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Lo sai che? Denuncia e archiviazione: rischio la diffamazione?

Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2017

Vorrei sporgere denuncia ma ho paura che il giudice chieda l’archiviazione per mancanza di reato ed eventualmente mi denunci a sua volta per diffamazione. Come posso fare?

Quanto agli aspetti formali dell’atto di denuncia, è necessario evitare di formulare al pubblico ministero delle domande a cui l’eventuale attività d’indagine dovrebbe trovare una risposta. La denuncia è un atto nel quale chi si rivolge alla Procura narra dei fatti, usando particolare cura nell’evidenziare i dettagli e le circostanze più utili, nel rappresentare le possibili fonti di prova e nell’utilizzare accorgimenti che guidino il magistrato a riconoscere nei fatti narrati le ipotesi di reato prospettate. Detto ciò, resta prerogativa del pubblico ministero valutare quali fatti meritino approfondimento e quale sia l’attività d’indagine più opportuna a tal fine.

Di seguito si riportano alcuni passaggi del testo predisposto dal lettore che appaiono a prima vista infondati o che necessitano di una diversa formulazione o approfondimento:

– «quale soggetto e per quale motivo ha autorizzato l’ispezione della Direzione Provinciale del Lavoro»: la direzione provinciale del lavoro non necessita di alcuna autorizzazione per procedere ad ispezione sui luoghi di lavoro;

– «3^ nella graduatoria di concorso … considerata molto vicina alla Cisl»: tali affermazioni andrebbero evitate. Agli occhi del magistrato avrebbero il solo fine di screditare l’immagine della persona denunciata;

– «perché l’ispettorato ha tentato di concordare una cifra da offrire al dipendente»: il tentativo di promuovere una conciliazione fra datore di lavoro e lavoratore (cosiddetta conciliazione monocratica) è compito affidato dalla legge alla direzione provinciale del lavoro e può essere svolto anche da un ispettore;

– «una cifra da destinare a ipotetici “corrotti” all’interno dell’Ispettorato … chiaramente indirizzati da una talpa interna creata ad arte»: anche in questo caso di tratta di affermazioni molto gravi, che paiono frutto di mere congetture e che pertanto oltre a poter convincere il pubblico ministero dell’infondatezza della denuncia, rischiano di esporre il lettore a una denuncia per calunnia.

I fatti narrati, se provati, non appaiono idonei a integrare il reato di concussione. Perché possa validamente contestarsi questo reato è, infatti, necessario provare che il pubblico ufficiale lo abbia costretto a versare denaro in favore dello stesso ispettore o in favore di altri. Nel caso in esame l’unica somma di denaro cui si fa cenno è quella che è stata proposta al lettore al fine di conciliare la vertenza insorta con l’ex dipendente, sicché sarebbe oltremodo difficile dimostrare in giudizio che il “suggerimento” di pagare tale somma non costituisse una legittima proposta di conciliazione dell’ispettore, bensì un tentativo di concussione. La stessa frequenza dei controlli è dovuta ad una precisa disposizione di legge che impone alla direzione provinciale del lavoro di procedere ad ispezioni in caso di mancata conciliazione fra datore di lavoro e lavoratore.

Non si esclude che un attento studio della documentazione in possesso del lettore possa dimostrare che nei suoi confronti e nei confronti della sua azienda che alcuni rappresentanti della pubblica amministrazione possano avere agito illegittimamente o con intenti persecutori, tali fatti tuttavia parrebbero idonei a integrare non il reato di concussione, bensì quello di abuso d’ufficio.

Altro fondamentale rilievo è dato dal fatto che tanto per il reato di abuso d’ufficio quanto per quello di falso – nel caso di specie potrebbe sussistere il falso ideologico e non quello materiale – sarebbe oramai maturato il termine di prescrizione, pari a sei anni dai fatti contestati, l’ultimo dei quali, per quanto emerge, sarebbe l’ispezione del 25.7.2007. Le indagini avviate in seguito ad un’eventuale denuncia sarebbero pertanto destinate ad una sicura archiviazione per intervenuta prescrizione.

In conclusione, si consiglia di non presentare la denuncia nella forma redatta e di sottoporre la documentazione ad un legale che potrà consigliare il lettore sulle possibili azioni da avviare ed eventualmente redarre per lui un atto di denuncia che possa far sperare in un qualche seguito.

Articolo tratto d una consulenza dell’avv. Andrea Iurato


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