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Lo sai che? Enfiteusi: rivalutazione del canone sempre corretta?

Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 6 maggio 2017

Enfiteusi costituita per atto notarile e rivalutazione del canone. Come posso agire per difendere i miei diritti?

La giurisprudenza [1] considera di natura pubblica e perpetuo il canone dovuto dal lettore.

Per ciò che concerne l’adeguamento del canone, nel corso degli anni una serie di sentenze, tanto del Consiglio di Stato [2], quanto della Corte Costituzionale [3] (che hanno sancito la illegittimità costituzionale di alcune norme che disciplinavano i rapporti enfiteutici e la misura del canone) hanno avuto come effetto quello di sancire la possibilità di una rivalutazione del canone non più sulla base del criterio del reddito dominicale non rivalutato (criterio ritenuto assai poco rispondente alla realtà), bensì, come ha chiarito l’Agenzia del Territorio in una corcolare [4] (che si applica ai canoni enfiteutici, censi e livelli gravanti sui terreni soggetti ad enfiteusi di cui al codice civile), utilizzando i valori agricoli medi che le regioni aggiornano annualmente per il calcolo delle indennità di esproprio. La circolare suddetta dell’Agenzia del Territorio afferma che ogniqualvolta il reddito dominicale rivalutato risulti inferiore a tale soglia, il canone andrà di fatto rapportato a tale diversa misura pari alla quindicesima parte dell’indennità di esproprio; con conseguente aggiornamento anche del capitale di affranco che, in tal caso, sarà pari per l’appunto all’indennità di esproprio; e ancora, il capitale di affranco ed i canoni enfiteutici andranno determinati facendo ricorso al criterio dell’indennità di esproprio e non, piuttosto, a quello del reddito dominicale rivalutato [5].

Per ciò che concerne, invece, le enfiteusi urbane l’Agenzia del Territorio, nella stessa circolare, stabilisce il criterio di calcolo già esposto in una sua precedente nota dipartimentale del 2000 determinando il canone con l’applicazione, al valore dell’area edificabile, di un equo saggio di rendimento, poiché se si prendesse in considerazione il valore venale del bene si determinerebbe un capitale di affrancazione eccessivamente oneroso per l’enfiteuta.

Orbene, premesso che questi criteri di rivalutazione del canone enfiteutico (e simili) sono fissati non già dalla legge, ma da prassi amministrative, nello specifico del lettore eventuali contestazioni delle decisioni assunte dal commissario straordinario e, cioè, dei criteri di rivalutazione del canone nonché delle motivazioni alla base dell’incremento del medesimo (decisioni risalenti al dicembre 2012) avrebbero dovuto essere sollevate impugnando tale atto entro i termini perentori fissati per l’impugnazione (avendo avuto cura, comunque, di verificare il contenuto di tale atto commissariale, oltre che gli stessi poteri del Commissario) e tenuto conto:

1) che le determinazioni amministrative, in linea generale, non sono soggette a essere notificate, essendo sufficiente che siano affisse all’albo dell’ente [6] per il tempo stabilito dalla legge (quindici giorni);

2) alla scadenza del termine di affissione ha inizio il termine (generalmente fissato in sessanta giorni) per la relativa impugnazione, decorso il quale l’atto è da considerarsi definitivo e non può più essere oggetto di impugnazione e, quindi, di contestazione.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Corte dei Conti, parere n. 18 del 16.05.2006.

[2] Cons. Stato sent. n. 8940 del 29.12.2009.

[3] Cass. sent. nn. 406 del 1988 e 143 del 1997.

[4] Ag. Territorio prot. 29104 dell’11/05/2011.

[5] Ci si riferisce alla rivalutazione di cui all’art. 3, co. 50, l. n. 662 del 23.12.1996, che prevede una rivalutazione del reddito dominicale dei terreni pari all’80%, non più rispondente all’effettiva realtà economica.

[6] Art. 124 d.lgs. n. 267 del 18.08.2000.


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