L’uso del cellulare provoca il cancro

20 aprile 2017


L’uso del cellulare provoca il cancro

> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 aprile 2017



Riconosciuto il nesso di causa-effetto tra il tumore al cervello e l’uso del telefono cellulare ripetuto nel corso della giornata.

 

Sentenza shock: l’uso non corretto del cellulare è causa del tumore al cervello. La prova è stata raggiunta nel corso di una causa davanti al tribunale di Ivrea: il giudice ha appena emesso una sentenza di condanna nei confronti dell’Inail a risarcire gli eredi di un dipendente Telecom che, per 15 anni, aveva utilizzato il telefonino per tre ore al giorno.

Non è la prima volta che, in un tribunale italiano, viene affermato il principio secondo cui il cellulare provoca il cancro al cervello. Già nel 2012 la Cassazione aveva raggiunto la medesima convinzione ritenendo sussistente una «ragionevole certezza» (e non la semplice probabilità) dell’esistenza di un legame tra tumore e le radiazioni elettromagnetiche emesse dal cellulare (leggi Cassazione: il cellulare provoca il tumore). Insomma, chi per lavoro è costretto a utilizzare spesso il telefonino e non usa gli auricolari per propria incuria può ugualmente ottenere, a seguito della diagnosi di un tumore al cervello, il risarcimento per la malattia professionale. E non conta che sia stato il dipendente stesso a non prendere le dovute precauzioni dalle onde, cosa che sarebbe ben possibile utilizzando anche un auricolare bluetooth.

La sentenza del Tribunale di Ivrea riconosce quindi il forte legame che sussiste tra il cancro al cervello e l’uso di un telefono cellulare fanno sapere gli avvocati che hanno patrocinato la causa.

Il cellulare fa male. La conferma non è però così recente come sembrerebbe. Già nel 2011 la Iarc (Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro) aveva appurato l’effetto cancerogeno delle onde elettromagnetiche del telefonino, inserendo così il cellulare tra i dispositivo pericolosi (categoria 2b). «Il fatto che nel 2017 i tribunali italiani riconoscano già in primo grado la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dal cellulare è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche» spiega il legale del dipendente ammalatosi, il quale – in conferenza stampa – ha confessato che, inizialmente, aveva creduto di essere affetto solo da un’infezione all’orecchio.

Sulle pagine di Repubblica, l’avvocato Renato Ambrosio spiega: «abbiamo avuto difficoltà sul profilo medico e scientifico perché ci è stato detto che non c’erano prove che potesse creare un tumore, ma è stato detto che non si poteva anche dire il contrario. Questa sentenza invece dice proprio che c’è un nesso causale ed è per questo che ora chi ci governa debba prendersi la responsabilità di fare qualcosa». Ad essere maggiormente esposti al rischio per la salute sono i bambini e le donne in gravidanza.

La sentenza, nel dettaglio, ha il merito di accertare l’esistenza di una malattia professionale che ha avuto come conseguenza un danno biologico permanente del 23 per cento. Ha perciò condannato Inail «alla corresponsione del relativo beneficio a decorrere dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa, oltre agli interessi al tasso legale e l’eventuale maggior danno in misura pari alla differenza tra la rivalutazione monetaria e il tasso legale sui ratei maturati e non riscossi, a decorrere da a decorrere dal 121° giorno dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa».

Tribunale Ordinario di Ivrea

Sezione Lavoro LAVORO VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 452/2015

Tra ROMEO ROBERTO

ATTORE/I

E INAIL

CONVENUTO/I

Oggi 30 marzo 2017, alle ore 11.15, innanzi al dott. Luca Fadda, sono comparsi: ROMEO ROBERTO , assistito dall’avv. S. BERTONE e C. GHIBAUDO

per INAIL l’avv. L. CLERICO.

Parte ricorrente insiste come in atti per l’accoglimento delle domande tutte formulate, reiterando le osservazioni alla CTU della dott.ssa Piscozzi; reitera le proprie difese evidenziando, comunque, che la malattia, all’epoca dei fatti, risultava tabellata.

Parte resistente insiste come in atti per la reiezione delle domande tutte formulate nei propri confronti , reiterando le osservazioni alla CTU del dott. Crosignani del proprio CTO, nonché reiterate al verbale di udienza 28.9.20016, lamentando la mancata prova del nesso causale; contesta in ogni caso che trattasi di malattia tabellata all’epoca dei fatti ed attualmente, poichè all’epoca dei fatti non era prevista “nosologicamente” la patologia denunciata, richiamandosi alla circolare Inail n°47/2008 .

Il Giudice

dato atto, si ritira in camera di consiglio per la decisione e, all’esito, pronuncia il seguente dispositivo, dandone lettura in udienza

Il Giudice

dott. Luca Fadda

Sentenza n. 96/2017 pubbl. il 30/03/2017 RG n. 452/2015

ROMEO ROBERTO INAIL

Tribunale Ordinario di Ivrea

Sezione Lavoro LAVORO VERBALE DELLA CAUSA n. r.g. 452/2015 tra

ROMEO ROBERTO

ATTORE/I

INAIL

CONVENUTO/I

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL GIUDICE DEL LAVORO Dr. LUCA FADDA

Avv. R. AMBROSIO, C. GHIBAUDO e S. BERTONE Ricorrente

all’udienza del giorno 30.3.2017 nella causa civile pendente tra ROMEO Roberto

INAIL

contro

Avv. L. CLERICO

ha pronunciato sentenza con il seguente dispositivo

P.Q. M.

ogni altra domanda, eccezione e deduzione respinta, definitivamente decidendo:

A) in parziale accoglimento del ricorso, dichiara che Romeo Roberto è affetto da una malattia professionale che ha comportato un danno biologico permanente del 23% e, per l’effetto,

B) condanna l’Inail alla corresponsione del relativo beneficio a decorrere dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa, oltre agli interessi al tasso legale e l’eventuale maggior danno in misura pari alla differenza tra la rivalutazione monetaria e il tasso legale sui ratei maturati e non riscossi, a decorrere da a decorrere dal 121’ giorno dalla data della presentazione della domanda in sede amministrativa;

B) condanna l’Inail alla rifusione delle spese processuali sostenute da Romeo Roberto, che liquida in complessivi € 2.500,00 per compensi ed euro 43,00, oltre 15% per spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge, con distrazione delle stesse in favore degli avv.ti Renato Ambrosio, Stefano Bertone e Chiara Ghibaudo dichiaratisi antistatari;

C) pone definitivamente a carico dell’Inail le spese di CTU, come provvisoriamente liquidate in corso di causa.

Visto l’art. 429 comma 1 cpc indica in giorni sessanta il termine per il deposito della motivazione

Così deciso in Ivrea, il 30.3.2017

IL GIUDICE DEL LAVORO dott. Luca FADDA

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