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Lo sai che? Pescatore per hobby: va dichiarato il prezzo della vendita di pesci?

Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 aprile 2017

La domenica mi diverto a pescare sul lago qualche pesce di acqua dolce e a rivenderlo a clienti privati da me selezionati: devo indicare questi compensi nella dichiarazione dei redditi?

Innanzitutto chiariamo che la differenza tra pescatore hobbystico e professionale (imprenditore) è di 5 kg di pescato al giorno. Dunque sopra i 5 kg occorre munirsi di una partita iva e redditi di impresa ittica. Se, comunque, il pescatore professionista (con pescato superiore a 5 kg al giorno) incassa meno di 7000 euro anni di corrispettivi è esonerato dall’emissione della fattura o scontrino (chi compra, se è impresa, dovrà fare autofattura). Sotto i 5 kg al giorno, invece non c’è alcun obbligo se non quello di dichiarare un reddito diverso occasionale (quadro RL), dato dalla differenza fra corrispettivi e fatture di acquisti. Ma procediamo con ordine.

La legge consente, alla persona fisica, titolare di licenza di pesca [1], di esercitare con continuità in forma singola l’attività di pesca in ambienti marittimi o in acqua dolce. Questo lo rende però soggetto Iva in quanto esercita l’attività con continuità e in modo prevalente. Tuttavia, per una particolare disciplina del settore ittico, il pescatore è esonerato, per la vendita del pescato a privati, dall’obbligo di emettere ricevuta fiscale o scontrino fiscale e dall’annotazione nel registro dei corrispettivi, purché nell’anno solare precedente abbia realizzato o – in caso di inizio di attività – preveda di realizzare corrispettivi non superiori a 7mila euro, costituiti per almeno due terzi da cessioni di prodotti ittici [2]. Tali obblighi di certificazione e di registrazione scattano a partire dall’anno successivo a quello in cui è stato superato l’importo indicato, a condizione che non sia superato il limite di un terzo delle cessioni di altri beni.

In ogni caso, il fatto di essere esonerato dagli obblighi in materia Iva non esclude l’obbligo di indicare i proventi ricavati in dichiarazione dei redditi anche nel caso in cui il pescatore svolga l’attività in modo occasionale e hobbystico, ossia senza continuità e prevalenza. Difatti, anche il minimo ricavo va dichiarato al fisco e su questo si pagheranno le imposte sui redditi (Irpef). Diverso è il caso se il «pescatore per hobby» si limita a regalare il pesce pescato: in tal caso nessun obbligo fiscale gli compete.

note

[1] Art. 2 d.lgs. n. 4/2012: Pesca professionale

1.La pesca professionale è l’attività economica organizzata svolta in ambienti

marini o salmastri o di acqua dolce, diretta alla ricerca di organismi acquatici

viventi, alla cala, alla posa, al traino e al recupero di un attrezzo da pesca, al

trasferimento a bordo delle catture, al trasbordo, alla conservazione a bordo,

alla trasformazione a bordo, al trasferimento, alla messa in gabbia, all’ingrasso

e allo sbarco di pesci e prodotti della pesca.

2.Sono connesse alle attività di pesca professionale, purché non prevalenti

rispetto a queste ed effettuate dall’imprenditore ittico mediante l’utilizzo di

prodotti provenienti in prevalenza dalla propria attività di pesca ovvero di

attrezzature o risorse dell’azienda normalmente impiegate nell’impresa ittica,

le seguenti attività:

a)imbarco di persone non facenti parte dell’equipaggio su navi da pesca a

scopo turistico-ricreativo, denominata: «pesca turismo»;

b)attività di ospitalità, ricreative, didattiche, culturali e di servizi,

finalizzate alla corretta fruizione degli ecosistemi acquatici delle risorse della

pesca e alla valorizzazione degli aspetti socio-culturali delle imprese ittiche

esercitate da imprenditori, singoli o associati, attraverso l’utilizzo della propria

abitazione o di struttura nella disponibilità dell’imprenditore stesso,

denominata: «ittiturismo»;

c)la trasformazione, la distribuzione e la commercializzazione dei prodotti

della pesca, nonché le azioni di promozione e valorizzazione;

d)l’attuazione di interventi di gestione attiva, finalizzati alla valorizzazione

produttiva, all’uso sostenibile degli ecosistemi acquatici ed alla tutela

dell’ambiente costiero.

3.Alle opere ed alle strutture destinate all’ittiturismo si applicano le

disposizioni di cui all’articolo 19, commi 2 e 3, del testo unico delle disposizioni

legislative e regolamentari in materia di edilizia, approvato con decreto del

Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, nonché all’articolo 24,

comma 2, della legge 5 febbraio 1992, n. 104, relativamente all’utilizzo di

opere provvisionali per l’accessibilità ed il superamento delle barriere

architettoniche.

4.L’imbarco di persone di cui al comma 1, lettera a), è autorizzato

dall’autorità marittima dell’ufficio di iscrizione della nave da pesca secondo le

modalità fissate dalle disposizioni vigenti.

[2] Art. 4, co. 4, del Dlgs 4/2012 e art. 34, co. 6, del Dpr 633/1972.


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1 Commento

  1. La legge vieta assolutamente la vendita di pescato proveniente dalla pesca sportiva…vi consiglio di rivedere l’articolo

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