inserendo questa contestazione nei motivi del ricorso proposto dinanzi al giudice di primo grado (entro, quindi, sessanta giorni dalla notificazione dell’atto da parte dell’Agenzia delle Entrate). Ove non l’avesse fatto, al contribuente è impedito di sollevare l’eccezione per la prima volta nei successivi gradi di giudizio, né è possibile che sia il giudice a rilevare d’ufficio questa specifica ipotesi di invalidità (senza cioè che il contribuente lo abbia sollecitato a decidere sulla questione).

Nello specifico caso del lettore, nel quale il preteso vizio derivante dalla incompetenza dell’autorità che ha sottoscritto l’atto non è stato sollevato durante il giudizio di primo grado e in cui la sentenza non è nemmeno stata impugnata dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale, il vizio stesso non può più essere sollevato e, anzi, l’atto di accertamento è ormai divenuto definitivo ed incontestabile in ogni sua parte per effetto del passaggio in giudicato della sentenza della Commissione Tributaria Provinciale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Cass. sent. n. 22810 dello 09.11.2015.

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