HOME Articoli

Lo sai che? Ricorso contro le cartelle già rateizzate

Lo sai che? Pubblicato il 20 aprile 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 20 aprile 2017

Ho presentato istanza di rateizzazione ad Equitalia ma solo ora mi sono accorto che alcune cartelle sono prescritte: posso ancora fare ricorso?

La presentazione dell’istanza di rateizzazione ad Equitalia o all’Agenzia delle Entrate non può essere considerata come riconoscimento definitivo del debito e non può dunque impedire la contestazione delle cartelle esattoriali, qualora non siano ancora decorsi i termini di impugnazione.

Tale orientamento, favorevole al contribuente, è stato accolto pacificamente dalla Cassazione [1] ed è condiviso dalla giurisprudenza di merito.

Da ultimo, la Commissione Tributaria Provinciale di Roma [2] ha ritenuto possibile opporsi alla pretesa tributaria anche se è già stata presentata istanza di rateizzazione: tale comportamento non equivale ad acquiescenza del debito in quanto ciò non si desume da alcun dettato normativo.

La rateizzazione ha lo scopo principale di rateizzare il debito ma anche quello di evitare procedure esecutive. Il pagamento della prima rata del piano consente infatti di sospendere ogni azione cautelare (fermo o ipoteca) ed esecutiva (pignoramenti) nei confronti del contribuente.

Come giustamente osservato dalla Cassazione, non si potrebbe inoltre conferire alla richiesta di rateizzazione il valore di rinuncia all’impugnazione.

Il puro e semplice riconoscimento, esplicito o implicito, fatto dal contribuente di essere tenuto al pagamento di un tributo e contenuto in atti della procedura di accertamento e di riscossione (denunce, adesioni, pagamenti, domande di rateizzazione o di altri benefici), non può precludere ogni contestazione, salvo che non siano scaduti i termini di impugnazione e non possa considerarsi estinto il rapporto tributario.

Le manifestazioni di volontà del contribuente, pertanto, quando non esprimano una chiara rinuncia al diritto di contestare l’esistenza del debito, devono ritenersi giuridicamente rilevanti solo per ciò che concerne l’importo dovuto, nel senso di vincolare il contribuente ai dati a tal fine forniti o accettati.

Ciò non esclude che il contribuente possa validamente rinunciare a contestare la pretesa del fisco, ma, perché tale forma di acquiescenza si verifichi, è necessario il concorso dei seguenti requisiti indispensabili:

  • vi è già una controversia tra contribuente e fisco e la rinuncia del contribuente risulta espressamente o è oggettivamente determinabile dagli atti del procedimento;
  • la rinuncia è manifestata con una dichiarazione espressa o con un comportamento sintomatico particolare, purché entrambi assolutamente univoci.

Ciò vuol dire che, anche qualora il contribuente abbia rateizzato le cartelle o gli avvisi dell’Agenzia delle Entrate, potrà validamente agire in giudizio per contestarle, purché non siano decorsi i termini di impugnazione e purché il debito non sia stato definitivamente accertato (per esempio con sentenza passata in giudicato).

Il ricorso volto a contestare gli eventuali vizi delle cartelle o intimazioni di pagamento può essere presentato anche se è già stata chiesta la rateizzazione. È però essenziale che non siano ancora decorsi i termini di impugnazione (60 giorni per imposte e tasse, 30 giorni per multe).

note

[1] Cass. Sent. n. 3347/2017.

[2] CTP Roma, sent. n. 4265/3/2017.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI