HOME Articoli

Lo sai che? Stranieri: se porto in Italia la famiglia mi spetta l’assegno familiare?

Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2017

Articolo di




> Lo sai che? Pubblicato il 5 giugno 2017

Lo straniero che viene raggiunto in Italia dalla famiglia ha diritto all’assegno per il nucleo familiare. Cos’è? E come ottenerlo?

Per sostenere le famiglie formate da più persone, i cui redditi non superano un certo ammontare (lo vedremo di seguito), l’Inps eroga una prestazione assistenziale – una somma di denaro – che viene anticipata mensilmente dal datore di lavoro in busta paga: si tratta dell’assegno per il nucleo familiare (Anf).

Anche gli immigrati hanno diritto a questa forma di sostegno [1]. In particolare, se lo straniero che già risiede in Italia viene raggiunto nel nostro Paese dalla sua famiglia, perché possa essergli riconosciuto l’assegno per il nucleo familiare, moglie e figli devono essere residenti nel territorio della Repubblica: per “territorio della Repubblica” si intende il luogo in cui queste persone hanno il centro dei propri legami affettivi, nel senso che in questa località si svolge la loro vita quotidiana di relazione [2]. In questo articolo cercheremo di capire se gli stranieri che portano in Italia la famiglia hanno diritto all’assegno per il nucleo familiare e che cosa fare a tal fine, esaminando una sentenza del Tribunale di Foggia [3].

La vicenda

Un uomo albanese sosteneva di avere diritto all’assegno per il nucleo familiare relativo al 2007 e chiedeva che l’Inps fosse condannato al suo pagamento.

Assegni per il nucleo familiare: cosa sono?

Prima di tutto cerchiamo di capire cos’è esattamente l’assegno per il nucleo familiare: come in parte anticipato, è una somma di denaro che viene erogata a carico dell’Inps, ma anticipata dal datore di lavoro, ogni mese, in busta paga. Gli assegni spettano alle famiglie dei lavoratori dipendenti ma anche ai pensionati presso gestioni dell’Inps e a chi fruisce di ammortizzatori sociali, come disoccupazione o cassa integrazione. La sua funzione è quella di:

  1. integrare il salario o la pensione dell’avente diritto;
  2. permettere di far fronte con più serenità alle spese derivanti dai carichi di famiglia

e, infatti, l’ammontare è differente a seconda del numero dei componenti e della loro particolare situazione (disabili, minori, ecc.). Sono i datori di lavoro a finanziare l’assegno per il nucleo familiare con il pagamento, da parte loro, di un contributo chiamato Cuaf (Cassa Unica Assegni Familiari) che versano insieme alla contribuzione mensile obbligatoria.

L’importo dell’assegno dipende da tre fattori:

  • il numero dei componenti della famiglia;
  • il reddito del nucleo familiare;
  • le fasce di reddito stabilite dalla legge.

L’assegno non spetta se la somma dei redditi da lavoro dipendente, da pensione o da altra prestazione previdenziale è inferiore al 70% del reddito complessivo del nucleo familiare.

Assegni per il nucleo familiare: chi ne ha diritto?

A decorrere dal 1° gennaio 1988 esso viene erogato a richiesta:

  • dei lavoratori dipendenti,
  • dei titolari di pensione e delle prestazioni economiche previdenziali derivanti da lavoro dipendente,
  • dei lavoratori assistiti dall’assicurazione contro la tubercolosi,
  • del personale statale in attività di servizio ed in quiescenza,
  • dei dipendenti e pensionati degli enti pubblici anche non territoriali [4].

Assegni per il nucleo familiare: come ottenerli?

Il lavoratore deve richiedere l’assegno per il nucleo familiare compilando un apposito modello.

Se il richiedente svolge attività lavorativa dipendente, la domanda va presentata al proprio datore di lavoro utilizzando il modello Assegni per il nucleo familiare/Dip (SR16). In tal caso, il datore di lavoro deve corrispondere l’assegno per il periodo di lavoro prestato alle proprie dipendenze, anche se la richiesta è stata inoltrata dopo la fine del rapporto, nel termine di prescrizione di cinque anni.

Se il richiedente è addetto ai servizi domestici, operaio agricolo dipendente a tempo determinato, lavoratore iscritto alla gestione separata o ha diritto agli assegni come beneficiario di altre prestazioni previdenziali, la domanda va presentata online all’Inps attraverso il servizio dedicato.

In alternativa, si può fare la domanda tramite:

  • contact center al numero 803 164 (gratuito da rete fissa) oppure 06 164 164 da rete mobile;
  • enti di patronato e intermediari dell’Istituto, attraverso i servizi telematici offerti dagli stessi.

Assegni per il nucleo familiare stranieri: come ottenerli?

Anche i cittadini stranieri di lungo periodo hanno diritto agli assegni per il nucleo familiare, indipendentemente dal fatto che coniuge e figli siano residenti in Italia o nel loro Paese d’origine. L’importante è avere la carta di soggiorno, il documento che permette ai familiari di un cittadino di un paese dell’Unione Europea o di un italiano di soggiornare in Italia anche per più di 3 mesi nel pieno rispetto delle leggi in materia di pubblica sicurezza e dopo aver dimostrato di avere tutti gli altri requisiti previsti dalla legge.

La sentenza che stiamo esaminando si occupa nella richiesta di assegno per il nucleo familiare da parte di uno straniero che viene raggiunto in Italia dalla famiglia: in termini tecnici si parla di ricongiungimento familiare che può essere richiesto – a determinate condizioni – dai cittadini stranieri regolarmente residenti in Italia per portare qui mogli, mariti e figli minorenni.

Secondo la legge, in questo caso, per poter ottenere la prestazione, occorre che i familiari dimostrino di essere residenti in Italia. Ma attenzione: non basta provare che si sono iscritti nei registri della popolazione residente nel Comune del capo famiglia ma che, in questo luogo, essi hanno il centro dei propri legami affettivi, nel senso che in tale località svolgono la loro vita quotidiana di relazione. Facciamo un esempio: un Albanese vive a Bologna regolarmente da lungo tempo e viene raggiunto, dopo aver sbrigato tutte le pratiche previste, dalla giovane moglie. Per ottenere l’assegno, alla moglie non servirà provare di avere la residenza a Bologna come il marito. Dovrà dimostrare che è Bologna il centro della sua vita e dei suoi affari: che, in altre parole, qui lavora, frequenta una scuola di italiano, va in palestra, cura la sua salute, ecc. A tal fine, ci si potrà servire di testimoni, si potranno esibire la buste paga dell’azienda italiana in cui presta sevizio, il certificato di frequenza della scuola, il tesserino della palestra o le ricette mediche italiane.

note

[1] Corte App. Brescia sent. del 20.04.2016.

[2] Cass. sent. n. 16795 del 25.08.2004.

[3] Trib. Foggia sent. 288 del 22.03.2017.

 

Fonte della sentenza: lesentenze.it


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI